INTERVISTA #23 // MINERVIUM: un'intervista postuma..

Vi è mai capitato di ascoltare un demo o un lavoro di debutto e rimanere profondamente colpiti dal fascino di certe composizioni?
Questo è stato ciò che ho provato all'ascolto di "Eterno e Omega" nel lontano 2018, anno in cui i Minervium venivano a galla con il loro stupendo debutto.
Provenienti da Catanzaro, i nostri vedevano la collaborazione di artisti decisamente non alle prime armi e che, chiaramente, trovavano modo di rilasciare un disco splendido a cavallo tra black metal atmosferico e scuola italiana. Un progetto che ancora oggi, dopo tanti anni, riesce a darmi i brividi e che ho voluto contattare per poter parlare del loro debutto, ma anche di cosa sia poi successo negli ultimi otto anni. Eccovi quindi la mia intervista con Antonius Pan, chitarrista e fondatore della band.

Antonius, ben trovato e grazie infinite per la disponibilità.
Domanda di rito: per chi ancora oggi non conoscesse o non avesse mai sentito parlare di questa tua band, chi sono/erano i Minervium e com'è nata la band?
Antonius Pan Prima di tutto, grazie a te per questa occasione. I Minervium sono una band black metal calabrese, fondata da me e da Angelo Bilotta (storico batterista degli Iter Charontis). Dico “sono” perché, nonostante la lunga pausa, stiamo per tornare con due pezzi inediti registrati nel 2019 e ci stiamo preparando con nuovo materiale che speriamo di far uscire il prima possibile. Purtroppo diverse problematiche ci hanno fermato a lungo, ma ora vorremmo riprendere con una certa continuità.
La band nasce da un incontro fortuito con Angelo: era un Ferragosto del 2009, credo, ed ero ancora un adolescente di circa 18 anni. Ci trovavamo in montagna, vicino al mio paese, in una zona chiamata “Località Schiavi”. Si dice si chiami così perché attraversata da Spartaco e dagli schiavi che si ribellarono a Roma.
Grazie al mio zaino di scuola, pieno di scritte di band black metal — ricordo ancora quella degli Emperor fatta con il bianchetto — avevo attirato l’attenzione di Angelo, che chiese a un amico in comune di chi fosse. Da lì è nata la nostra amicizia. Inizialmente abbiamo cominciato a suonare per puro divertimento, ma successivamente, vista la passione comune, abbiamo deciso di dar vita a un progetto black metal. La svolta è arrivata provando nella sala di Gianluca Molè, punto di riferimento della scena metal in Calabria, tra i fondatori dei Glacial Fear e dei Lupercalia, e tra gli organizzatori del Calabrian Metal Inferno, che decise di darci una mano con il basso e durante le sessioni in generale.
Da dove arriva il nome Minervium?
Antonius Pan Stavamo cercando un nome che fosse legato alla nostra cultura, storia o tradizione, qualcosa che potesse dare un senso di identità. Una delle tanti aspetti che ho sempre amato del black metal, infatti è il fatto che ciò che conosco della Norvegia a livello culturale o storico è merito di molte black metal band norvegesi. L'idea era quella di trovare un nome che richiamasse la Magna Grecia o l'Antica Roma. Inizialmente abbiamo pensato di chiamarci Skylletion, come l'antica colonia greca situata vicino l'odierna Catanzaro, oppure Scolacium, come veniva chiamata nel periodo romano. Alla fine abbiamo scelto Minervium, sia per il riferimento al culto della Dea presente all'epoca nella colonia, sia perché il riferimento alla dea Minerva richiama Roma e la Grecia. In base alle ricerche che ho fatto, Minervium significa 'tutto ciò che riguarda Minerva' o 'pertinente a Minerva'."
Come siete arrivati a comporre, registrare, stampare e poi distribuire "Eterno e Omega"? Se non sbaglio la band veniva creata nel 2016 ma ci vollero poi circa due anni prima che il vostro debutto vedesse la luce.
