INTERVISTA #24 // INFERNAL ANGELS: quando il primo sangue venne versato..

Chi segue la scena da tempo sa bene quanto gli Infernal Angels si siano dati da fare negli anni per ritagliarsi uno spazio nel black metal nazionale. Xes, unico membro fondatore del progetto (originario della Basilicata e oggi di base nelle Marche), ha tenuto alta la bandiera nei decenni successivi alla nascita di questa entità. Nel tempo, gli Infernal Angels hanno attraversato varie incarnazioni e molteplici cambi di line-up che ne hanno modellato il sound, mutando dal black metal dalle tinte sinfoniche degli esordi fino al sinistro e dissonante estremismo sonoro degli ultimi anni.
Ammetto di averli mancati al debutto con "Shining Light of Depravity" (originariamente intitolato Absum Lucem nei demo) e di averli scoperti solo con il successivo "Vigilia Secunda" del 2003. Da allora, però, li ho seguiti con costante interesse. Quando nel 2020 hanno dato alla luce "Devourer of God from the Void", il loro nome è risuonato finalmente con forza nell'underground black metal mondiale. I lavori successivi hanno ridefinito il genere in patria, portando la band all'apice della scena. È quindi con grande piacere che ho avuto la possibilità di scambiare le famigerate 'due parole' con la colonna portante del progetto.

Xes, grazie infinite per la tua disponibilità. Ho moltissime domande, ma partiamo subito dal nuovo lavoro "As The First Blood Fell". Sono passati tre anni dal predecessore, eppure la qualità è rimasta altissima: ci si ritrova tra le mani un disco che è il degno successore dei due capitoli precedenti. Cosa puoi dirmi a riguardo?
Xes Ciao Roberto e grazie a te: per tutta la passione che ci metti e che hai messo in decine di anni nel divulgare “il verbo del black metal italiano” in tutti i modi possibili. Dalle fanzine ai blog e alle etichette che hai avuto in tutti questi anni. La tua passione dimostra quanto viscerale sia il tuo amore per questa musica. Siamo noi a doverti dire grazie.
Ne approfitto anche per dimostrare, nuovamente, la mia e la nostra solidarietà per la censura becera e senza spiegazioni del canale YouTube del MDBI. Sono senza parole per questa mannaia che cala impietosa su progetti frutto di anni e anni di dedizione, a causa di algoritmi cervellotici legati al politicamente corretto che ormai ci hanno invaso e stanno ponendo barriere enormi sulla libertà artistica di molti musicisti e non.
Fatta questa doverosa premessa, rispondo volentieri alla tua domanda sul nostro nuovo album “As The First Blood Fell…”. Sono passati tre anni dall’uscita di “Shrine of Black Fire” e durante questo periodo ci siamo dedicati all’aspetto live. Abbiamo cercato di promuovere al massimo l’album: abbiamo fatto un tour europeo con i Patriarkh e suonato a parecchi festival con band di grande valore, come il Forest Fest, il Black Winter Fest, il Black Metal Invasion e via discorrendo.
Nell’ultimo anno, fra un live e un altro, abbiamo iniziato a lavorare sul successore. È stato un lavoro che ci ha molto impegnato; nonostante tutto segua un flusso lineare di naturale evoluzione, non ti nascondo che è stato molto probante. Ha assorbito moltissime energie mentali. Volevamo un disco che fosse l’evoluzione naturale di “Shrine of Black Fire”, ma allo stesso tempo volevamo qualcosa di profondamente diverso e non precostruito. Nel corso degli anni gli Infernal Angels non hanno mai fatto un disco uguale all’altro. Se per i primi tre album le motivazioni erano da ricercarsi anche nella continua facilità con cui cambiavano i membri della band — cosa che portava naturalmente a incorporare le influenze dei nuovi arrivati e quindi a cambiare approccio alle composizioni — da "Ars Goetia" il cuore compositivo della band è immutato. Apsychos e Nekroshadov ormai sono membri storici e le composizioni sono cresciute perché loro sono evoluti come musicisti. Poi, dal 2021, con l’ingresso di Asdreath, la band ha aggiunto ancora più stabilità e idee nel processo creativo.
