INTERVISTA #15 // FERUCH: uno tra i migliori debutti black metal italiani del 2025!
Uno dei migliori debutti dell'anno 2025, per quanto riguarda la scena italiana, per un progetto che penso farà parlare tantissimo di sé nel caso decidesse di proseguire su questa strada.
L'omonimo disco di Feruch veniva stampato inizialmente dalla Dolomia Nera in formato vinile, per poi esser ristampato dalla stessa label in formato cassetta ed infine dalla Masked Dead Records in formato CD. Sicuramente una band che ha destato l'interesse di tanti addetti ai lavori che non potevano rimanere impassibili davanti ad un disco così spettacolare.
Una delle caratteristiche fondamentali di "Feruch" non è il tentativo di riscrivere il genere ma anzi di celebrarlo a pieno attraverso un songwriting che fa la differenza. Inutile dire che quest'intervista era da tanto in programma per quanto mi riguarda e quando Fulgur Summa mi ha dato l'ok non vedevo l'ora di usare quest'occasione per scoprire di più riguardo il progetto ed il suo primissimo ed imperdibile lavoro.
Ben trovato Fulgur Summa e ben trovati Feruch! Mi complimento per il debutto che come sapete, per quanto mi riguarda, ha davvero lasciato il segno. Classiche domande di rito per rompere il ghiaccio: chi sono i Feruch? Da dove proviene la band? Qual è stato il cammino che vi ha portato alla pubblicazione del vostro omonimo debutto in casa Dolomia Nera?
Fulgur Summa Salve a tutti, innanzitutto grazie per le parole che avete speso per Feruch, ne siamo tutti molto grati.
Questo progetto nasce in parte per dare voce a ciò che rimane della nostra tradizione pagana qui in Veneto e, in parte, come una personale riflessione sul misticismo e sul rapporto con la natura che ci circonda.
Ho iniziato a scrivere il materiale di Feruch ormai svariati anni fa; tutte queste idee si sono poi concretizzate verso la fine del 2022, momento in cui ho dato una forma a tutto il lavoro svolto negli anni precedenti.
Inizialmente la volontà era quella di registrare personalmente ogni strumento, dal momento che Feruch, come progetto, nasce proprio per mio volere; poi, per tutta una serie di fattori, ho preferito coinvolgere in fase di registrazione alcuni amici di sempre: Rytism, Alnei e Nihil.
Il percorso che ha portato all’uscita del disco con Dolomia Nera è stato molto lineare: l’etichetta ha creduto nel progetto fin da subito e di questo sono veramente grato. Siamo amici da parecchio tempo ormai.
Così tante domande da farti solo da questa risposta! Partiamo dalla musica: deduco che le idee portanti fossero tue e che poi, solo in fase di registrazione, gli altri musicisti coinvolti abbiano contribuito nell'adattare la musica per le loro parti. Com'è stato, quindi, muoversi da una one-man-band, durante la fase di stesura dei brani, al ritrovarsi con una line-up completa, in cui l'interpretazione risulta poi essere il cavallo vincente per un debutto solido come il tuo? Quanto di quel risultato è stato il frutto del tuo lavoro come 'direttore artistico', passami il termine, e quanto invece del lavoro della band come collettivo?
Fulgur Summa Feruch è a tutti gli effetti una mia creatura: negli anni ho capito che l’unica dimensione che mi soddisfa davvero è la composizione in totale solitudine. Così è stato creato questo primo lavoro e così verranno composti anche i prossimi — e non mi riferisco necessariamente solo a Feruch.
A livello batteristico, a Rytism ho lasciato quasi sempre carta bianca e credo che l’interpretazione che ne è derivata abbia centrato in pieno l’intento del progetto. Poi, in fase di registrazione, io mi sono occupato della chitarra, sia per la parte ritmica che per quella solista; Alnei ha ricalcato la parte ritmica per un’amalgama più fluida e Nihil, invece, ha registrato il basso.
Per tutte le corde ho chiesto che i riff non venissero cambiati o interpretati diversamente da come li avevo pensati in partenza, e così è stato. Fa eccezione il solo di basso in Alba Nera Perpetua, dove Nihil ha avuto totale libertà, andando a creare una transizione sonora, a mio avviso, davvero interessante. È chiaro, però, che il risultato finale di questo primo disco, senza il supporto attivo di chi vi ha preso parte, non sarebbe lo stesso.