Antonius Pan Per quanto riguarda la lavorazione di "Eterno e Omega", Angelo ed io avevamo fin da subito l'intenzione di formare una band, ma abbiamo iniziato a pensarci seriamente solo in un secondo momento. Inizialmente avevamo valutato l'idea di cercare altri membri, ma poi abbiamo deciso di proseguire da soli, prendendoci tutto il tempo necessario. Una volta definito lo scheletro di tutti i brani, abbiamo iniziato a provare nella sala di prove di Gianluca che, notando l'assenza basso, decise di aiutarci: noi accettammo ovviamente con grande piacere. A quel punto mancava solo la voce. Chiedemmo quindi a Vulr, già apprezzato nel suo progetto Skialykon, di collaborare con noi. Dopo aver registrato i pezzi nello studio di Gianluca, inviai i testi a Vulr, all'epoca molto distante da noi, e registrò le parti vocali. L’album, inizialmente uscito solo in digitale, ha poi visto la luce in formato fisico: in CD grazie alla Narcoleptica Productions, in una versione tape prodotta da Gianluca stesso e una seconda versione tape curata dalla thailandese Slava Productions.

Quanto è importante per voi l'appartenenza alla vostra terra? Possiamo considerare i Minervium un progetto di natura identitaria, o si tratta piuttosto di un interesse secondario volto a replicare in chiave locale quel senso di appartenenza che il genere ha sviluppato originariamente in Norvegia e in altre nazioni?
Antonius Pan È importante, ma non rappresenta il fulcro del progetto Minervium, non si limita a sottolineare le nostre origini, ma invoca anche epoche di cui ormai restano solo rovine, descrive un profondo malessere che porto dentro da sempre. La Calabria, come tutto il Sud d’altronde, sta scomparendo anno dopo anno; il paese in cui sono cresciuto ha perso metà degli abitanti, così come tutti i piccoli centri. Io stesso, per motivi di lavoro, mi sono trasferito in Piemonte. Non so cosa accadrà tra vent'anni, ma sono molto pessimista.
Non mi sono mai vergognato della mia terra, ma nei testi di "Eterno e Omega", specialmente in "Invocando il Passato", si parla di una gloria perduta, di un momento storico in cui questa regione prosperava: la Magna Graecia e il periodo romano. Quando sento parlare della Calabria ci si riferisce quasi sempre al cibo, al mare o alla montagna; non si parla mai di storia e cultura, come se la nostra terra dovesse diventare esclusivamente una meta di villeggiatura estiva.
Quindi, per rispondere alla tua domanda, per me è fondamentale l'appartenenza identitaria ma è legata ad un passato ormai remoto. Ovviamente qui si aprirebbe il discorso delle 'false illusioni' teorizzato da Ugo Foscolo, perché alla fine tutto questo sentimento di identità non è altro che un illusione per non cadere nel nichilismo.
Credi sia stato fondamentale avere dei "veterani" in formazione per sviluppare le composizioni in modo adeguato, valorizzando la musica sia in termini di maturità che di professionalità?
Antonius Pan Assolutamente sì. Devo ringraziare Angelo, che ha creduto in me fin dall'inizio, e successivamente Gianluca, che dopo averci ascoltato ha deciso di fare le parti di basso e di registrarci l'album. I Minervium rappresentano in assoluto la mia prima esperienza musicale.
Essendo i Minervium la tua prima esperienza, seppur supportata da musicisti esperti, quanto del sound finale è frutto della tua visione pura e quanto è stato plasmato dall'esperienza di Angelo e Gianluca? C'è stato un momento in cui la loro professionalità ha cambiato radicalmente la direzione di un brano che avevi immaginato?
Antonius Pan Tutte le parti di chitarra presenti in "Eterno e Omega" sono mie, così come i testi. La batteria è interamente opera di Angelo, mentre le parti di basso sono di Gianluca. Abbiamo lavorato insieme e ognuno ha svolto il proprio compito fidandosi dell'altro. Solo in fase di registrazione Gianluca ha guidato il processo dandoci consigli sui suoni - ad esempio, la parte di chitarra pulita in "Cenere", con l'effetto eco, è stata una sua idea. Per quanto riguarda la voce, anche se avevo dato indicazioni a Vulr su come interpretare i brani, ha avuto la libertà di apportare modifiche per adattarle meglio al suo stile.V
Quanto, nelle vostre composizioni, è frutto di influenze musicali esterne e quanto, invece, è il risultato di un lavoro più profondo e intimo che vi ha spinto a esplorare i vostri limiti artistici?
