INTERVISTA #17 // COLD MOON: un'intervista postuma..


Il genere black metal, per chi lo ascolta seriamente, trascende la musica per divenire culto: una fede basata sull'attitudine di chi suona e di chi ascolta. Così facendo, la qualità del suono perde importanza, lasciando spazio a sensazioni e misticismo. Questo è un discorso che risulta valido per qualunque nicchia del genere, a patto che la dedizione sia genuina e realmente vissuta.
Ci sono, e ci sono state, band che anche in Italia hanno seguito questo cammino a cavallo tra sacro e profano; musicisti che, a modo loro, hanno segnato il movimento black metal nazionale con lavori indimenticabili.

In questa nuova intervista voglio riportarvi all'ascolto di un artista che, a mio modo di vedere, ha dato tanto al genere. Un nome proveniente dalla Puglia che ha dato in pasto al pubblico pochi lavori sotto i nomi di Ratsel e Cold Moon durante i primi anni 2000, seppur maggiormente conosciuto per quest'ultimo progetto. Parliamo di dischi che celebravano un sound puramente old-school e quell'attitudine che, spesso, viene poi dimenticata a causa delle contaminazioni che prolungano l'agonia di un genere morto alla nascita.
Ratsel, è un piacere avere l'opportunità di parlare con te della tua musica e del tuo operato come Cold Moon, tra i vari progetti di cui hai fatto e fai parte ancora oggi. 
Parlaci della tua storia e di come sono nati i tuoi primissimi progetti, prima di entrare a far parte, successivamente, di nomi cardine delle tue zone come Buio Omega e Mortifier.
 Ratsel  Ciao Rob, grazie mille, innanzitutto, per questa intervista. È un piacere constatare come l’interesse per i miei vecchi progetti sia ancora vivo dopo così tanti anni.
Partirei proprio dai Cold Moon, che sono stati a tutti gli effetti la mia prima esperienza in una band con intenzioni serie. Io e Allein (batteria e autore dei testi) eravamo compagni di liceo e avevamo gli stessi gusti musicali e la stessa visione del black metal; è stato semplice, in quell’autunno del 2003, prendere la decisione di formare una band. Suonavo la chitarra da qualche anno ma non avevo mai avuto esperienze come cantante; tuttavia, la nostra intenzione era quella di rimanere un duo, in puro stile 'darkthroniano', così improvvisai le vocals direttamente in fase di registrazione.
C’era anche il problema del bassista, che proprio non riuscivamo a trovare. Decidemmo quindi che anche in questo caso avremmo fatto tutto noi: acquistai un quattro corde usato e mi occupai personalmente di registrare le parti di basso. Effettivamente non avevamo mai provato prima le canzoni che sarebbero finite sul nostro primo demo, "Introspective Vision of an Eternal Journey". Furono registrate direttamente e quasi improvvisate in quella che era una stanza da letto dismessa a casa di Allein, con un PC che ogni cinque minuti andava in tilt, dei microfoni di scarsa qualità, senza metronomo e ovviamente senza alcuna esperienza a riguardo. Un atteggiamento molto punk e DIY, a dire il vero, in perfetta sintonia con il detto: 'Se vuoi fare una cosa, falla prima ancora di saperla fare'.
Le nostre intenzioni erano serie, come ti accennavo prima, e nonostante le ingenuità scaturite dai nostri diciassette anni, ciò che ne uscì fu motivo d'orgoglio per noi, soprattutto quando la nostra musica iniziò a piacere anche ad altre persone. Ovviamente anche la masterizzazione dei CD-R, le grafiche, il logo, le foto e la stampa furono frutto delle nostre sole forze. Ricordo con piacere che Alex dei Necrotorture ci diede una mano con la sua promo agency, spedendo un bel po' di demo a webzine e fanzine e dandoci la possibilità di farci conoscere.
