INTERVISTA #21 // ALRUNE: black metal cantato in piemontese per una band al debutto!

Che il black metal cantato in dialetto sia ormai una realtà consolidata è, senza ombra di dubbio, uno dei motivi per cui il genere in Italia risulta così incisivo e pregno di significato. Questo vale non solo dal punto di vista musicale, ma anche culturale, in un mondo che si allontana sempre più dalle radici del genere e dalle proprie tradizioni locali.

Quasi per caso, l'anno scorso, ho avuto modo di scoprire questo progetto, gli Alrune: un duo di Torino che ha pubblicato un debutto degno di nota sotto molteplici aspetti, intitolato "Lēoð and Sangas þǣra Piemontisca Wicca".
Salve ragazzi e benvenuti.
Parlatemi di questo progetto, nato dalle ceneri dei Northor, e di come siate arrivati alla registrazione del vostro debutto.
 Atteon  Salve a te, Roberto, e grazie per averci dato questa opportunità. Come hai già anticipato, gli Alrune sono l’esito di un gruppo nato circa tre anni fa che rispondeva al nome Northor. Il cambio del nome del progetto è diametralmente corrispondente al cambio di line-up, dovuto all’abbandono dei precedenti membri, Cernunnos e Zebeac.
Il cambio di nome — proposto dall’attuale membro Gwydion e il cui significato, tradotto dal tedesco arcaico, è 'Mandragola' — è stato un atto di netta recisione con il passato, per proseguire con coerenza e fissare obiettivi, profondità e dedizione estrema. I brani presenti nel nostro album di debutto, infatti, sono una riscrittura di pezzi che avevo precedentemente composto con i Northor: alcuni sono tutt'ora presenti nel demo pubblicato agli albori dello scorso anno, "þā dyrnan cræftas seġeðaġaldres", mentre gli altri sono stati frutto di un periodo in cui ero ormai solo, ma sapevo di non voler abbandonare il progetto.
Qualche mese dopo l’uscita del demo e la rottura della formazione, ricontattai un vecchio conoscente incontrato in sala prove e rivisto svariate volte ai concerti in zona. Non avrei mai scommesso sul fatto che quella persona sarebbe diventata come un fratello, un compagno e una guida, oltre che un ottimo bassista. Quella persona era Gwydion, con cui oggi ho l’onore di condividere gli Alrune. Insieme abbiamo dato il via alle registrazioni, effettuate durante delle bellissime giornate invernali a casa mia, protetti dalla cintura di montagne che cinge il mio paesino. Ora, all’alba di un nuovo anno, stiamo finalmente concludendo il lavoro mentre già pensiamo alle prossime uscite.
Come mai la scelta di registrare in casa? È stata una decisione voluta o dovuta? Come vi siete trovati, inoltre, da questo punto di vista, considerando che eravate 'nuovi' a questa collaborazione e, chiaramente, ancora in fase di affiatamento come band?
 Atteon  La scelta di registrare in casa è tanto semplice quanto caratteristica del nostro stile. L’idea di essere circondati da ciò di cui cantiamo e scriviamo — boschi pregni di tradizioni, focolari di storie del folklore piemontese — ci ha sempre catturato maggiormente rispetto all’idea di registrare in uno sterile studio di città, privo di carattere. Abbiamo la necessità di sentire la "Terra Madre" scorrere dentro di noi. Ho belle memorie di quelle settimane, tra passeggiate nei boschi innevati e viaggi in auto per trovare l’ispirazione giusta, prima di prendere in mano i nostri strumenti e incidere l’album.
Per noi, il processo di scrittura e registrazione è intrinsecamente collegato allo spirito; il nostro obiettivo, nonché aspirazione più grande, è infondere nei brani questo spirito radicato nei paesaggi naturali in cui abbiamo visto la luce per la prima volta.
La musica non è altro che espressione ed estensione di questo spirito che dimora in ognuno di noi, ma che si manifesta solo a chi decide di intraprendere un viaggio: un percorso che porta alla scoperta di sé.