Antonius Pan Non saprei indicare con precisione quanto e quali siano state le influenze esterne: ascolto così tante band, black metal e non, che potrebbero essere state moltissime. Per quanto possa sembrare banale, posso dire con certezza che gruppi come Burzum, Mayhem, Darkthrone e soprattutto gli Emperor sono presenti per forza.
Potrebbe esserci anche qualcosa al di fuori del metal, visto che amo molto tutto quel filone darkwave anni '80. Sono un fan sfegatato dei Death in June e di tutto il genere chiamato neofolk, così come del grunge anni '90 (Alice in Chains, Stone Temple Pilots). Ci saranno sicuramente anche i The Cure o gli Ultravox, che ascolto fin da piccolissimo perché avevo le audiocassette di mio padre, insomma, può esserci di tutto.
Per quanto riguarda invece le influenze interne, nate dall'intimo, quelle sono state fondamentali, ho cercato di tradurre in musica tutto il malessere e l'odio che provo quotidianamente, le notizie del giorno, il degrado della mia terra, qualsiasi cosa può essere stato frutto di ispirazione anche una semplice camminata in solitudine o guidare in tarda notte per le strade di montagna delle mie zone dove i pensieri si manifestato con prepotenza nella testa. Ho pensato a come dovesse suonare un determinato sentimento, in alcuni casi è stato particolarmente impegnativo trovare il riff giusto, in altri è avvenuto in maniera spontanea.
A mio parere, i Minervium hanno riscosso un notevole successo pur essendo al debutto. Era qualcosa che avevate previsto? Avevate già percepito il potenziale del disco, o l'accoglienza ricevuta è stata una sorpresa? Quali sono stati i riscontri principali finora?
Antonius Pan Sono molto contento che il lavoro sia stato apprezzato, per noi è stata una vera sorpresa, non eravamo preparati. Ci sono così tante band oggi, molte delle quali validissime, che riuscire anche solo a farsi notare è diventato difficilissimo. In "Eterno e Omega" abbiamo creduto fin da subito, ma non ci aspettavamo un simile entusiasmo, le recensioni che ho letto sono state tutte molto positive. Le uniche critiche riguardavano il fatto che non proponiamo nulla di particolarmente innovativo, ma direi che per un debutto va benissimo così anche perché non siamo andati a ricercare nessuna innovazione. Dovevo esprimere un sentimento come l'odio e la disillusione e il black metal era il linguaggio più corretto per farlo.

Hai menzionato il tuo trasferimento in Piemonte e, da emigrato, capisco bene il senso di disillusione di cui parli. Quanto di quel sentimento era già presente prima della tua partenza? Pensi che i Minervium abbiano in qualche modo influenzato la tua decisione, fungendo da "presa di posizione" necessaria per questo passo importante della tua vita?
Antonius Pan Il senso di disillusione, presente ormai da molti anni, è andato sempre crescendo, ultimamente stavo quasi sviluppando un senso di odio verso il paesino in cui sono cresciuto, specialmente rendendomi conto che sperare in un cambio di rotta è, al momento, utopico. Tempo fa ne parlavo con un amico trasferitosi molto prima di me e mi spiegava come, anno dopo anno, si smorzi l’entusiasmo nel tornare per le vacanze, finché non smetti di vedere come 'casa' il posto in cui sei nato. Credo che tutto ciò sia causato anche dalla rabbia di assistere alla decadenza di un territorio che rappresenta, nel bene e nel male, la nostra identità.
Il discorso cambia quando visito le antiche rovine menzionate nei Minervium, è qui che si spiega perché mi sento 'vivo tra i morti e morto tra i vivi', come recita il testo di Invocando il passato. Mi sento morto in una società che ha perso ogni contatto con la tradizione, che vive un presente incerto e non ha futuro. Mi sento invece vivo nel vedere ciò che è stato grande, che ha fatto la storia e che mi rende orgoglioso di poter dire 'Io abito dove fioriva la Magna Graecia'. I Minervium non hanno influenzato la mia scelta di partire, mi sono però chiesto: 'Come posso parlare di orgoglio greco-romano se me ne sono andato?'. La risposta è che non ho mai rinnegato la mia identità e quindi non ho nulla di cui rimproverarmi.
I Minervium preservano e glorificano il passato o ne celebrano il funerale, accettando che le rovine non verranno mai ricostruite, ma diventeranno presto semplici macerie?