La critica si divise letteralmente in due: chi proprio non ci sopportava e chi ci elogiava. Infatti, non era difficile trovare in rete recensioni del demo con voti come 4 o, al contrario, 9. Fu in quel periodo che conobbi Arcanum Anima, bassista/cantante membro fondatore dei Mortifier e successivamente dei Buio Omega. Ci fu subito intesa e il nostro rapporto di amicizia e collaborazione dura ancora oggi, dopo più di vent'anni. Ho avuto infatti modo di essere il cantante live dei Buio Omega in un paio di occasioni nel 2007, perché il loro singer, Peter, era impossibilitato a raggiungerli dato che viveva in Australia. Attualmente, invece, sono il chitarrista proprio dei Mortifier e, nel momento in cui ti scrivo, siamo alle prese con il mixaggio del nuovo album.
Come ben sai, ho avviato anche un progetto solista nel periodo 2005/2006, con il quale feci uscire un demo e uno split con i Malefic Mist, ma non ne parlo mai con piacere. Purtroppo è un progetto che, vuoi per alcune scelte sbagliate, vuoi per la fretta o per tanti altri motivi, non è uscito come avrei voluto. Forse sarebbe stato meglio non pubblicarlo affatto; sono sempre stato molto critico quando ne parlo saltuariamente con chi ancora se lo ricorda, considerandolo un mezzo passo falso.
Le tue parole mi riportano alla mente periodi magici e memorie indelebili. Com'era la scena dalle tue parti in quel periodo? Ricordo Alex dei Necrotorture e Arcanum Anima come punti di riferimento della musica estrema pugliese. Com'erano, però, le cose dal tuo punto di vista e per come le hai vissute tu?
 Ratsel  Ricordo quel periodo con piacere e anche con un po' di nostalgia, soprattutto tra il 2003 e il 2007, quando ero più attivo con le band e con il trading. Scrivevo anche per alcune testate black metal, quindi era facile ricevere materiale dai diversi gruppi e, di conseguenza, creare nuovi contatti.
La Puglia, in particolare, non ha mai avuto una vera e propria scena black metal, anzi, ricordo solo poche band dedite a questo genere. Tra i più "anziani" ci sono sicuramente i Mortifier e i Funeral Oration. Negli anni seguenti posso citare i Disguise, dalla provincia di Bari. Nostri contemporanei erano i Winds of Funeral da Taranto, con i quali abbiamo condiviso lo split CD "The Black Alliance", oltre a una data presso il fu Transilvania di Lecce, all'epoca un vero e proprio tempio metal per quel che riguardava i concerti nel Salento.
Proprio da quella zona venivano i Der Krematorium e i Gutha: con questi ultimi ci esibimmo per la prima volta dal vivo proprio al Transilvania. In provincia di Foggia ricordo i Demonic Laughter, che proponevano un sound molto old school e black 'n' roll, fautori di soli demo e poi spariti nel nulla. All'epoca ero in contatto con il chitarrista, che mi chiese di partecipare con una traccia strumentale che fungesse da intermezzo. Io naturalmente accettai e quel brano fu inserito nella tracklist.
Da Brindisi, invece, provenivano i Full Moon Ritual, di più recente formazione e composti da mie vecchie conoscenze: il cantante era il chitarrista live session dei Cold Moon, mentre il loro chitarrista successivamente formerà assieme a me i Fading Rain prima e i Moonoises poi, ma in questo caso non parliamo più di black metal.
Ancora una volta mi stai citando nomi che conoscevo e con cui ho parlato nel corso degli anni, prima nelle chat su mIRC e poi su MySpace. Com'era registrare? Hai vissuto in pieno il periodo di transizione dalla presa diretta in studio alla registrazione casalinga con i primi software commerciali per computer. Come vi siete mossi durante i vostri anni d'attività?
 Ratsel  Nonostante la totale inesperienza in quel determinato contesto, posso affermare che registrare le proprie canzoni era davvero gratificante per noi Cold Moon: essendo un duo, non avevamo la possibilità di provarle con tutti gli strumenti, soprattutto ai tempi del primo demo. Avevo in mente i singoli riff di chitarra, composti in solitudine, e non avevo proprio idea di come sarebbe stato l'intero brano con tutti gli altri strumenti al completo.
Successivamente, abbiamo avuto modo di provare le canzoni prima di registrarle o di proporle live, grazie a dei chitarristi session che si sono alternati durante il nostro periodo di attività. I brani per lo split con i Winds of Funeral, tuttavia, verranno registrati solo da me e Allein, nello stesso posto e nelle stesse modalità usate per "Introspective Vision...".