“As The First Blood Fell…” è il primo album che ha visto l’intera line-up del disco precedente prendere parte alle registrazioni. Anche alla batteria abbiamo avuto la disponibilità di Postmortem che, nonostante fosse uscito dalla band da qualche tempo, ha accettato di registrare il nuovo album con entusiasmo e ha fatto, come sempre, un lavoro eccezionale; ne approfitto per ringraziarlo pubblicamente. Come dicevo, il nuovo lavoro è il successore naturale di “Shrine of Black Fire”, ma è arricchito da una maggiore consapevolezza delle nostre potenzialità e da una crescita artistica e spirituale di ognuno di noi. Il filo che unisce i due album è ben visibile e udibile, ma allo stesso tempo il nuovo materiale ha un impatto ritualistico e spirituale maggiore.
È un lavoro maturo e consapevole, ma non per questo più “comodo”. Al contrario, è probabilmente il disco che ci ha messi più a nudo. Abbiamo scavato più a fondo, sia musicalmente che concettualmente. Se “Shrine of Black Fire” era un’evocazione, una consacrazione al Fuoco Nero, “As The First Blood Fell…” rappresenta l’atto primordiale, il momento della frattura, la scintilla iniziale che genera il conflitto e quindi la trasformazione.
Musicalmente abbiamo spinto ancora di più sull’intensità emotiva, alternando momenti di furia oscura e insondabile a passaggi più solenni e ritualistici che evocano il Vuoto delle acque di Ain: quell’assenza primordiale che precede la luce, la forma e la stessa coscienza. C’è più dinamica, più profondità negli arrangiamenti, ma senza perdere quell’impatto diretto e feroce che ha sempre caratterizzato gli Infernal Angels. Le strutture sono forse più articolate, ma non c’è mai compiacimento tecnico: tutto è al servizio del messaggio, dell’atmosfera, della visione.
Anche a livello lirico il disco è più introspettivo e, al tempo stesso, più universale. Il “primo sangue” non è soltanto un’immagine violenta: è il simbolo della nascita della coscienza attraverso la rottura, dell’iniziazione attraverso il dolore, dell’affermazione della volontà contro ogni forma di imposizione. È un concept che si muove tra dimensione spirituale e dimensione archetipica senza mai scendere a compromessi. Credo che questo settimo album rappresenti un punto di consolidamento della nostra identità. Non è una rivoluzione forzata, ma una trasformazione naturale. È il risultato di anni di lavoro, di sacrifici, di cambiamenti e di crescita personale. È un disco che ci rappresenta pienamente, oggi. E se il sangue è caduto, lo ha fatto per sigillare un nuovo patto: con noi stessi, prima di tutto, e con chi continua a camminare al nostro fianco lungo questo sentiero oscuro.
Infine, nel disco abbiamo voluto inserire due collaborazioni che per noi hanno un significato preciso. Sono presenti come guest Omega dei Darvaza e Adramelech degli Inferno. Non si tratta di operazioni di facciata o di nomi messi lì per richiamo, ma di collaborazioni nate da stima reciproca e da una visione artistica affine. Entrambi hanno portato un contributo personale, coerente con l’identità del disco, senza snaturarne la direzione. Il loro intervento si integra in modo naturale all’interno del concept e ne amplifica alcune sfumature, mantenendo però intatta la nostra impronta. È stato uno scambio diretto, sincero e privo di sovrastrutture.
Secondo me le strutture di questo disco non sono necessariamente più articolate rispetto al passato, ma noto con piacere come il vostro approccio tecnico non sia mai fine a se stesso. Siete riusciti, a mio modo di vedere, a unire la direzione stilistica degli ultimi lavori con un impatto più diretto e fruibile. In fase di stesura dei brani, quanto è stato difficile capire quale direzione intraprendere e stabilire quale fosse la visione corretta da seguire?
Xes La direzione non è mai una scelta razionale. Come dicevo, non abbiamo mai deciso come dovesse suonare un nostro disco, ma è un flusso di energie che arriva come una sorta di richiamo. E quando il richiamo arriva, puoi solo decidere se rispondere o restare in silenzio.
Durante la gestazione di questo album non ci siamo chiesti quale forma dovesse avere, abbiamo piuttosto cercato di comprendere quali energie stessero confluendo nel processo. Ogni composizione è nata come un’apertura, una lacerazione nel tessuto ordinario della coscienza. Non era importante stabilire se fosse più articolata o più diretta: ciò che contava era la sua capacità di incarnare quella frattura.