Se con il disco di debutto il materiale risultava già "vecchio", dato che i riff avevano già diversi anni alle spalle, come funzionerà per il prossimo album? Avrai la necessità di aspettare così tanto tempo per accumulare un archivio di riff, o pensi di lavorare su idee più immediate, senza doverti fermare per attendere una specifica maturazione dei brani? Senti la necessità di avere un’attività continua o hai bisogno dei tuoi spazi e del tuo tempo per far musica?
Fulgur Summa Non credo che avrò la necessità di aspettare così a lungo: in realtà, ho scritto buona parte del materiale per il prossimo album già l’anno scorso. Nonostante ciò, penso che il secondo disco vedrà la luce nel corso del 2027 per molteplici ragioni. Una su tutte, il fatto che sento il bisogno di far "decantare" i vari riff e, quindi, di capire se sul lungo periodo mi convincano come nel momento in cui li ho suonati per la prima volta. Credo che il mio desiderio di comporre sia qualcosa che necessiti sicuramente di costanza, ma anche di tempi di silenzio totale.
Parlami della tradizione pagana in Veneto e di come abbia influenzato questo tuo progetto. Di cosa parla il tuo debutto?
Fulgur Summa Nel mio caso specifico, l’interesse verso le narrazioni precristiane della nostra terra nasce grazie ai miei nonni materni.
Ho vissuto con loro tutti gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza e sono sempre stato curioso testimone dei racconti appassionati di entrambi riguardanti proprio questo incredibile mondo di creature antiche e leggendarie (Orc, Lumiera, Mazzaròt del bosc, Bisson Gaet, Caza Selvarega, Anguane, tanto per citarne alcune), di quasi sempre chiara derivazione pagano-ambientale.
In età più adulta, poi, ho approfondito le ricerche in merito ed è stato davvero triste notare come l’avvento del cristianesimo coincida con l’inizio del ridimensionamento dei culti pagani che, per loro natura, in quasi tutte le civiltà sono molto legati alla relazione che intercorre tra la vita dell’uomo e le peculiarità naturali dell’ambiente che abita.
In alcuni casi, le figure ancestrali e i rituali pagani sono stati accorpati alla religione cristiana tramite un processo di sincretismo, a mio avviso, scellerato (Santa Lucia, ad esempio, che diviene "patrona" del rito del solstizio d’inverno, o Sant’Antonio nella veste della divinità Lugh).
In altri casi, invece, in particolar modo dopo il Concilio di Trento del 1545, molti dei rituali tradizionali e delle credenze popolari vennero identificati come consuetudines non laudabiles, nel tentativo di inserirli in uno spicciativo calderone contenente — almeno secondo i dettami cristiani — tutto ciò che era accostabile all’eresia.
In Feruch, quindi, parte delle tematiche fa proprio riferimento ad alcune di queste antiche leggende, ai rituali pagani dei nostri antenati e alla profonda comunione che avevano con tutti gli elementi naturali che ci circondano.
Quindi posso dire che, per me, la scintilla è stata innescata da chi mi ha cresciuto; credo sia mia responsabilità, ora, continuare ad alimentarne il fuoco.
Ti senti quindi un praticante dal punto di vista del paganesimo locale o pensi che la tua passione per certe tematiche ti abbia semplicemente avvicinato a una credenza arcaica, senza la necessità di una devozione di stampo rituale? In aggiunta a questo, quanto di ciò che fa parte del tuo concept è anche parte integrante della tua persona nella vita quotidiana?
Fulgur Summa Direi che tutte le visioni e i concetti espressi in Feruch ricalcano in pieno il mio modo di vivere il mondo; credo di poterli definire una fede profonda su base quotidiana.
Nutro un'intima e radicata reverenza per la Madre Terra, per i suoi cicli, per il Sole, per la Luna e per tutti gli elementi in genere; trovo che custodiscano, senza mai rivelare del tutto, i più concreti segreti ancestrali, se così li vogliamo chiamare.
Questo è il mio credo, anche al netto della musica e dell’arte.
Come si sposa questa tua visione con l'immagine sul fronte di copertina del tuo debutto? Qual è la storia dietro la tua cover art?
Fulgur Summa Per capire la copertina del disco penso sia necessario partire dal nome del progetto.
Feruch, che nel nostro dialetto significa matto, scellerato, è il nome di un gruppo di cime facenti parte dei Monti del Sole, una delle sezioni più selvagge e meno battute delle Dolomiti Bellunesi.