Provammo a incidere anche delle nuove canzoni come trio, ma quell'esperienza purtroppo non andò bene e quei brani, nonostante facessero parte già della scaletta live, sono rimasti inediti e mai più ripresi. Oggi, grazie all'esperienza accumulata in 20 anni di registrazioni con band di generi anche diversi dal metal, ho molta più confidenza con gli studi di registrazione e comprendo tutta la mole di lavoro che c'è dietro alla produzione di un disco. Sicuramente c'è meno istinto e meno ingenuità rispetto a quei tempi, ma la passione è rimasta immutata.


Personalmente credo che, specialmente oggi, la qualità produttiva del genere sia migliorata a tal punto da far perdere quella direzione "estrema" che un sound ruvido e crudo conferiva ai primi lavori dei Cold Moon. La tecnologia ha uniformato le produzioni, spesso a discapito dell'identità sonora delle singole band. Dal tuo punto di vista, pensi che quei brani avrebbero beneficiato di una maggiore competenza tecnica, o una produzione più curata avrebbe finito per snaturare completamente l'anima del progetto? Quanto era importante per Cold Moon l'attitudine "estrema" allora, anche dal punto di vista della qualitá viscerale della musica?
 Ratsel  Credo che l'importante sia rimanere, in ogni caso, fedele a un certo tipo di attitudine. Oggi come oggi non ho niente in contrario alla scelta di alcune band di avvalersi di produttori artistici o sale di registrazione professionali. Se tutto ciò serve a conferire una certa atmosfera e a non snaturare il sound black metal, perché no? Sai, anche con i Mortifier abbiamo registrato in studio e ci siamo serviti di un professionista per il mixaggio e il mastering, ma fidati che il sound sarà 100% black metal, anche perché stiamo usando tecnologie analogiche in modo da mantenere il tutto il più naturale possibile.
Poi c'è chi decide di far suonare tutto in maniera plasticosa e artefatta, ma quelle son scelte individuali e io non entro nel merito, non è un mio problema. Con i Cold Moon decidemmo di registrare in quel modo anche per un'urgenza espressiva che solo quel tipo di produzione poteva permettere. Eravamo degli adolescenti squattrinati: figurati, quindi, se avevamo la possibilità di pagarci degli studi di registrazione. Quello che ne uscì fu un suono davvero "nekro", non dissimile da ciò che anni prima uscì dalla Francia delle Légions Noires.
E non riesco a dirti se una produzione diversa, o la possibilità di registrare in modo differente, avrebbe giovato al risultato finale. Difficilmente mi guardo indietro: se una determinata cosa è stata fatta in una certa maniera in quel lasso di tempo, significa che va bene così. Forse avrei cambiato qualcosa per quel che riguarda l'artwork e il layout in generale, soprattutto ora che ho una certa dimestichezza con la progettazione grafica, ma per il resto posso ritenermi soddisfatto.
So che non ti fa piacere parlarne, però penso sia indispensabile citare il tuo progetto solista per dare un quadro completo del tuo percorso artistico. Sia "Desolation" che lo split con i Malefic Mist demarcano un momento importante del tuo operato a cavallo tra il 2005/2006. Nel mainstream, se ricordi, ci fu una spaccatura: da un lato la sperimentazione, con molte band che tentavano la via dell'industrial BM, del DSBM o si avventuravano in territori 'religious' ispirati dai Deathspell Omega; dall'altro la scena finnica (Horna, Behexen, Sargeist e le band in casa Norther Heritage) che dettava legge insieme a quella francese.
Tu invece, nonostante i risultati non fossero di tuo gusto, ti mantenevi fedele all'attitudine dei tuoi primi lavori con due uscite di culto per chi, come me, venera l'underground black metal più nascosto. Lasciando da parte il tuo giudizio negativo, quale fu l'idea di fondo dietro la creazione di Ratsel e cosa ti ha spinto a chiudere quel capitolo? Noto molto risentimento a riguardo e mi piacerebbe approfondire: come ti sentivi all'uscita del secondo lavoro e cosa successe in seguito?