La difficoltà è stata sostenere quella tensione senza addomesticarla. Quando lavori con certe energie, la tentazione di renderle “comprensibili” è forte. Ma il nostro compito non è tradurre l’Abisso in qualcosa di rassicurante ma è mantenerlo vivo, anche a costo di destabilizzare. Se l’impatto risulta più diretto è perché abbiamo lasciato emergere il nucleo rituale del suono.
Nonostante sia un lavoro stratificato, non lo abbiamo fatto per impressionare, ma per incidere le menti, come un sigillo tracciato nella carne. Ogni elemento è lì perché necessario al compimento dell’atto. La visione corretta non si stabilisce: si riconosce quando il brano inizia a respirare da solo. Quando senti che non stai più componendo, ma stai officiando.
In quei momenti capisci che la musica ha smesso di essere espressione e si è trasformata in strumento di attraversamento. "As The First Blood Fell…" è stato questo: un attraversamento consapevole della prima ferita, del primo atto di separazione. Non volevamo scrivere canzoni, volevamo riattivare una memoria primordiale.
Parli di questo lavoro come di un disco che ha portato a un "nuovo patto con voi stessi". Cosa senti che sia cambiato stavolta? È una consapevolezza dovuta alla maturità artistica del progetto o deriva principalmente da una crescita spirituale? Inoltre, dopo vent’anni di carriera, cosa è cambiato radicalmente nel vostro modo di intendere l'entità Infernal Angels?
Xes Il “nuovo patto” non è una formula. È una presa di coscienza maturata nel tempo.
All’inizio Infernal Angels era soprattutto urgenza: fame, rabbia, necessità di affermazione. C’era un impulso primordiale, quasi incontrollato, che trovava forma nella musica. Era istinto puro. Con il passare degli anni quell’istinto non si è spento, ma si è trasformato. È diventato più lucido, più consapevole. La maturità artistica ha sicuramente un ruolo, perché dopo vent’anni impari a riconoscere ciò che funziona davvero, impari a togliere, a non ripeterti, a non inseguire soluzioni facili, a rimetterti costantemente in gioco. Ma il cambiamento più profondo è spirituale. È nel modo in cui vivi l’entità. Oggi Infernal Angels non è qualcosa che “facciamo”. È qualcosa che incarniamo. Nel tempo si è formata una vera e propria egregora, alimentata da coerenza, sacrificio, dedizione. E quando un progetto raggiunge quel livello, non puoi più trattarlo come un contenitore creativo qualunque. Ti chiede allineamento. Ti chiede sincerità. Se provi a forzarlo o a piegarlo a logiche esterne, lo senti immediatamente. Quello che è cambiato radicalmente è proprio questo: non esiste più separazione tra dimensione artistica e dimensione personale. Non c’è una “fase Infernal Angels” e poi altro. Tutto confluisce nello stesso flusso. Ogni disco è una fotografia di dove siamo interiormente in quel preciso momento. Il nuovo patto è stato guardarci senza filtri e accettare che questa entità è cresciuta insieme a noi. Non abbiamo più bisogno di dimostrare nulla, né di estremizzare per affermarci. Se la musica è autentica, trova da sola la sua forza. Oggi siamo semplicemente più consapevoli di ciò che stiamo evocando e di conseguenza, del peso che comporta farlo.
Postmortem è tornato per le registrazioni di questo album: come si prospetta ora il futuro della band in sede live? Proseguirete con lui come session o cercherete un nuovo membro stabile che possa completare la line-up e arricchire il vostro sound con un input personale, proprio come ha fatto il vostro storico batterista?
