INTERVISTA #20 // NECROMORBID: il ritorno di cui avevamo bisogno!
In Italia il war metal (o bestial black metal) non ha mai visto un'attività esagerata, ma posso dire con piacere che i pochi gruppi che si sono susseguiti nel tempo hanno contribuito in maniera decisiva alla diffusione di questo sottogenere a livello mondiale. Basti citare progetti come i Blasphemophagher per capire di cosa stia parlando!
Oggi i Necromorbid e una manciata di altri gruppi portano avanti questo movimento in grande stile, con band spesso in collaborazione tra loro, come nel caso dell'ultimo split 7" — stampato per la Blasphemous Art — tra questi ragazzi e gli Uraniavore Goatphago!
Proprio in occasione di questa nuova release, scambio due parole con i Necromorbid, vista la loro assenza in formato fisico dal 2020 (anno d'uscita di "Sathanarchrist Assaulter") e un ritorno che fa sperare in molta nuova lordura in uscita molto presto!
Ragazzi, grazie per quest'intervista!
Rompo il ghiaccio con la primissima e più diretta domanda: che fine avevate fatto? Quando ho visto le news non potevo crederci, dato che vi avevo dato per scomparsi!
A dire la verità, la band non ha mai smesso di essere attiva e di suonare concerti in Italia e all'estero. Considera che "Sathanarchrist Assaulter" è uscito esattamente due giorni prima del maledetto lockdown del 2020: è quindi seguito un periodo di segregazione forzata che ci ha sicuramente penalizzato nella promozione dell'album. Siamo comunque riusciti a presentare il lavoro in alcune date selezionate nel corso del '20 e del '21, per riprendere poi una piena attività live non appena possibile e suonare importanti concerti con Diocletian, Profanatica, Hell Militia e altre importanti band. Nel frattempo, non abbiamo mai smesso di lavorare a nuova musica, fino a completare il materiale per il terzo album e per uno split album, rilasciato da pochissimo, con gli Uraniavore Goatphago. Diciamo, quindi, che non siamo mai rimasti con le mani in mano, lavorando con costanza e senza fretta a una nuova, micidiale release che vedrà finalmente la luce nel 2026!
Mi stai dando ottime notizie e non vedo l'ora di ascoltare il nuovo materiale! Hai qualche anticipazione a riguardo? Cosa dobbiamo aspettarci da voi nel 2026? Saranno brani sulla scia di "Gasmask Goat Terror" — l'opener dello split 7"EP con gli Uraniavore Goatphago, appena uscito per Blasphemous Art Productions — o dobbiamo prepararci a un'ulteriore violenza senza pietà?
Il nuovo album vedrà finalmente la luce proprio nel 2026, dopo una lunga gestazione in cui abbiamo cercato di curare al meglio ogni aspetto. Le prime idee, come ti dicevo, sono nate poco dopo l'uscita di "Sathanarchrist Assaulter"; da lì abbiamo continuato a scrivere e arrangiare il materiale pezzo dopo pezzo, riprendendo lo stile del secondo album ed evolvendolo in qualcosa di ancora più oscuro, profondo e aggressivo. "Gasmask Goat Terror", il brano contenuto nello split con gli Uraneivore Goatphago, è stato in realtà l'ultimo in ordine cronologico a essere concepito e sviluppato: è stato pensato appositamente per lo split e come ottima anteprima di ciò che sarà contenuto nel nuovo album!

Dove avete registrato il nuovo disco? Il primo full-length agli Hammered Sound Studio di Firenze, il secondo agli Audiovolt Studio con il grandissimo Lorenzo Bellia; che cosa potete dirci di quest'ultimo? Inoltre, avete affidato il mastering agli Audiosiege di Portland (USA) anche in questa occasione?
I due album precedenti sono stati registrati e mixati entrambi da Lorenzo Bellia: un amico, oltre che un fonico, a cui ci siamo rivolti senza esitazioni, vista la qualità delle sue produzioni e l'ottimo rapporto che abbiamo con lui. Per il nuovo disco, invece, volevamo sperimentare qualcosa di diverso, e la scelta è ricaduta alla fine su Alessandro Guasconi e i suoi Virus Studio a Monteriggioni, appena fuori Siena.