 Ratsel  Prima di rispondere alla tua domanda, è doveroso fare un passo indietro e raccontare ciò che successe in casa Cold Moon, perché da lì nacque l'idea del progetto solista. Dopo la registrazione dei due brani che avrebbero fatto parte dello split con i Winds of Funeral (su per giù agosto 2004), io ed Allein ci trasferimmo a Roma per proseguire gli studi, ma anche per portare avanti la band al completo e continuare a suonare in una grande città che, nella nostra mente, ci avrebbe dato più opportunità.
Trovato un chitarrista, Victor (già chitarrista in sede live di Luctus e in seguito fondatore di Lupus Infestus), iniziammo a provare la scaletta solita che comprendeva sia i vecchi brani che i nuovi in fase di completamento. In poco tempo facemmo nuove conoscenze, frequentavamo i locali che proponevano live metal e ci inserimmo nel contesto dell'underground romano. Conoscemmo il leggendario Baffo Jorg che, con la sua Metal Massacre, organizzò il nostro primo concerto nella capitale assieme ad Athanor e Luctus. Ne seguì un altro ad aprile o maggio del 2005 con gli Endemona (credo si chiamassero così) e gli Ingraved, ma a quel punto Allein, che poco tempo prima aveva lasciato Roma per tornare in Puglia, decise di lasciare i Cold Moon per poi formare i deathster Headless.
Con un po' di sconforto, ma con la voglia di portare il progetto avanti, chiesi a Nuberos degli Hakenkreuz Nocturna di suonare la batteria e, con Victor già alla chitarra, la band era al completo. Purtroppo anche io dovetti ritornare in Puglia e provare costantemente era diventato assai difficile; con la band ancora attiva ma in stand-by, mentre anche gli altri pensavano giustamente ai loro progetti, decisi di intraprendere questo percorso solista dove ero libero di scrivere i testi (nei Cold Moon era priorità di Allein) e comporre individualmente ciò che volevo. Si trattava pur sempre di black metal, ma con un piglio più atmosferico e malinconico, all'occorrenza usando solo mid-tempo e/o parti ambient, senza però andare a finire per forza di cose in contesti DSBM.
L'idea era quella di partire con un demo: quindi, una volta raggiunto un certo numero di brani, registrarli e iniziare con la produzione dei CD e delle tape in versione limitata. Nonostante le buone intenzioni, ci furono grossi problemi con chi mi aiutò a registrare: un po' per la sua totale inesperienza con il black metal (e in generale con tutto il mondo del rock) e anche per la fretta che mi era stata imposta. Alla fine rimasero fuori anche un paio di tracce, proprio perché ad un certo punto mi ero stufato. Fu anche la prima volta che usai la drum machine piuttosto che un batterista vero, ed anche lì i risultati non furono proprio eclatanti. Alla fine di tutto il lavoro salvo solo "Night of the Silent Creatures", la strumentale di basso ed effettistica che chiude il demo, l'unica traccia che suona in modo decente.
Lì per lì non lo reputai un lavoro disastroso, soprattutto quando altra gente iniziò ad interessarsene: la label canadese Made with Hate lo ristampò in digisleeve (fece lo stesso anche con i Cold Moon) alla fine del 2005 e, successivamente, anche la Vision of Nightscapes se ne interessò e inserì i brani in uno split con i Malefic Mist nel 2006. So per certo che i fan delle sonorità più grezze ed "ignoranti" apprezzarono Desolation, ma io diventai sempre più insofferente e critico nei suoi confronti, deluso per non aver centrato l'obiettivo che mi ero auto-imposto. Così lasciai perdere del tutto, soprattutto quando entrai a far parte come vocalist live session dei Buio Omega: mi concentrai solo su quello e il progetto morì.
Un peccato, perché secondo me c'erano idee di fondo molto valide. Tuttavia, capisco la tua linea di pensiero e trovo sempre meglio non forzare certe cose se non se ne sente il bisogno.
Tornando alla Made with Hate Records, la label canadese ristampò tutti i brani che avevate registrato negli anni precedenti al 2006. Ricordo altre band italiane supportate da quell'etichetta intorno a quel periodo. Come arrivò quella collaborazione e quali furono i responsi?