Xes Postmortem è tornato esclusivamente per le registrazioni di “As The First Blood Fell…”, e il suo rientro ha avuto un significato preciso. Non è stato soltanto un contributo tecnico, ma un passaggio legato a una fase di crescita importante per la band sul piano musicale. Il suo apporto si inserisce in un periodo che ha rappresentato una maturazione concreta del progetto. Postmortem rimane quindi legato non solo a questo album, ma a una fase creativa in cui il suo talento ha contribuito in modo decisivo a consolidare la nostra identità. Per quanto riguarda la dimensione live, oggi la situazione è definita: alla batteria c’è Sathrath, musicista con un percorso solido e un grande talento, oltre che collaborazioni importanti in realtà storiche come Nocturnal Depression o nuove, come Patristic ed altri progetti. Il suo ingresso non è stato temporaneo né di circostanza. Ha compreso immediatamente l’attitudine e l’equilibrio necessari per interpretare il materiale dal vivo, contribuendo con personalità e precisione. Non cerchiamo semplicemente una figura di supporto per i concerti, ma qualcuno che sappia integrare competenza tecnica e sensibilità artistica all’interno della nostra visione. In questa fase la line-up è stabile e focalizzata, con ruoli chiari tra chi ha segnato il percorso recente e chi oggi ne garantisce la continuità sul palco.
Pensando alla natura ambivalente delle vostre opere: i dischi sembrano agire come istantanee liberatorie, frammenti che catturano un momento preciso della vostra storia, eppure, allo stesso tempo, son un'estensione organica, sia concettuale che spirituale, dell'essenza stessa della band.
Da un lato parliamo di un flusso primordiale e ininterrotto che esige uno sfogo immediato, dall'altro ogni "fotografia" sonora, una volta compiuta, viene quasi abbandonata al proprio destino, in un lavoro che vive in solitudine nella vostra discografia.
Come riuscite a far coesistere questa temporanea urgenza con la volontà di costruire un percorso da poter poi percorrere? In che modo la band concilia il paradosso di un'opera che è, contemporaneamente, testimonianza di un istante e tassello di un’evoluzione spirituale perenne?
Xes La nostra musica nasce sempre da una necessità. Non è pianificazione, non è strategia, guarda i tempi che intercorrono da un album all’altro, esclusi i primi tre album, puntualmente ogni tre anni esce materiale nuovo. Quando il flusso si manifesta e diventa troppo denso per essere circoscritto o arrestato bisogna dargli sfogo. Ogni album è, prima di tutto, uno sfogo rituale: la fissazione di un momento preciso del nostro cammino interiore, una sorta di ferita aperta che decide di prendere forma sonora. Anche se è una “fotografia” istantanea di un preciso momento, in realtà, è solo la superficie. Sotto “quell’urgenza” esiste una corrente più antica e ininterrotta che attraversa la nostra discografia, soprattutto a partire da “Devourer Of God From The Void”. Da quel momento in poi non componiamo mai “un disco” nel senso tradizionale del termine: evochiamo un sigillo. E ogni sigillo appartiene a un unico grande percorso iniziatico personale che portiamo avanti. Quando l’opus è compiuto, viene lasciato andare. Non per distacco o per prendere le distanze da quello fatto, ma per rispetto. Come ogni rito, una volta celebrato, deve vivere di vita propria. Non può essere trattenuto, né spiegato oltre ciò che è stato inciso nel momento della sua composizione/manifestazione. Il paradosso che descrivi non è una contraddizione: è la natura stessa del nostro cammino spirituale e, in generale, di ogni cammino occulto. Ogni album è una fotografia, sì, ma di un processo che non si interrompe mai. È un frammento autonomo e, allo stesso tempo, una tappa inevitabile di una trasformazione continua. E’ percorrere una via di mutazione. E ogni album è sia il passo che lascia l’impronta momentanea, sia il fuoco che spinge a compiere il successivo.

C'è tanta Qabbalah Ermetica nei vostri riferimenti occulti ed esoterici, così come una forte presenza di richiami alle tradizioni magiche occidentali. Come vi siete interessati a queste dottrine in primis e come, a distanza di tempo, il cammino ha preso forma davanti a voi? Esiste un movimento che si avvicina maggiormente a ciò che gli Infernal Angels evocano all'interno della propria visione?
