INTERVISTA #22 // VAÜR: la fiamma non si spegne..

Ancora oggi, dopo tantissimi anni di ascolto del genere, mi capita di ritrovarmi immerso in dischi spesso poco rifiniti rispetto a molte produzioni più note e curate, pur continuando a godere appieno di quella che considero la vera natura del sound black metal primordiale: genuino, autentico, privo di timori. Un’attitudine che, a oltre quarant’anni dalla nascita del genere, dovrebbe ancora pulsare senza compromessi. È proprio in questo contesto che emergono band come questa, capaci di incanalare nel proprio suono la stessa passione degli albori, anche grazie a una produzione estrema nel senso più puro del termine, risvegliando in me un profondo senso di ammirazione.
È stato esattamente il caso del mio incontro con Vaür, progetto veneto che nel 2023 ha pubblicato una demo/EP di tutto rispetto intitolata "Night Of The Witches", un lavoro in grado di recuperare quell’impronta stilistica indispensabile affinché il raw black metal continui a vivere.
Ragazzi, grazie mille per la disponibilità. Mi fa davvero piacere poter scambiare due parole con voi riguardo a questo progetto. Partiamo con la classica domanda per rompere il ghiaccio: chi sono i Vaür e com’è nato questo progetto?
Fenris I Vaür nascono innanzitutto come voglia di riprendere a suonare black metal dopo un periodo di pausa personale dalla musica. Voglia però di un black metal diverso dai soliti argomenti pacchiani riguardanti il satanismo in generale, un black che fosse più identitario, che parlasse più delle nostre origini antiche e della nostra terra. Per questo la scelta del nome Vaür che in lingua cimbra vuol dire fiamma, e l'idea di testi più incentrati sulla mitologia germanica inizialmente che sono poi evoluti dopo la prima demo con la scelta più folkloristica di raccontare in canzoni, le leggende della nostra regione, il Veneto.
Vaelrath Prima di tutto grazie per le belle parole e per l’attenzione che hai dedicato al nostro lavoro, è sempre un piacere sapere che questo tipo di attitudine viene ancora percepita e apprezzata. I Vaür sono un punto di incontro tra suono, terra e memoria. Rappresentano anche il primo progetto black metal di cui faccio parte, dopo molti anni vissuti con una profonda dedizione verso questo genere, solamente da ascoltatore, è nata in modo naturale l’esigenza di restituire qualcosa, mantenendo quello spirito essenziale e istintivo che considero parte fondamentale del black metal.
Dal punto di vista concettuale, qual è quindi il filo conduttore che collega i tre brani appartenenti all’EP d’esordio? Semplicemente leggende vicine alla vostra cultura regionale o c’è di più tra le righe? Come avete unito suono, terra e memoria in questo lavoro?
Fenris Allora, i tre brani della demo non sono nati con un filo conduttore preciso ma in un certo senso lo hanno fatto affiorare successivamente, "Death and Glory" e "Ragnarök" ad esempio possono essere accomunate dal discorso di morte e rinascita, come i rituali, seppur in modo meno diretto, di cui tratta la title track "Night of the Witches".
Potreste spiegarmi l’idea identitaria che avete sviluppato per questo vostro progetto e come questa si sposa con le vostre canzoni? Se non sbaglio, la lingua cimbra era parlata dai coloni bavaresi nel Medioevo e viene tuttora utilizzata in più comuni del Nord-Est del Paese. Potreste dirci di più?
Fenris Per quanto riguarda la ricerca di un' identità nei temi trattati, è un elemento arrivato dopo i primi tre pezzi. Erano gli inizi e sia a livello compositivo che di testi, erano i meno "impegnati" se così si può dire. I pezzi nati successivamente e che abbiamo portato anche in alcuni live, sono più maturi e introspettivi musicalmente ma anche come songwriting. "Artemisia's Grave", ad esempio, parla di un'antica leggenda legata alla tomba di una strega nella provincia di Padova, nel paese accanto a dove sono nato e cresciuto. Oppure, "The Cold Sun of Winter" è un inno alla natura invernale ma con una chiave di lettura più profonda che la può accomunare allo stato d'animo di una persona.
Speriamo presto di poter registrare e divulgare come si deve sia questi pezzi, che alcuni altri. La scelta del nome della band è stata fatta in funzione di dare un senso a questo filo identitario regionale, visto che i Cimbri sono coloro che hanno portato e diffuso il culto germanico soprattutto nel Veneto antico e io, da praticante di questo culto, lo sento particolarmente vicino a livello personale.