Ci siamo trovati a registrare in uno studio dalla qualità eccezionale, con un professionista parimenti abile e creativo nel dare vita a un concept e a un sound design perfetti per le idee che avevamo in testa prima di registrare "Ceremonial Demonslaught". Anche per il mastering, dopo aver sempre collaborato con Brad degli ottimi Audiosiege di Portland, abbiamo voluto cercare qualcosa di nuovo, affidandoci alle sapienti mani di Arthur Rizk. Oltre ad aver collaborato con nomi enormi come King Diamond e Cavalera, Arthur è il produttore di band estreme che adoriamo, come Black Curse e Antichrist Siege Machine; la scelta è stata quasi ovvia per noi al momento di decidere dove masterizzare il nuovo album.
A conti fatti, siamo pienamente soddisfatti del lavoro di Alessandro e Arthur, e crediamo che entrambi abbiano contribuito non poco a rendere "Ceremonial Demonslaught" ancora più oscuro e profondo di quanto potessimo sperare.
Anche con la nostra band abbiamo fatto qualcosa di simile, con il mix in Italia e il mastering all'estero. Per voi Necromorbid, qual è stato il pensiero alla base del mastering all'estero rispetto al farlo in Italia? Una scelta voluta o dovuta? Un discorso legato al voler avere un nome importante associato al disco in fase di produzione, una scelta necessaria per rimanere all'interno di una determinata cerchia di band (quindi una spinta di un certo livello in fase promozionale), uno sfizio legato semplicemente alla qualità del produttore, o una mescola di tutto? Fondamentalmente: quanto è importante, oggi come oggi, avere nomi di un certo calibro collegati al vostro lavoro, anche in una scena "di nicchia nella nicchia" come la vostra?
Il nostro obiettivo principale era dare al nuovo lavoro la profondità e l’impatto più devastanti possibile, puntando al massimo livello in termini di qualità assoluta. La prima cosa che abbiamo fatto, quindi, è stata guardarci intorno e prendere come riferimento alcune delle band con il sound — secondo noi — più distruttivo della scena, per vedere chi si fosse occupato della produzione e del mastering. Ci siamo accorti che molti dei nostri lavori moderni preferiti erano stati curati proprio da Arthur Rizk, rendendo la scelta di questo professionista quasi obbligata. Il fatto che Arthur abbia collaborato con alcuni dei nomi più prestigiosi del panorama metal è stato sicuramente un valore aggiunto, che ha contribuito a dare prestigio al risultato finale. In ogni caso, la qualità dell'album è stata il vero motore della nostra selezione: cercavamo qualcuno che potesse rendere la nostra musica ancora più massiccia e possiamo assicurarvi che l’obiettivo è stato raggiunto al 100%!
Come vedete l’evoluzione del sound nel genere dagli esordi a oggi? Una volta era ruvido e pesante, brutale e animalesco, ferale e radioattivo, in opposizione alle alte frequenze del black metal e alla pulizia del death e del brutal. Tutte le band avevano un’identità unica ed esclusiva, curata dal genio artistico di chi le registrava. Oggi il sound è massiccio, ma incredibilmente patinato rispetto al passato e, soprattutto, uniforme. Alcuni parlano di evoluzione, altri di alto tradimento. Dove muore l’identità e dove nasce l’anonimato? Come vedete i Necromorbid in questo contesto e come cercate voi, in primis, di evitare il compromesso per mettere in risalto la vostra autenticità sonora?
L'analisi che fai del genere è precisa e, purtroppo, in molti casi veritiera. Del resto, mantenere l'istintività primordiale e bestiale scatenata dalle prime band del settore era un'impresa davvero ardua e possiamo dire che, quasi per forza di cose, il black/death — o war metal — ha dovuto subire nel tempo un'evoluzione.
Diciamo che, soprattutto negli ultimi anni, la vicenda si è polarizzata in due filosofie ben distinte: da una parte abbiamo tutte quelle band rimaste fedelissime alla prima incarnazione del genere, che fanno di "Blood Upon the Altar" e "Fallen Angel of Doom...." il loro unico e vero credo artistico, ricalcandone fedelmente i suoni, i riff, l'immaginario e i testi. Nel concreto, per rimanere fedeli a questa immaginaria linea invalicabile, si è assistito a una marea di band veramente (ed orgogliosamente) tutte uguali, che fanno dell'imitazione il loro tratto distintivo.