Xes L’interesse degli Infernal Angels verso la Qabbalah Ermetica e le tradizioni magiche occidentali non nasce come un semplice riferimento culturale, ma come un’esigenza interiore che ha accompagnato il percorso della band, specialmente da un determinato periodo in poi, che coincide con l’uscita di "Ars Goetia". È stato un richiamo, più che una scelta, perché c’è la percezione e consapevolezza, che determinati sistemi simbolici non siano soltanto teorie o mappe metafisiche, ma strumenti vivi attraverso cui osservare e trasformare la realtà. I concetti legati all’Albero della Vita, alle emanazioni, alle forze opposte e complementari, così come le interpretazioni luciferiane della luce portata nella coscienza attraverso la ribellione e la conoscenza, hanno smesso di essere semplici riferimenti e sono diventati parte del linguaggio creativo e spirituale della band. Non si tratta di citazionismo, ma di interiorizzazione di archetipi che vengono metabolizzati e restituiti attraverso la musica e le liriche. La visione che emerge da “As The First Blood Fell…” riflette proprio questa sintesi, ossia, un percorso che attraversa il mito di Caino, l’idea di insurrezione contro l’ordine imposto, la caduta come atto di rivelazione e l’apoteosi attraverso l’auto-trascendenza. Sono temi che trovano risonanza in diverse correnti iniziatiche contemporanee, soprattutto in quelle che interpretano il luciferianesimo non come mera opposizione teologica, ma come principio di autonomia spirituale e di conoscenza attraverso l’esperienza diretta dell’abisso. Più che identificarsi con un movimento strutturato o con un’etichetta precisa, gli Infernal Angels riconoscono affinità con quelle realtà che concepiscono l’occulto come pratica viva, trasformativa e non dogmatica. In questo panorama contemporaneo, autori come Michael W. Ford, che conosciamo anche nelle vesti di leader dei Black Funeral e non a caso nostro ospite su “Shrine of Black Fire”, insieme a Sara Ballini del TOPH, hanno contribuito a sistematizzare e reinterpretare in chiave moderna molte delle tematiche luciferiane e cainite, offrendo una struttura teorica che ha influenzato diversi ambienti iniziatici e culturali. Allo stesso tempo, realtà come il TOPH rappresentano un esempio di continuità tra elaborazione filosofica e dimensione comunitaria, inserendosi in quella linea di ricerca che riflette sul simbolo di Lucifero come principio di conoscenza e autonomia spirituale. La vicinanza ad alcune correnti luciferiane moderne deriva da questa attitudine: mettere al centro l’individuo come soggetto attivo del proprio percorso, capace di attraversare simbolicamente morte e rinascita. A livello personale, questa inclinazione è sempre esistita come una sensazione profonda di attrazione verso certe energie e archetipi. Con il tempo si è strutturata in una consapevolezza più definita e in una ricerca disciplinata. Oggi non è più solo impulso, ma una scelta consapevole e integrazione tra pensiero e creazione artistica. In questo senso, la musica diventa non soltanto espressione, ma un vero rituale. Uno spazio in cui visione e trasformazione convergono.
Sviscerare certi concetti non è un'impresa semplice né immediata, e risulta ancor più difficile per i profani dell’occultismo e della filosofia esoterica. Alla luce di ciò, quanto la vostra musica è un’esigenza catartica interna alla band e quanto, invece, è pensata per essere comunicata a un pubblico esterno? Sembra esserci un conflitto tra la musica come mezzo di comunicazione e un concept come il vostro, che appare particolarmente criptico ed elitario. Come vivete questo paradosso? Da un lato rituale personale, dall'altro prodotto discografico per un pubblico più ampio.