Parlatemi del concept di questo lavoro e del perché della scelta della vostra lingua rispetto, magari, all'italiano. Immagino sia una questione legata alla vostra tradizione locale, ma come mai la scelta di rendere il lavoro ulteriormente di nicchia dal punto di vista linguistico?
 Atteon  Il tutto è partito un giorno da una mia visita pomeridiana al Castello di San Mauro, un edificio ad Almese, in Val di Susa, tanto piccolo quanto pieno di storie. Ero andato in occasione di una mostra artistica di dipinti legati alla natura e, mentre salivo le scalinate della torre più alta e i miei occhi si concentravano sulle pennellate di acquerello di un bellissimo paesaggio autunnale avvolto dalla nebbia, mi imbattei in una targhetta che raccontava di una certa Maria Gotto di Rubiana, una donna vissuta secoli fa nello stesso paese in cui vivo e che mi dona serenità e pace ogni giorno. Lessi che era stata inquisita per stregoneria e imprigionata nel piano più alto della torre, quello verso cui mi stavo dirigendo ignaro della carica simbolica di cui era pregno. La ragazza, con un atto di rifiuto verso la sua condanna, decise di darsi la morte impiccandosi in quella torre, e i sudici funzionari della Chiesa decisero comunque di bruciarla al rogo il 4 agosto del 1626. Le fonti attestano che lei fosse stata l’ultima strega bruciata sulla pira in Europa.
Mi innamorai di lei, del suo spirito, della sua essenza che sentivo vicina a me, inginocchiato nella stanza in cui quella bella fanciulla si tolse la vita. Fu dopo aver stretto un legame indissolubile col suo spirito che decisi quale sarebbe stata la mia via: quella di cantare le ballate delle Masche in onore delle dolci figlie del Sacro Capro che abitano la mia anima. Fu così che scrissi "Þone eahta and twentigo dæġ þæs mōnaðes Iūlius, on þām ġēare ūres Drihtnes þūsęnd six hund and twentig", l’ultima traccia del disco, che tradotta vuol dire "Il giorno ventottesimo del mese di luglio, nell’anno del nostro Signore milleseicentoventisei".
In precedenza avevo già scritto le altre tracce che, come se tutto fosse successo in vista di quel momento sacro, erano perfettamente coerenti con ciò che stava nascendo dentro di me. "Black Evil Wizard" parla di un eremita dedito all’alchimia dei corpi, che mira a creare un omuncolo capace di liberare dalle catene il Dio che gli uomini hanno seppellito, di cui si parla nel brano intitolato infatti "Omunculus""Gale Pale Moon" è un’invocazione alla Luna che osserva i nostri passi e ci guida tra i sentieri del bosco, illuminando la pianura su cui accenderemo un fuoco e balleremo tutta la notte. "Tha Sabbat of Tha Wiccan", invece, è una rivisitazione di una melodia pagana utilizzata durante i Sabba delle streghe.
La scelta dell’inglese antico come lingua per alcuni nostri titoli e testi è stata conseguenza di una mia passione per la lingua stessa, mista a un aperto sperimentalismo nell'utilizzo di diversi sistemi linguistici, senza dimenticare che l’inglese antico è la lingua di Beowulf e dei druidi che abitavano l’antica Inghilterra.
Immagino dunque che tu stia studiando linguistica all'università o qualcosa di simile. È questo il caso?
 Atteon  A dire la verità no: ho studiato da libri della lingua, mi sono esercitato traducendo dei passi di poemi arcaici e ho più volte consultato una grammatica online.
Come mai la scelta di usare l'inglese in questa sua forma antica piuttosto che una lingua regionale? Se la scelta è stata quella di cogliere ispirazione da certe tematiche locali — non necessariamente nel disco a livello concettuale, ma piuttosto come scintilla da cui è scaturita la band — come mai questo allontanamento dalla vostra cultura, seppure esiste una forte connessione tra la Val di Susa e la cultura celta?
 Gwydion  Crediamo molto nel potere di quelle che vengono definite "lingue sacre", che dai vari centri spirituali si sono espanse nel mondo, come il sanscrito e l'ebraico antico.