 Ratsel  Sono passati più di 20 anni da questi avvenimenti e molti ricordi sono ormai sfumati; cercherò di andare il più possibile a memoria. Credo che fu la MWH stessa a contattarmi perché voleva ristampare il primo demo dei Cold Moon e distribuirlo dalle sue parti. Se non ricordo male, il tipo che ci stava dietro si chiamava Hecatior ed era anche gentile e simpatico, in un primo momento. Ci sentivamo tramite mail o su MSN; io gli proposi di stampare una versione del demo che comprendesse anche le due tracce dello split con i Winds of Funeral, e lui accettò. Per l’occasione scelse un nuovo artwork; ci fu anche il restyling del logo a cura di un ragazzo di cui non ricordo il nome.
Era da poco uscito anche il primo demo di Rätsel e lui mi chiese se poteva ristampare anche quello, e io accettai. Quando furono disponibili le copie, mi inviò un pacco con la parte di dischi che mi spettava, più qualche altro titolo delle sue produzioni. C’erano band da diverse parti del mondo: USA, Germania, Brasile, Italia e addirittura Cina. Ovviamente parliamo di prodotti molto underground e a basso costo, in CD-R e con artwork fotocopiato. Di queste piccole realtà era piena la scena e, anche se non esisteva nessun tipo di contratto o rientro economico, riuscivano con passione a distribuirti in tutto il mondo, soprattutto grazie al trading.
Alla fine, con i Cold Moon in una fase di stallo e con il progetto solista in fase di chiusura, il nostro rapporto finì, anche perché il progetto che avevo intrapreso in quel periodo non era di suo interesse. Credo fosse ormai il 2007 quando nacque Beanian Shide, che proponeva anti-musica ambientale e noisy. Feci uscire un promo in CD-R a distribuzione ultra-limitata; non so nemmeno se in rete si trovi qualcosa a riguardo. Faccio fatica anche io a ricordare tutti i dettagli di quel progetto, che ebbe vita breve.
In ogni caso, Hecatior sembrava quasi offeso da tutto ciò, perché secondo lui avrei dovuto continuare con il black metal: invece, così facendo, stavo "tradendo gli ideali della nera fiamma". Io naturalmente risposi che potevo farci ciò che volevo con la mia musica e che poco mi interessava del pensiero degli altri. Sì, in effetti ci fu un piccolo alterco e da quel momento in poi non ci siamo più sentiti. Poco dopo anche la Made with Hate morì.


Mi parlavi prima della band in sede live nel Lazio! Raccontami di questi eventi e delle foto sul profilo Facebook della band! Sembrava stesse suonando in un cimitero con le lapidi alle spalle, ma presumo fosse il concerto al Transilvania, o sbaglio?
 Ratsel  Sì, le foto che vedi con quella scenografia cimiteriale sono dei live svolti al Transilvania Live di Lecce. Ci abbiamo suonato tre volte tra il 2004 e il 2005. Tra le band che ci hanno accompagnato ci sono: Gutha, Winds of Funeral, Luctus, Damned Scream e Denial. Quei concerti sono sempre andati bene: c'era molta affluenza di pubblico, la gente era coinvolta e ti supportava.
Il primo live a Roma, al contrario, fu abbastanza disastroso. Avevamo grandi aspettative, anche perché ci eravamo affidati alla Metal Massacre di Baffo Jorg, che era una garanzia nell'ambiente. Suonammo assieme a Luctus ed Athanor. Purtroppo non ci fu molta gente quel giorno, complice anche la concomitanza con diversi altri eventi metal nella capitale. In più il nostro chitarrista, al debutto live, si ubriacò e dimenticava pezzi di canzoni, rendendo le cose difficili a me e ad Allein e costringendoci spesso a improvvisare. Per fortuna quasi nessuno degli astanti conosceva i nostri brani. Alla fine collassò nel backstage.
Andò meglio la seconda e ultima volta a Roma, al Coetus Club (poi Wishlist), che fu anche l'ultimo concerto dei Cold Moon. Aprimmo per Endemona e Ingraved e ci esibimmo, per l'occasione, senza face painting (non ricordo bene il motivo).
Ritornando al primo live a Roma, c'è un aneddoto simpatico che vorrei raccontare: quando arrivammo nei pressi del locale — il Bombardier, mi pare si chiamasse — il proprietario ci disse di aspettare un attimo prima di entrare perché stavano girando un film. Infatti c'erano diverse troupe con telecamere e microfoni lì intorno, mentre noi ci chiedevamo cosa diamine stessero riprendendo là dentro. Ad un tratto dal locale uscì Marco Giallini: con una camicia bianca sporca di sangue (finto) ci disse: "Non entrate lì dentro, perché vi sparano!".