Xes Guarda Rob, semplicemente io non penso che esista alcun conflitto o paradosso. Provo a spiegarmi meglio. La nostra musica, in primis, come dicevo anche prima, nasce come necessità interiore. Non come scelta estetica e men che meno come strategia comunicativa, ma è un atto di combustione. Un processo alchemico che avviene prima ancora che qualcuno possa ascoltarlo. In questo senso, si, è profondamente catartico, perchè ogni composizione è un varco, ogni parola è una formula, ogni suono è un sigillo infranto. Se non fosse prima di tutto un rituale reale per noi, sarebbe solo qualcosa di sterile. E ciò che è sterile non genera potere. Ma il rituale, per sua natura, non è mai soltanto individuale. Anche l’atto più solitario è puo’ divenire un’onda che si propaga. Quando incidiamo un disco, non stiamo “semplificando” e nemmeno ci interessa farlo, un contenuto per renderlo fruibile. La rendiamo accessibile a chi possiede la chiave, non a chi cerca intrattenimento. L’occultismo non è elitario per volontà di escludere. È elitario perché richiede una soglia. Non tutti desiderano attraversarla. Non tutti sono disposti a pagare il prezzo della comprensione. In questo senso la musica è un ponte. Non comunichiamo concetti nel senso didascalico del termine. Non spieghiamo. Non traduciamo. Offriamo simboli, tensioni, stratificazioni. Chi ascolta può fermarsi alla superficie sonora e va bene così, ma chi vuole vi si può immergere. La profondità e l’approfondimento sono una scelta. Il “prodotto discografico” è solo il contenitore materiale di un’operazione spirituale. La differenza sta nell’intenzione. Se l’intenzione è autentica, il supporto non la tradisce. Anzi, la amplifica. Non viviamo questo come un paradosso, ma come una polarità necessaria, che diviene rituale interno e manifestazione esterna come due facce della stessa corrente. Senza l’una, l’altra non avrebbe direzione. Senza l’altra, l’una resterebbe incompiuta. In poche parole, noi, non vediamo il nostro lavoro come volutamente criptico o elitario. Non scriviamo per escludere, ma allo stesso tempo non la facciamo per spiegare o fare proselitismo. La nostra musica funziona su più livelli: si può ascoltare come un disco di black metal con una forte identità atmosferica e concettuale; oppure si può approfondire il retroterra filosofico e simbolico. Chi desidera farlo trova degli strumenti. Chi non lo desidera può comunque vivere l’esperienza emotiva. Semplicemente non cerchiamo consenso, ma nemmeno isolamento. Cerchiamo coerenza. Se quella c’è, il resto trova il proprio equilibrio.
Come si manifestano questi aspetti nell'immagine della band? Mi riferisco sia alle copertine, particolarmente ricercate e dense di significato, sia alla fotografia che viene poi trasposta nella dimensione live. Inoltre, qual è stata l’idea alla base dell’artwork di 'As The First Blood Fell'?
Xes L’immagine della band non è mai semplice estetica. È un’estensione del rituale. Le nostre copertine, specialmente le ultime tre, contando anche “As The First Blood Fell…”, sono anch’esse evocazioni facenti parti del rituale. Non raccontano una scena, ma aprono una soglia. Sono costruite come sigilli, come condensazioni simboliche di un atto magico. L’immagine deve funzionare come funziona un rito, non deve spiegare, ma attivare. La fotografia che poi trasportiamo nella dimensione live nasce dallo stesso principio. Sul palco non “suoniamo” soltanto. Entriamo in uno stato di trance controllata. È una sospensione dell’io individuale. L’identità personale si dissolve per lasciare spazio a qualcosa di più arcaico, più profondo e tutte quelle energie, che spingono per uscire, alla fine prendono il sopravvento, diventando invocazione. L’immagine diventa il primo passo della possessione, il live è il suo compimento.
Per quanto riguarda l’artwork di "As The First Blood Fell", l’idea alla base non era narrativa ma archetipica. Il sangue, punto cardine dell’opera, non è rappresentato come semplice violenza, ma come frattura cosmica. È il momento in cui l’ordine si incrina. Il primo sangue versato non è solo un omicidio è la rottura del patto originario, l’apertura di una ferita metafisica. In chiave simbolica, la figura di Caino non è trattata come personaggio storico o biblico, ma come principio. È il gesto della ribellione primordiale. È l’atto con cui la coscienza si separa dall’obbedienza cieca. Il sangue che cade è la materia che sigilla questa separazione. È rottura, ma anche passaggio. Nell’artwork, realizzato da Raoul Mazziero (View from the Coffin), il rosso domina come elemento vivo, pulsante. Non è semplice colore, ma campo energetico. È il caos che si apre. La forma bianca centrale sembra è un vero e proprio sigillo che si genera dall’esplosione stessa, come se la ferita producesse un simbolo, una nuova geometria dell’esistenza. Il bianco che irrompe nel rosso può essere letto come la traccia dell’atto, l’impronta dell’evento primordiale. Non è una figura definita, ma qualcosa di più astratto: un’entità che emerge dal trauma cosmico. La morte del “primo morto” non è la fine, ma l’inizio di una consapevolezza separata. È il fallimento dell’ordine imposto e la nascita dell’individualità. La ferita, quindi, non è solo distruzione: è apertura del Sitra Achra, passaggio verso l’Altro Lato. È il momento in cui il caos smette di essere esterno e diventa interno.