Antonius Pan I Minervium vorrebbero preservare il passato, ma la dura realtà è che ne celebrano il funerale; o forse, sarebbe ancora più corretto parlare di una semplice adorazione dei morti. Vivo un conflitto interiore, vorrei avere quella speranza che permette di credere nel futuro, ma so già che si tratta di un'autoillusione per non accettare la verità. Le rovine, in molti casi, sono già macerie. È qui il riferimento alle 'foscoliane' illusioni che mi avevano affascinato fin dalle scuole superiori. Per sopportare questa triste consapevolezza, mi rifugio in fantasie fatte di glorie e speranze inutili. La sensazione che provo è quella di assistere al tramonto di un'epoca millenaria, e ciò non vale solo per la piccola realtà in cui sono cresciuto. Credo di provare lo stesso sentimento di una persona anziana che ripensa al passato: tutto corre così velocemente che il mondo della mia infanzia è ormai solo un ricordo di cui non è rimasto nulla. In tutto questo non c'è nessun attacco al progresso scientifico che è giusto che prosegua senza barriere.
Quali aspetti del guidare di notte o del camminare in solitudine pensi ti offrano maggiore ispirazione, e come riesci poi a trasporre quelle sensazioni nella musica?
Antonius Pan L’ispirazione musicale non nasce esclusivamente da questi due episodi che ho citato, ma rappresentano quelli che mi permettono di isolarmi e liberare la mente. Nonostante mi consideri una persona socievole, ho sempre ricercato la solitudine come strumento di introspezione. È nel silenzio che riesco a riordinare i pensieri, riflettere o semplicemente distendere i nervi. Spesso se trovo difficoltà a trovare il riff giusto o le parole per un testo scelgo di prendere una pausa. Una camminata o un giro notturno in auto sono essenziali per ritrovare la giusta ispirazione.
Per quanto riguarda i testi: potresti parlarci dei brani e raccontarci di cosa trattano le canzoni, facendo un track-by-track?
Antonius Pan Certamente! La prima traccia, "Il canto del mare", è praticamente la parte iniziale di "Invocando il passato", ma abbiamo preferito dividerla per dare più respiro all’album e perché ci tenevo che ci fosse un’intro, una presentazione del progetto Minervium. Si intitola così perché ho immaginato il Mar Ionio che, attraverso il suono delle sue onde, narra di tempi remoti, il tempo in cui sbarcarono gli antichi Greci, l’epoca in cui ebbe inizio Skylletion.
La successiva "Invocando il passato" si ricollega al discorso fatto nelle precedenti domande, si invoca un passato glorioso per fuggire temporaneamente dal presente e per darsi forza e speranza nell'affrontare un futuro incerto e sempre più distopico. Si invoca un uomo di cui ho lo stesso sangue, ma a me sconosciuto, che ho idealizzato nella mia guerra personale contro questa società. È un'illusione dove però c’è sempre un briciolo di verità, visto che antiche tradizioni, parole del mio dialetto e il mio stesso cognome provengono da termini greci, parole sopravvissute a millenni di storia, ma che stanno per morire ed essere dimenticate nel futuro prossimo.
Il testo di "Cenere", invece, è nato da un senso di frustrazione che io ed Angelo abbiamo provato nel vedere, ogni estate, bruciare molte zone delle nostre montagne a causa di incendi dolosi, una ferita enorme in una terra come la nostra, già martoriata da mille problemi e disgrazie. Alla fine del testo, comunque, c’è spazio per la speranza, ricollegandosi al concetto di rinascita dalle ceneri, proprio come la mitologica Araba Fenice.
"Eterno e Omega", che dà il titolo all’album, è il testo più complesso, ho cercato di unire il concetto filosofico dell’eterno ritorno di Nietzsche con l’Alfa e l’Omega contenuti nell’Apocalisse di Giovanni. L’eterno ritorno spiega come gli eventi della storia si ripetano ciclicamente lasciando l’uomo inerme, non c’è un inizio o una fine, ma un ciclo che continua all’infinito. Dio, definendosi l’Alfa e l’Omega (l’inizio e la fine) rappresenta anch'egli l’eterno, colui che è sempre stato, per il quale non esistono i concetti di vita o morte e la cui essenza è, appunto, un eterno ritorno. Il titolo è "Eterno e Omega" perché, sebbene gli eventi si ripetano periodicamente, ogni nostra vita, per quanto simile a quella di un antenato o di chi deve ancora nascere, non sarà mai uguale a un'altra. L’esistenza di ogni essere umano è unica ed eternamente finita, proprio come l’Impero Romano o le poleis degli antichi Greci, gli eventi tornano, ma la forma individuale si dissolve per sempre.