Ci furono ovviamente delle risate e Marco si avvicinò a noi chiedendoci che musica suonassimo. Noi rispondemmo semplicemente "Black Metal", sicuri del fatto che per lui fosse arabo. Invece ci rispose: "Black Metal! Venom! Cronos, uaaaargh!". Rimanemmo stupiti e increduli... chi se lo aspettava che fosse "uno di noi"? Poi ci salutò e se ne andò, non prima di scattare una foto col nostro chitarrista in una posa grim.


Mi parli dei Winds of Funeral? Chiaramente non posso non chiederti come si arrivò allo split con loro. Anche il loro era un bel progetto, davvero! Se non ricordo male, la loro ultima uscita fu una raccolta per una label cinese, il cui proprietario fu fatto sparire dal governo perché dissidente qualche anno più tardi.
 Ratsel  Della storia del proprietario non ne sapevo nulla, e nemmeno Arcanum dei WOF, che ho sentito qualche giorno fa, ne era a conoscenza. Mi ha detto che, sì, un bel giorno è sparito e probabilmente ha fregato anche qualche band; fortunatamente loro avevano ricevuto le copie della compilation che gli spettavano prima che il tipo si volatilizzasse. Il mistero è stato svelato, quindi.
Per quanto riguarda il rapporto tra noi e loro, posso dirti che ci siamo conosciuti tramite lo scambio dei nostri rispettivi primi demo. Non ricordo con precisione chi contattò chi per primo, ma sicuramente c'è stato fin da subito rispetto reciproco, ben consapevoli che eravamo tra i pochi gruppi BM partoriti dalla Puglia in quegli anni. Da lì alla decisione di unire le nostre forze per la produzione dello split CD il passo fu breve. Non prima, però, di fare un live insieme presso il Transilvania di Lecce. Ricordo che l'etichetta Eyes of the Dead Prod era interessata a produrci, ma alla fine non arrivammo a nessun accordo; per questo motivo "The Black Alliance" uscì come autoproduzione in edizione limitata a 666 copie. Ad ogni modo, ebbe un buon riscontro di critica e, grazie al trading, riuscimmo a farlo arrivare in molte zone d'Europa, come anche in Sud America, Russia e Cina. 
Le nostre due canzoni non furono mai suonate dal vivo, né provate prima di essere registrate: parliamo quindi di brani totalmente inediti. Furono composte da Allein, che me le ha mostrate due ore prima di essere incise, almeno per quel che riguarda chitarre e basso, che ho registrato durante la stessa sessione. Successivamente Allein ci inserì la batteria e, dopo qualche giorno, ci ho messo le voci.
Queste canzoni sono apparse anche come bonus track della versione estesa di "Introspective Vision of an Eternal Journey", fatta uscire dalla Made with Hate Records e, tanti anni dopo, nello split tape con i Nocturnal Degrade a cura della Extreme Chaos.


Arriviamo quindi proprio a quello split. Com'è nata la collaborazione con i Nocturnal Degrade e, successivamente, l'idea di uno split su cassetta? La Extreme Chaos, inoltre, sta tirando fuori una marea di produzioni incredibili ed è diventata, per quanto mi riguarda, un punto di riferimento importante per la scena nazionale e non solo.
 Ratsel  L'idea è stata di Manuel, uno dei titolari della Extreme Chaos. Ci conosciamo da tanto tempo, dal 2005: ci siamo visti a Roma durante un concerto dei Gorgoroth. All'epoca faceva parte degli Hakenkreuz Nocturna, io ero amico del batterista Nuberos e fu proprio quest'ultimo a presentarci. Poi ci siamo un po' persi di vista fino a quando, all'incirca 15 anni fa, scopro su Facebook una pagina dedicata ai Cold Moon e, alla mia richiesta di sapere chi ci fosse dietro, mi rispose proprio lui. È sempre stato un nostro sostenitore e quando mi ha proposto questo split in cassetta in edizione limitata non potevo fare altro che accettare. Tra l'altro, per chi non lo sapesse, Nocturnal Degrade è un suo progetto.