Dall'altra, altre realtà hanno cercato di portare avanti un discorso più personale, andando a scavare nel marcio e aggiungendo un livello di profondità oscura al sound feroce dei "padri fondatori": non posso non pensare, ad esempio, a band come Diocletian o Teitanblood, realtà a cui non a caso veniamo accostati spesso. Secondo noi, appiattirsi a essere una semplice copia del passato sarebbe riduttivo e anacronistico; senza aprire spiragli a soluzioni ruffiane o patinate, cerchiamo di evolvere il nostro suono senza snaturare il messaggio iniziale delle nostre band d'ispirazione. Senza introdurre forzate novità sensazionalistiche, si può giocare e mischiare gli stessi, vecchi elementi in maniera originale e differente: sta proprio qua il grado di personale originalità che ognuno può portare al genere, garantendone freschezza e capacità di adattamento.

Se dal punto di vista musicale la spaccatura è udibile, come funziona invece dal punto di vista concettuale e visivo? Satanismo acido di bassa lega o c'è molto di più che si potrebbe leggere tra le righe e che va osservato in quell'arte sinistra che ormai suscita la rimozione di certi contenuti da piattaforme come YouTube?
Per quanto riguarda il lato concettuale e tematico, non neghiamo, ed anzi rivendichiamo, la nostra appartenenza al satanismo, che lo si voglia intendere in chiave più becera, acida, filosofica o simbolica. A ben vedere, si tratta di una dottrina molto ampia, che nasconde al suo interno infinite chiavi di lettura in grado di generare interpretazioni molto profonde dell'adesione alla Via della Mano Sinistra. Il senso di rivalsa, vendetta e distruzione dei valori cristiani e cattolici è, senza ombra di dubbio, la benzina che alimenta molta della nostra musica e dei nostri testi che, con l'andare del tempo, hanno cercato di abbracciare queste visioni distruttive secondo un approccio ampio e variegato. Anche il nuovo album si basa su queste stesse coordinate di disprezzo verso la religione "giusta". Tuttavia, anche in questo caso, si è cercato di evocare scenari abissali e sentimenti ancestrali che trascendono il solo satanismo e cercano di descrivere sensazioni primordiali, presenti da sempre nell'animo dell'essere umano.
Come si pone questa vostra chiave di lettura rispetto alla società moderna? In un mondo che si allontana per timore da certe tematiche, e nel quale tutto viene contrastato da ideali perbenisti e positivisti, come affermate la vostra identità in una scena sempre meno estrema, se non per immagine?
Non possiamo negare che i valori finti, perbenisti e moralisti che hanno infettato tutta la nostra società e, di conseguenza, anche la scena metal, ci diano il voltastomaco. Il senso di ribellione, pericolo, mistero e imprevedibilità che hanno animato il genere ai primordi, e che ci hanno fatto innamorare di esso, sono oggi diluiti per molti in un’adesione effimera e del tutto superficiale al tema, mitigata da un sentimento generale di “volemose bene” che poco ha a che vedere con l’attitudine aggressiva del metal, soprattutto quello estremo.
Fortunatamente esistono ancora realtà isolate che, sprezzanti del giudizio generale, portano avanti con coraggio valori di contrasto e opposizione, di negazione del mondo moderno e dei suoi comportamenti ambigui e falsi. I Necromorbid non hanno mai avuto, e mai avranno, messaggi politici o sociali all’interno dei loro testi, legati cioè alle tristi quotidianità degli uomini del presente, quanto piuttosto l’evocazione di emozioni, sensazioni e idee senza tempo, ancestrali e primitive, per niente rivolte a un mondo moderno che non ci appartiene e non ci rappresenta.
Non posso che supportare il tuo punto di vista, ma non risulta quasi impossibile oggi fare davvero controcultura? Il doversi per forza appoggiare ai social per la promozione, o le label che ormai fanno più attenzione al messaggio che alla sostanza, non sono tutti fattori che purtroppo giocano a sfavore? Quanto è difficile per i Necromorbid fare resistenza e ribellarsi, se non nella vita di tutti i giorni, magari anche solo nel mondo della musica estrema?