"Interitus" è il pezzo finale, ma non è un semplice outro. Il significato di questa parola, che deriva dal latino, può essere a seconda del contesto: fine, morte o distruzione. Musicalmente il brano riprende gli accordi delle prime due tracce proprio per richiamare l’eterno ritorno, il serpente che si morde la coda, dopo la fine ci sarà un nuovo inizio, dopo la distruzione si ricostruisce e dopo la morte si rinasce.
C’è una profondità concettuale enorme in tutto questo, qualcosa che forse risulta “poco Black Metal” nel senso più classico del termine. Come vedi quindi Minervium all’interno di un contesto musicale estremo più ampio? Lo consideri un progetto estremo con molto da dire, che per natura va oltre i canoni del genere e quindi in qualche modo postumo al Black Metal?
Antonius Pan Grazie per le tue belle parole. Sì, sono d’accordo: se paragonati al senso più classico del genere risultiamo “poco Black Metal”, ma allo stesso tempo nemmeno poi così tanto. Alla fine credo che il nostro sia stato un percorso naturale, direi quasi inevitabile.
La fascinazione che ho per questo genere — uso questo termine per spiegare che è qualcosa che va oltre la semplice passione o il passatempo — non è svanita con la fine della mia adolescenza. Questo perché sia alcuni dei gruppi storici, sia diverse band successive a quelle norvegesi, sono maturate con gli anni. Quella che era una ribellione contro il cristianesimo e contro la società moderna globalizzata (per citare due dei temi principali) non è stata fine a se stessa come il punk (genere che apprezzo, tra l’altro).
Dall’attacco alla religione è nata la voglia di riscoprire le tradizioni precristiane europee; in contrapposizione al globalismo, si è sviluppato un senso d’orgoglio per la propria terra d’origine, rivendicandone l’appartenenza. Tutto questo è stato un grande bagaglio culturale per me: mi sono sentito riconosciuto e rappresentato dalla musica e dai testi di molte band che ascolto tuttora.
I Minervium hanno ancora molto da dire e, per forza di cose, vanno oltre il Black Metal. I tempi sono cambiati molto velocemente: io non sono più un adolescente e, anche a livello musicale, ascolto molti altri generi musicali.
Molte scelte attuali sarebbero potute essere diverse se "Eterno e Omega" fosse uscito con dieci anni di anticipo; io e Angelo abbiamo unito due stili differenti: il suo, legato a un Black Metal più anni '90, e il mio, indirizzato verso una corrente più recente. Ci sarebbe anche il desiderio — per quanto utopico — di provocare un certo risveglio culturale o, quantomeno, d’orgoglio; ma rimarranno soltanto delle fantasticherie irrealistiche.
Potresti dirmi di piú rispetto a questo tuo ultimo punto? "Ci sarebbe anche il desiderio — per quanto utopico — di provocare un certo risveglio culturale o, quantomeno, d’orgoglio.." Spiegami cosa intendi per risveglio culturale e sentimento d'orgoglio. In quale contesto in relazione alla tua/vostra musica?
Antonius Pan Ovviamente non penso che sia possibile farlo solo con i Minervium, anche se per me sarebbe un traguardo bellissimo; più che altro, mi piacerebbe riuscire a essere la scintilla capace di innescare una reazione a catena. Il black metal, che in origine era dissacrazione e opposizione ai valori convenzionali, ha successivamente proposto una soluzione, un'alternativa: al posto del cristianesimo o delle altre religioni monoteiste, ha promosso la riscoperta delle tradizioni precristiane; al posto del globalismo, ha proposto la tradizione, e così via.
Il risveglio culturale e l’orgoglio di cui parlo si riferiscono alla nostra storia e alla nostra filosofia. Molta gente (non tutti) cerca soluzioni e si interessa a tradizioni e culture orientali solo perché di tendenza, ignorando completamente lo stoicismo romano o i grandi filosofi greci. Si desidera scoprire il mondo, ma spesso si ignorano eventi storici rilevanti accaduti a pochi chilometri da casa; insomma, il mio desiderio è quello di una riscoperta della nostra storia e della nostra identità. Io stesso cerco di porre rimedio a questa lacuna da molto tempo.