A distanza di così tanto tempo, c'è ancora chi ricorda Cold Moon e sicuramente si è trattato di un progetto che, nel suo piccolo, ha lasciato un bel segno nella scena nazionale durante la prima decade del nuovo millennio. Ti capita mai di guardare indietro e chiederti come le cose sarebbero potute andare se avessi continuato? Hai mai pensato di riprendere in mano il progetto, o magari anche la tua omonima one-man band, e dar spazio a un ritorno sulla scena?
 Ratsel  A dire il vero, nel 2007 si era pensato a una reunion con la formazione originale con me ed Allein. Ci siamo visti una volta sola, però: giusto il tempo di scambiare qualche idea e vedere se effettivamente potesse funzionare. Purtroppo la cosa non si concretizzò mai. Siamo rimasti comunque buoni amici, ma musicalmente parlando ognuno ha poi preso la sua strada.
Ad ogni modo, per buona parte del 2005 e per tutto il 2006 non ho mai smesso di comporre, perché ho sempre sperato di trovare una nuova line-up con la quale almeno registrare un album o un EP. Quando i Buio Omega mi reclutarono come cantante live, misi tutto da parte, concentrandomi unicamente su di loro. È successo però che per tanti motivi, arrivati al 2008, ho iniziato progressivamente ad allontanarmi dal black metal per approfondire e/o riscoprire altri generi musicali.
Per i successivi dieci anni mi sono buttato a capofitto nel post-punk e nella darkwave; ho messo da parte la chitarra e ho suonato solo il basso in tutte le band di cui ho fatto parte. Frequentavo ormai pochi concerti metal e anche i miei ascolti si limitavano ai grandi classici del passato o ad altri generi e band che prima snobbavo. Per farti un esempio, mi sono appassionato a gruppi quali Paradise Lost, My Dying Bride, Katatonia e Type O Negative. Ho anche suonato in band punk, altra mia passione ritrovata.
La fiamma si è riaccesa nel 2020, in piena pandemia da Covid-19, quando a causa del lockdown avevo molto tempo per ascoltare musica per ore ed ore. Ho iniziato a riprendere dischi che ascoltavo anni prima, a consultare le webzine di settore e ad acquistare le nuove uscite in campo black metal o alcuni album che avevo ignorato durante i precedenti dieci anni. Ho rispolverato la chitarra quando mi è stato chiesto di entrare nei Mortifier, recuperando proprio alcuni di quei riff che avevo composto per i Cold Moon, rimasti chiusi in un cassetto per quasi quindici anni. In qualche modo, quindi, l'eredità di quel progetto vive ancora oggi, con qualche dote tecnica e professionalità in più. Ma quei tempi rimangono unici e irripetibili, e va bene così.
Proprio nel 2008 usciva "Planet of Tombs" dei Buio Omega! Come sei entrato a far parte di quella band? Com'è stata quell'esperienza e cosa è successo in seguito al progetto? Esistono ancora i Buio Omega?
 Ratsel  Ho iniziato a provare con i Buio Omega verso la fine del 2006, quando Arcanum Anima mi parlò della possibilità di fare qualche live senza Peter (aka Gorgoroth), perché ovviamente sarebbe stato impossibile provare le canzoni. I brani erano tutti nuovi e avrebbero fatto parte del terzo full-length, "Planet of Tombs". Mi hanno fornito loro i testi e io li ho semplicemente adattati alle musiche.
Mi sono esibito due volte dal vivo: una in provincia di Taranto con Avulsed, Horrid, Clinicamente Morti ed Headless; l’altra nei pressi di Ascoli con Proclamation, Bestial Raids e Blasphemophager. Furono entrambe belle esperienze. Non ricordo se le registrazioni del terzo album fossero già iniziate durante la mia permanenza nella band, ma fu abbastanza strano sentire quei brani cantati in modo totalmente diverso rispetto a come li avevo interpretati io, una volta ricevuto il CD.
Ad ogni modo, i Buio Omega non esistono più, soprattutto dopo il ritorno dei Mortifier, nonostante i recenti cambi di lineup, l'unico membro fondatore rimasto è Arcanum Anima. 