Vaelrath L’idea iniziale era semplicemente quella di scrivere del black metal primordiale, senza troppe sovrastrutture. Tuttavia l’esigenza di dare al progetto un’identità più definita è emersa quasi subito, già durante la stesura dei primi brani. Entrambi sentiamo molto quella componente istintiva e profondamente introspettiva del black metal, ed è stato quindi naturale radicare il tutto in qualcosa che ci appartenesse davvero. Le nostre terre sono dense di storie, leggende e presenze che sembrano ancora stratificate nel paesaggio. In questo senso, "Night of the Witches" ha rappresentato un punto di svolta: un primo tentativo di dare forma sonora a ciò che vive tra memoria e territorio, dove il folklore non è solo racconto, ma qualcosa che continua a risuonare sotto la superficie. Da lì si è aperta la strada a "Artemisia’s Grave", il primo vero brano in cui abbiamo sviluppato una narrazione direttamente legata a una leggenda popolare, trasformandola nelle emozioni che porta con sé, rabbia, tensione e un senso latente di vendetta.

Qual è stata la scintilla che vi ha fatto decidere di dover sviluppare un'identità più profonda? È stato un qualcosa partito da un evento specifico e improvviso o un cammino "spirituale" che vi ha portato a questo?
Fenris Personalmente, la voglia di "staccarmi" dallo stile, definiamolo tradizionale del black metal, è una conseguenza del mio percorso all'interno del genere. Dal mio primo progetto, i Pater Monstrum con cui suonavo un black abbastanza classico, avevo l'impressione che mi stesse stretto. Successivamente fondai gli Ulveskare, e sentivo che quel misto di black e folk era più vicino a me. Da qui la scelta successiva di fondare un nuovo progetto, i Vaür appunto, black classico sì, ma con un occhio alla melodia e a quell'immaginario folk che trattavo col precedente gruppo.
Parlatemi dei nuovi brani! Mi sembra di capire che si tratti di un'evoluzione costruita sulle basi gettate con il primo EP. Allo stesso tempo, cos'è cambiato per voi dal punto di vista compositivo? In quale fase spendete più tempo nel definire i dettagli e dove, invece, lasciate che le emozioni prendano il sopravvento, trascinandovi nella stesura in maniera più libera e meno strutturata?
Fenris Riguardo i "nuovi" brani possiamo dire che la composizione è cambiata, anzi maturata. Soprattutto a livello musicale cerchiamo di essere meno scontati e creare qualcosa di più particolare. Diamo precedenza solitamente alla composizione della musica e in un successivo momento adattiamo il testo.
Cos'avete in programma per la band tra quest'anno e il prossimo? Ci saranno ristampe del primo EP, nuovo merchandise o altro? Immagino che il pubblico che ha supportato l'EP sia più che interessato a scoprire cosa ci sarà nel vostro futuro!
Fenris Capitolo futuro, attualmente siamo in una fase di standby, un po' gli impegni personali, un po' le vicissitudini con gli ultimi membri poco professionali ci hanno portato ad una pausa. Probabilmente ritorneremo un duo come agli inizi e ci dedicheremo al nuovo materiale in studio, per i live al momento non pensiamo.
Vaelrath Abbiamo attraversato una fase piuttosto complessa. Nel tentativo di dare maggiore solidità e professionalità al progetto, abbiamo ampliato la line-up, cercando musicisti che potessero eccellere nei rispettivi strumenti. Anche da questo è nata la mia scelta di passare alla voce, lasciando la batteria a qualcuno con più esperienza, aggiungendo il basso e dando più spazio creativo alla seconda chitarra. Col tempo, però, questa scelta si è rivelata un’arma a doppio taglio. Tra impegni paralleli dei nuovi membri e una dedizione non sempre allineata a quella che richiedeva il progetto, ci siamo ritrovati a provare poco e a non ottenere i risultati sperati. Questo ha inevitabilmente inciso anche sull’entusiasmo, portandoci a un momento di stallo. Nonostante questo, la volontà di portare avanti i Vaür non è mai venuta meno. Abbiamo quindi deciso di fare un passo indietro, prenderci una breve pausa per riorganizzare le idee e ripartire dalle basi, con un approccio più essenziale ma anche più consapevole. Il prossimo passo sarà quello di tornare a scrivere nuovo materiale e dare finalmente una forma definitiva ai brani che non sono ancora stati pubblicati.
Quanto risulta semplice o difficile trovare musicisti che possano essere in linea con le vostre esigenze? Qualcuno penserebbe a una scena abbastanza forte in Veneto, ma da quello che mi state dicendo sembrerebbe tutto il contrario.