Guardando all’impoverimento culturale italiano, purtroppo, penso sia davvero difficile riuscire a vivere questo risveglio. Personalmente, credo che la tendenza — o il maggior interesse — verso culture aliene alla nostra, piuttosto che la valorizzazione delle proprie tradizioni, sia una vera e propria piaga. Vuoi per il fenomeno della globalizzazione, vuoi per un vero e proprio meccanismo che mira alla rimozione forzata delle identità locali, purtroppo ogni volta che si parla di certi argomenti si sfiora, più o meno volutamente, anche un discorso di natura socio‑politica come quello nazionalista. Pensi che ci sia stato, per Minervium, in maniera forse equivoca, questo tipo di accostamento, visto il tuo punto di vista?
Antonius Pan Ovviamente, come ho già detto, il mio è solo un sogno che non potrà mai realizzarsi, sarei presuntuoso e persino ridicolo a crederci anche solo un minimo. Per il resto, non posso che concordare con quanto hai detto. Ben vengano lo studio e l’interesse per altre culture, io stesso nutro una certa fascinazione per le antiche tradizioni giapponesi, i miti nordici, l’antico Egitto o alcuni aspetti dell’induismo ma di certo non provo alcun senso di appartenenza verso di essi. I Minervium, fino ad ora, non hanno avuto problemi o equivoci, anche perché in questo progetto non c’è alcuno schieramento politico, nonostante oggi basti veramente poco per essere etichettati. Ognuno di noi ha le proprie idee, a volte anche molto differenti tra me e le altre persone che hanno suonato nel gruppo. Qualcuno potrebbe forse leggere dei messaggi politici in "Eterno e Omega", ma il progetto non ha nulla a che fare con la politica. Questo non per timore di schierarsi, ma per la precisa volontà di tenerlo lontano dalla bolgia e dalla dicotomia 'destra/sinistra'. Trovo comunque estremamente fastidioso che ci sia sempre un’accezione negativa quando si parla di identità e tradizione nel contesto europeo: non abbiamo nulla di cui vergognarci o per cui chiedere scusa. Anzi, provo semmai vergogna per come potrebbero vederci i nostri antenati oggi.
Conscio del fatto che, come dicevi tu, ci sia una maggiore attenzione al mondo estero piuttosto che all’universo locale, come vedi questo discorso se pensiamo alla scena nazionale e, in maniera più ampia, al classico esterofilismo che ha da sempre giocato a sfavore dell’arte in Italia? Cos’è il “made in Italy” oggi, se non un pallido riflesso di ciò che magari è stato nel secolo scorso?
Antonius Pan Proprio così! Tutto intorno mi sembra un pallido riflesso di ciò che era. Ricordo che da piccolo, nel periodo preadolescenziale, ero molto influenzato dalla "cultura americana"; d’altronde i film che guardavo, la musica che ascoltavo, i libri che leggevo e i cartoni animati (tranne quelli giapponesi) venivano tutti dagli USA. Invidiavo i miei coetanei americani: pensavo che vivessero meglio di me, recluso in un paesino sperduto della Calabria.
Più tardi mi resi conto che questo sentimento di inferiorità, o esterofilia, era più vecchio di quanto pensassi, radicato fin dal dopoguerra. E mentre io credevo che tutto ciò che provenisse dall’America fosse migliore, il resto del mondo considerava pregiato e di qualità qualsiasi cosa fosse Made in Italy.
Per quanto riguarda l’arte, credo che il caso sia stato ancora più eclatante. Da un lato c'è stato un totale rifiuto verso l’innovazione e la sperimentazione, vedi il Festival di Sanremo, una vera e propria piaga, dall'altro la tendenza a prendere come oro colato qualsiasi cosa arrivasse dall’estero. Così, molti artisti italiani che avevano veramente qualcosa da dire sono rimasti nell’ombra. Purtroppo anche nella scena Black Metal italiana, un genere che dovrebbe essere estraneo a certe logiche mainstream, molte band nostrane avrebbero meritato, e meritano tuttora, molta più attenzione.