Esiste un filo conduttore tra tutti i brani del disco? Esiste una storia, un'esposizione unica che connetta tutto in maniera organica e discorsiva? Oppure ci troviamo davanti a brani che concettualmente — e quindi dal punto di vista dei testi — vanno potenzialmente interpretati e assorbiti individualmente?
Xes Esiste un filo conduttore, ma non nel senso di una narrazione lineare nel significato più comune del termine. In "As The First Blood Fell…" ogni brano è come una stazione di un unico rito. Non raccontiamo una storia con un inizio, uno sviluppo e una conclusione nel senso tradizionale: piuttosto abbiamo costruito una traiettoria spirituale, una discesa progressiva nelle regioni più oscure della coscienza e del mito. I brani possono certamente essere ascoltati e interpretati individualmente, perché ognuno di essi incarna un’immagine, un simbolo o un momento preciso della visione che attraversa il disco. Tuttavia, quando vengono percorsi nella loro successione naturale, rivelano qualcosa di più. Come qualcosa che si dispiega gradualmente, passo dopo passo. Questo vale non solo dal punto di vista lirico, ma anche musicale. Ogni composizione possiede una propria identità e una propria atmosfera, ma allo stesso tempo è stata concepita come parte di un flusso più ampio, tutte le dinamiche seguono una progressione emotiva precisa, come se ogni brano preparasse il terreno al successivo. In questo senso, la musica stessa diventa veicolo del rituale, accompagnando l’ascoltatore sempre più in profondità. Il sangue che cade nel titolo dell’album non è soltanto un’immagine evocativa, come dicevo è l’atto primordiale che apre il varco. Da quel momento in poi, ogni traccia rappresenta una fase di questo attraversamento, una contemplazione dell’abisso, della colpa, della trasformazione e della conoscenza proibita. Potremmo dire che i brani sono frammenti di un unico grimorio: ciascuno possiede un proprio potere, ma soltanto quando le pagine vengono percorse nell’ordine corretto si manifesta pienamente il rituale che li lega. È quindi “As The First Blood Fell”, puo’ essere sia una raccolta di visioni autonome e allo stesso tempo un’unica invocazione che prende forma lentamente lungo tutto il percorso del disco.
Gli Infernal Angels risultano essere un progetto che, senza dubbio alcuno, necessita a parer mio di un supporto che vada oltre il mero aspetto musicale. Come dicevi, un fruitore di black metal o musica estrema potrebbe semplicemente soffermarsi sulla musica, ma c'è tanto di più! Come si allinea, quindi, il lavoro della label con la promozione non solo della musica, ma anche di ciò che si cela dietro quell'aspetto?
Xes Prima di tutto bisogna dire che il ruolo di una label rimane quello di fare bene il proprio lavoro, cioè: produrre, distribuire e promuovere la musica nel modo più efficace possibile. Nel nostro caso la collaborazione con Immortal Frost Productions funziona proprio perché parliamo di una realtà che conosce molto bene il mondo dell’underground black metal e sa come muoversi al suo interno. Nel corso degli anni la label ha costruito una rete solida fatta di distribuzione, promozione e presenza nella scena, lavorando con molte band della scena internazionale e pubblicando album di grandissima qualità. Per una band come gli Infernal Angels, questo significa poter contare su un supporto concreto, ossia di una label che si occupa della diffusione del disco, della distribuzione e della promozione all’interno della scena, permettendo alla musica di raggiungere il pubblico giusto. Poi è chiaro che nel nostro caso esiste anche un concept, un immaginario e un certo tipo di visione dietro ai brani, e chi vuole approfondire può farlo, ma la base rimane sempre la stessa: la musica deve arrivare alle persone. E da questo punto di vista possiamo dire che con Immortal Frost Productions abbiamo trovato una realtà che sa perfettamente come farlo.
Cosa dobbiamo aspettarci dalla band all'uscita di questo nuovo lavoro? Avete giá in delle date o eventi live in programma?
Per quanto riguarda i live, abbiamo tre date già confermate in Italia, con un quarto show in attesa di conferma, saranno tutti una sorta release party tra fine maggio e agosto. Stiamo inoltre valutando ulteriori date e, se possibile, un tour europeo per diffondere queste vibrazioni rituali oltre i confini italiani.
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