Si, diciamo che oggi cercare di mantenere un atteggiamento "anti" rispetto al sistema è sempre più difficile, considerata l'omologazione imperante che vive nel settore della musica, ma non solo. Diciamo che le dinamiche sono diventate talmente stringenti, che opporvisi a prescindere significa tagliarsi fuori direttamente dall'attenzione generale ed escludersi automaticamente dai giochi. Tuttavia, non vanno trascurate le enormi potenzialità dei mezzi di comunicazione, soprattutto per mettersi e mantenersi in contatto con tutti coloro che apprezzano e sostengono il nostro operato. Penso ai social ad esempio: lungi dal pagare fantomatici influencer, digital manager o sponsor monetizzati, li utilizziamo esclusivamente per comunicare ai nostri fan novità e notizie dal mondo Necromorbid, nonché per mantenere con loro un dialogo il più diretto possibile. In questo senso ne sfruttiamo gli effetti migliori, senza cercare di dare un'immagine "laccata" della band ma concentrandosi solo sul rapporto diretto con i nostri sostenitori. In generale, cerchiamo di tenerci fuori dai trend del momento, parlando solo ed esclusivamente attraverso la potenza della nostra musica, fuori da particolari logiche di mercato ed interessati solo a trasmettere il Male e la violenza che alberga nelle nostre anime per mezzo delle nostre canzoni.
Come riuscite a trasmettere male e violenza dal vivo? Sentite la necessità di esibirvi in determinati contesti? Sinceramente non penso che una band come i Necromorbid sia adatta ai classici festival: percepisco il vostro come un progetto che richiede uno spazio preciso affinché l’energia possa fluire in modo quasi rituale.
Anche in questo caso hai centrato un punto rilevante per i Necromorbid: la nostra proposta live risulta infatti particolarmente estrema e sicuramente non adatta ai generici festival metal dove viene proposto un po’ di tutto. La nostra è una vera e propria celebrazione del caos e, sia per quanto riguarda i contesti sia per le band con cui condividere il palco, cerchiamo sempre di creare situazioni adeguate al nostro tipo di show.
Detto questo, cerchiamo comunque di esibirci dal vivo il più possibile: lo scambio di energia con il pubblico, la tensione e l’emozione shockata negli occhi degli spettatori sono realmente la benzina che ci alimenta e ci spinge a dare sempre il massimo quando saliamo sul palco. Essenziale per noi è dare sempre il meglio, sia come musicisti sia come performer, senza creare caos fine a sé stesso ma dando una forma estremamente curata e metodica alla nostra rappresentazione del caos musicale che creiamo. Solo così riusciamo a generare un vero e proprio rituale del Male che trasporta l’ascoltatore in un vortice di violenza tangibile.
Preparazione musicale, passione e totale devozione alla causa sono i tre elementi fondamentali che utilizziamo per trasmettere tutte queste sensazioni quando ci esibiamo dal vivo.
Il 17 aprile 2026 uscirà il nuovo disco per Godz of War. Com’è nato l’accordo con l’etichetta polacca e come vi sentite a far parte di un roster che include molte band affini alla direzione stilistica e concettuale dei Necromorbid?
Esatto, il 17 aprile vedrà finalmente la luce il nostro nuovo e terzo full-length album, "Ceremonial Demonslaught", edito in vinile, CD e cassetta dall’etichetta polacca Godz Ov War Productions. Questa label si sta facendo notare negli ultimi anni per una qualità eccellente sia per quanto riguarda la produzione del materiale musicale sia per le band del suo roster, sempre molto valide e in qualche modo in linea con la nostra stessa concezione del metal.
Godz Ov War ha prodotto in passato alcuni gruppi che apprezziamo molto e, proprio a causa di questa vicinanza stilistica, abbiamo pensato a loro per la pubblicazione del nostro nuovo album. Greg ci ha fatto una proposta veramente interessante, mostrando grande rispetto e interesse verso i Necromorbid, e ci siamo sentiti totalmente sicuri nell’affidarci a lui per questo nuovo capitolo discografico.
"Ceremonial Demonslaught" uscirà infatti sostenuto da una distribuzione e una promozione molto curate, e siamo fieri di poter far parte della scuderia di questa label estrema, in continua crescita e molto professionale.


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