Partendo da quest'ultima riflessione, in ambito black metal, sento un forte risentimento verso tanti connazionali e oggi le cose vanno, a mio modo di vedere, sempre peggio. Pensi che l'Italia sia un paese che vive in un perenne stato di contraddizione in questa nicchia musicale? Ti faccio degli esempi: la voglia di continuare a suonare e preservare il genere, ma senza mai fare riferimento ai gruppi o al sound storico nazionale; il desiderio di suonare black metal finendo però per sperimentare generi e concept che ne snaturano completamente l'essenza e l'attitudine; la volontà di fare black metal con un'indole estrema che con il genere ha poco a che spartire. Paradossalmente, la musica estrema italiana è più apprezzata all'estero che in patria. Perché, quindi, continuiamo a far finta che in Italia non ci sia nulla di valido quando invece non è così? Soprattutto, perché continuano a prevalere gelosie e scherno invece di un senso di supporto che potrebbe forse risollevare le sorti di una scena ormai in declino da un ventennio?
Antonius Pan L’espressione più adatta in questo caso non può che essere “Nemo propheta in patria”: nessuno è profeta nella propria terra. Sembra però che questo valga soprattutto per noi italiani; quando mi è capitato di parlare con ascoltatori di Black Metal di altre nazioni, ho notato come tenessero sempre a farmi conoscere, con orgoglio e fierezza i gruppi di punta del loro paese. Ho sempre considerato questo atteggiamento molto positivo.
Ovviamente non dico che si debba supportare tutto a prescindere, anche se di scarsa qualità, solo perché "italiano", ma da noi accade l'esatto contrario: sembra quasi ci sia una gara a chi sostiene meno gli altri per timore di sminuire se stessi. Personalmente, non ho problemi a dire che sono cresciuto ascoltando molte band italiane, che hanno influenzato profondamente il percorso iniziato con i Minervium. Non esagero affatto se dico che, a livello culturale, hanno avuto su di me un impatto più importante delle band storiche norvegesi.
Se già durante l’adolescenza conoscevo e apprezzavo registi come Bergman o Tarkovskij (penso a capolavori come "L’uovo del serpente", "Il settimo sigillo" o "Stalker"), o se mi sono avvicinato a figure come Julius Evola, Carmelo Bene, Meister Eckhart ed eventi storici come l’Impresa di Fiume, il merito è solo delle band italiane che ascoltavo e delle interviste che leggevo su Metal Shock o Grind Zone. Grazie a loro sono riuscito ad appassionarmi alla storia e alle opere di D’Annunzio molto più di quanto sia mai riuscita a fare la scuola.
Tra i miei preferiti non posso non citare gli Spite Extreme Wing e il Movimento d’Avanguardia Ermetico; sono i primi che mi vengono in mente e sono coloro che mi hanno convinto a utilizzare la lingua italiana nei testi. Ma potrei aggiungere anche i primi quattro album degli Aborym, i Frangar, i Forgotten Tomb, gli Inchiuvatu, gli Absentia Lunae e molti altri, anche al di fuori del Black Metal.
Per quanto riguarda il presente, confermo il declino della scena. Credo sia dovuto anche al fatto che siamo sempre meno ad ascoltare questo genere e che ci sia ormai poca voglia di scoprire nuove band. Se gruppi come i già citati Spite Extreme Wing, che vantavano una profondità lirica superiore a molte band estere di punta, non hanno ricevuto l'attenzione che meritavano, allora temo sia una guerra persa in partenza. Ma noi lo sappiamo e ce ne freghiamo.
Pensi ci sarà un ritorno per Minervium? È una questione semplicemente legata alle logistiche, oppure un futuro incerto che forse non vedrà mai un vero ritorno?
Antonius Pan Con certezza posso dirti che abbiamo due pezzi pronti dal 2019 a cui manca solo la voce, più altri due scritti successivamente che devono essere ancora registrati; anche se i Minervium dovessero sciogliersi domani, questi lavori vedranno la luce. Sul futuro non posso darti una risposta sicura, ma io e Angelo abbiamo voglia di continuare e le idee di certo non mancano. Anche perché, con "Eterno e Omega", è stata affrontata solo una parte dei temi di cui vogliamo parlare. Per il resto, abbiamo superato alcuni dei problemi che ci avevano bloccato ma ora siamo tutti e due carichi e pronti a riprendere come si deve.
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