Fenris Beh Rob, il tuo pensiero sulla scena in Veneto è esatto. Il grande problema è che la maggior parte dei musicisti ha più progetti individuali attivi, e chi magari è libero, non ha la costanza o la voglia di impegnarsi che servirebbe. Quindi si, è diventato molto difficile al giorno d'oggi creare collaborazioni durature.
Vaelrath Un aspetto che incide molto è anche la difficoltà nel trovare un vero punto di contatto dove cercare queste figure. O conosci già qualcuno, e in quel caso spesso è già coinvolto in più progetti e difficilmente può garantire la dedizione necessaria, oppure semplicemente non ci arrivi, anche quando le persone giuste esistono. Le piattaforme che teoricamente dovrebbero facilitare questo tipo di ricerca, nella pratica si rivelano spesso poco efficaci e questo rende ancora più complicato costruire collaborazioni solide e durature. Spesso ci si ritrova a dover scendere a compromessi, coinvolgendo persone a cui il genere che fai non appartiene davvero fino in fondo. Questo, alla lunga, porta inevitabilmente a divergenze, sia sul piano creativo che su quello dell’impegno.
Tornando alla risposta di Fenris di poco fa: perché staccarsi dal black tradizionale e cercare qualcosa di diverso? È una questione di gusti che magari sono cambiati nel tempo, oppure una rottura vera e propria con il genere, magari anche dovuta alle vicissitudini di cui mi parlavate?
Fenris Riguardo il distaccamento dal black tradizionale, personalmente devo dire, anche un po' a malincuore, che non dipende dai gusti personali ma dall'ambiente che mi ha un po' provato negli anni e fatto perdere un po' l'entusiasmo. Da qui la voglia di staccarsi e quasi "isolarsi" rispetto al resto.
Come mai l’ambiente veneto — e forse non solo a livello regionale — ti ha stancato, Fenris? Pensi che ci sia una connessione tra questo aspetto e la carenza di musicisti? Da un lato sembra esserci un ricambio generazionale molto più ridotto rispetto al passato, dall’altro pare quasi una questione di attitudine.
Riprendendo poi il discorso fatto da Vaelrath sulle piattaforme poco efficaci: credi che anche qui ci sia un legame tra un ambiente saturo fino allo sfinimento e la voglia di allontanarsi da ciò che, in certi momenti, appare come un contesto quasi tragicomico?
Fenris L'ambiente purtroppo è saturo ma solo per alcuni generi musicali. Vero che il black metal è sempre stato un genere di nicchia però sembra che ora nessuno, almeno da queste parti voglia impegnarsi a farlo, soprattutto le nuove leve e questo non aiuta. Gira e rigira trovi sempre le stesse facce in band diverse.
Sul discorso piattaforme, vero non sono molto utili per quello che cerchiamo noi. Ad esempio puoi trovare mille batteristi iscritti e disponibili ma vogliono tutti suonare generi come progressive o indie rock, difficilmente si trova qualcuno che aspiri a cimentarsi nel metal estremo, come se chi fosse adatto preferisse rimanere nell'ombra piuttosto che usare queste piattaforme, perché sicuramente là fuori qualcuno c'è. Si fa davvero molta fatica ed è snervante in certi momenti.
Pensate ci sarà, prima o poi, un cambio da questo punto di vista? Sembra che il genere non vada tra le nuove leve perché politicamente poco corretto, soprattutto in un momento storico come quello che viviamo. Una sorta di conflitto culturale tra il vecchio mondo e il nuovo. Vedremo mai un cambio di corrente?
Fenris Sicuramente questa mancanza di cambio generazionale è influenzata da questo momento storico. Ci si schiera dalla parte del politicamente corretto per moda nella stragrande maggioranza dei casi e si sa, il black metal non ci và proprio a braccetto. Le nuove generazioni hanno perso la voglia, ma anche la capacità di pensare controcorrente. Viviamo in una società, quella attuale, in cui difficilmente puoi esprimere il tuo giudizio contrario al buon pensiero comune senza essere etichettato come "quello sbagliato". Un cambio di tendenza potrebbe anche esserci, ma bisogna che qualcuno insegni il coraggio alle nuove leve, non solo a livello musicale ma anche nella vita di tutti i giorni.
In conclusione, pensate vedremo qualcosa di nuovo da parte vostra tra la fine di quest’anno e il prossimo? O ci vorrà un periodo di maturazione più lungo?
Fenris Da parte nostra sicuramente ci sarà nuovo materiale, più probabilmente con l'arrivo del nuovo anno. Il tempo di ripartire, ingranare e riuscire a comporre tutto fra noi due.

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