Com'è stato il tuo ritorno al genere e come l'hai trovato mutato rispetto a dieci anni prima? Quali band ti hanno colpito tra il 2020 e oggi e quali, invece, ti hanno lasciato indifferente nonostante le aspettative?
 Ratsel  Come ti ho detto in precedenza, ho ricominciato ad ascoltare regolarmente black metal nel 2020, durante il lockdown della pandemia di Covid-19. Con tutto quel tempo a disposizione, ho riascoltato giornalmente una marea di dischi che erano rimasti sugli scaffali da un bel po’ di tempo, alcuni anche da dieci anni. Probabilmente è stata anche quell’atmosfera di paura, isolamento e disagio che si respirava in quei giorni a spingermi ad ascoltare qualcosa di attinente.
Non ho più però il tempo per dedicarmi con costanza all’underground come facevo una volta: ho due bimbi piccoli, un lavoro che mi impegna tutta la giornata per cinque giorni su sette, ed è già tanto che riesca a trovare il tempo da dedicare alle due band di cui faccio parte. Probabilmente molte cose sono anche cambiate nel frattempo. Ho constatato che molte webzine storiche in Italia non esistono più, e anche i forum credo non abbiano più la stessa importanza che avevano quando ho iniziato a seguire la scena nel 2003.
Il trading? Non ho idea se oggi le band abbiano ancora modo di scambiare il proprio materiale, d’altronde siamo nell’era digitale, e molti gruppi fanno prima a riversare il tutto su Internet, tramite social o piattaforme dedicate. Fortunatamente esistono le eccezioni, e molti gruppi preferiscono ancora produrre materiale fisico. Ho visto anche il ritorno delle fanzine cartacee, vedi Sulphur, giusto per citarne una.
Purtroppo seguo davvero poco la scena italiana: come scritto poc’anzi, ho davvero pochissimo tempo da dedicare alla ricerca e all’ascolto di nuove band, ma posso dirti che ho apprezzato parecchio i Black Raptus e i Tulpa. Anche l’ultimo disco dei Forgotten Tomb mi è piaciuto un bel po’, stesso dicasi per i Tenebrae In Perpetuum. Ho poi acquistato alcune ristampe in vinile degli Spite Extreme Wing a cura della Dusktone.
Per quanto riguarda i gruppi internazionali, ho apprezzato gli ultimi lavori di Horna, Sargeist, Marduk, Funeral Mist, Satanic Warmaster, Mutiilation, Necrophobic, Hauntologist, Mayhem… giusto per citarti i primi che mi vengono in mente.
Come sei approdato ai Mortifier? Si è trattato di un'opportunità presentatasi grazie alla tua esperienza con i Buio Omega o di una tua ricerca attiva che ha poi supportato il ritorno della band dopo undici anni dall'ultimo "Kämpfen"?
 Ratsel  Proprio parlando con Arcanum Anima è nata l’idea di provare a fare qualcosa di nuovo insieme, visto che i Mortifier si trovavano in una situazione di stallo, con batterista e chitarrista praticamente assenti. 
Abbiamo trovato subito un batterista, Ivan (ex Throne of Moloch, attualmente anche con Mutazione e i 'miei' Moonoises) e con il vocalist Lvxfer della partita, non ci è voluto molto per entrare in sala prove e arrangiare i nuovi brani.
A quel punto si è deciso di continuare a usare il nome Mortifier con questa lineup, anziché crearne uno ex novo. Ci è voluto un po’, ma il nuovo full-length è quasi pronto: sarà puro black metal oscuro, violento, gelido e atmosferico. 
Quanto delle tue influenze non-black metal sei riuscito a portare con te a livello compositivo? Moltissime band, oggi, contaminano questo genere con sonorità aliene: come ti poni tu rispetto a questa tendenza?
 Ratsel  C’è poco delle mie influenze extra-black nelle nuove composizioni, a dire il vero. Puoi trovarci qualche partitura vicina alla darkwave anni '80, se hai un buon orecchio, ma in sostanza preferisco non allontanarmi troppo dal classico stile anni '90. Per me, il black deve rimanere black. Posso al massimo inserirci qualche divagazione thrash o vicina al doom, ma non ho intenzione di snaturare il sound di una band che è in circolazione dai primi anni '90.

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