Riteniamo che l'inaccessibilità e l'antichità di una lingua le fornisca i mezzi per trasmettere più significati oltre a quello manifesto dalla semplice traduzione.
Un po' come i nostri testi non rappresentano pienamente quello che la nostra musica vorrebbe incanalare.
Inoltre la stregoneria è un campo della magia molto anarchico, si addice molto alle qualità barbariche dell'inglese antico.
Sembra che ci sia più un intento nel voler utilizzare certe forme linguistiche, piuttosto che una qualità certa sul risultato finale, data la mancanza di un approccio accademico che possa supportare un esito privo di errori ed esemplificazioni apportabili da uno studio privato. Potreste quindi dirci se il vostro approccio sia stato più parte di un cammino personale, non necessariamente incentrato sulla condivisione con terzi, piuttosto che la creazione di un prodotto o concept fruibile da ascoltatori non avvezzi a certe forme linguistiche?
 Atteon  Il nostro approccio è stato un cammino sperimentale, come d’altronde si configurano anche le arti magiche nella loro più generale costituzione. Non ci piace definire la musica che facciamo un “prodotto”, quanto più un mezzo di scoperta. Proprio come attestavano gli antichi la poesia e la musica hanno una forte carica misterica che si individua in quella che veniva comunemente chiamata μανία (manía, che potremmo tradurre come follia, intesa come spinta verso l’Infinito e l’Assoluto). 
Visto il discorso legato alle 'lingue sacre', perché non l’utilizzo di altri idiomi più vicini a una matrice magica di natura ebraica, greca o latina, in relazione al momento storico in cui veniva parlato un certo tipo di inglese? Avete scelto quella lingua più come supporto a un paganesimo di natura druidica? Se così fosse, perché non l’utilizzo di una forma arcaica di francese, viste le forti influenze di una certa matrice pagana in quella nazione?
 Atteon  È certamente vero che il mio personale approccio alla lingua non è di natura accademica ma ho avuto modo durante il mio percorso di studi di interfacciarmi con lingue antiche come l’Indoeuropeo, il Greco e il Latino, e ciò mi ha certamente fornito il metodo necessario all’approccio di una lingua di una radice che conoscevo già bene; d’altronde l’Old English segue l’apparato di casistica formulare tipico delle lingue antiche.
Dunque in linea generale la scelta della lingua si è verificata puramente come una nostra tensione verso di essa.
So che stavate lavorando nuovamente al sound del debutto come Alrune. Come mai la decisione di rimetter mano al disco piuttosto che considerarlo un capitolo chiuso?
 Atteon  Il motivo principale è stato il lungo percorso che ci ha portati fino a qui, di cui entrambi siamo grati, e per onorarlo al meglio vogliamo che il suono del nostro primo lavoro rispecchi nel migliore dei modi ciò che volevamo infondere in questo disco e di conseguenza trasmettere agli ascoltatori. 
Potevamo di certo passare ad un prossimo lavoro, ma la nostra filosofia quando si tratta di musica è quella di curare ogni dettaglio, anche se questo richiede meticolosità e tempo da parte di tutti. Ci auguriamo che entro la fine di questo anno solare tutti potranno ascoltare "Lēoð and Sangas þǣra Piemontisca Wicca" nella sua versione completa. 
Quando sará pronta la nuova versione? Ci son piani di stampa attraverso, magari, qualche label di settore? Inoltre, porterete mai la band dal vivo?
 Gwydion  Non abbiamo un piano preciso per l'uscita della nuova versione, oltre ad aggiungere la seconda chitarra e la batteria dei nuovi ragazzi che si sono uniti, stiamo appunto cercando una label adatta a pubblicare il nostro lavoro.
Abbiamo assolutamente intenzione di portare la band dal vivo, la possibilità si è aperta ora che abbiamo altri due musicisti bravissimi nella lineup, e ci stiamo già muovendo per raggiungere anche questo obiettivo proponendo date in giro per Torino.
Pensiamo che l'esperienza live sia altrettanto importante per quello che portiamo.

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