Una delle vie percorribili per entrare in questa zona è dal lato nord del Lago del Mis: si sale attraverso i paesini di Gena Bassa, Media e Gena Alta, un minuscolo villaggio rimasto in totale abbandono fino a qualche anno fa. Ora, una mia cara amica con la sua famiglia sta finalmente riportando il paese all'antico splendore.
Proprio Gena Alta è l'ultimo villaggio prima di imboccare la via che sale ai Feruch.
L’immagine in copertina è del 1934 e ritrae G.L. (classe 1908), una delle ultime vere e proprie figlie del paese di Gena, con l'auspicio di onorare la memoria di chi prima di noi ha custodito la terra che abitiamo.
Ancora una volta un attaccamento al territorio importantissimo, che aggiunge uno strato significativo al concept della band. Arrivando da Dolomia Nera, così come per Feruch, tantissime altre band hanno una forte identità legata al territorio. È questo il motivo per il quale sei poi arrivato alla stampa del disco in LP sotto quest'etichetta? Com'è nata la tua collaborazione con la label in questione?
Fulgur Summa Conoscevo già da molti anni alcuni dei membri di Dolomia Nera. Nel momento in cui ho fatto presente l'intenzione di registrare Feruch, l'interesse da parte loro è stato vivo e attivo fin da subito. Il contributo dell'etichetta, oltre ad aver stampato il disco in vinile e in MC, è stato fondamentale anche per la riuscita del disco così com'è oggi. Sono davvero onorato del fatto che Feruch sia sotto l'ala di Dolomia Nera.
Quanto è importante per Feruch essere parte di una scena locale e ben definita, come quella che si è creata attorno alla Dolomia Nera, sia a livello musicale che concettuale? È una condizione necessaria per il rafforzamento del proprio sound e delle proprie intenzioni, o un qualcosa che è successo per caso e che, a suo modo, non definisce il progetto come facente parte di un movimento più ampio?
Fulgur Summa La fraternità che accomuna tutti i progetti che fanno parte di Dolomia Nera credo sia molto importante per mantenere saldo tutto il movimento.
Tra tutti cerchiamo di organizzare ritrovi il più spesso possibile, molte volte proprio di fronte ad un falò.
Per Feruch essere parte di una realtà come quella del Metallo Nero delle Dolomiti è essenziale.

Ci sono stati degli avvenimenti recenti, a livello locale, che hanno rafforzato il tuo senso di appartenenza e la voglia di celebrare le tue radici attraverso questa musica?
Fulgur Summa Ce ne sono alcuni a cadenza annuale per me molto significativi, uno su tutti la celebrazione del solstizio d'inverno a dicembre quando solitamente ci ritroviamo tutti davanti ad una pira dove bruciamo le potature degli alberi e le ramaglie rimaste dal taglio della legna, è sempre un momento spirituale molto intenso.
Com'è stato il riscontro alla pubblicazione e come si è ulteriormente solidificata la tua presenza nella scena nazionale e internazionale grazie anche al supporto di Masked Dead Records e la ristampa in formato CD, così come la recente ristampa in MC, ancora una volta sotto l'egida della Dolomia Nera?
Fulgur Summa Il riscontro è stato decisamente positivo e ne siamo tutti molto contenti. Ovviamente, il merito va anche al supporto ricevuto da entrambe le etichette: sia Dolomia Nera, per tutti i formati analogici, sia Masked Dead Records, per aver stampato l'album in CD.
Va precisato, poi, che anche il supporto ricevuto dalle webzine e da realtà come MDBMI ha avuto un peso specifico molto importante nel far conoscere il disco, tanto più vista la mia scarsa inclinazione ai live.
Una volta il genere parlava di radici profonde legate al territorio, alla sua mitologia e storia (vedi la Norvegia). Ormai lo stesso tipo di concept si applica ovunque nel mondo, sottolineando l'importanza delle proprie radici e cultura ben oltre ciò che il genere faceva alle origini. Quando questo discorso passa però dalla "venerazione" della natura, miti e storia, alla "valorizzazione" delle proprie radici, si sfiorano spesso tematiche di stampo socio-politico. Il regionalismo può diventare indipendentismo, il nazionalismo un qualcosa di ulteriormente complesso. Come navigate queste idee e quali sono i rischi e i vantaggi che, secondo te, possono sorgere da questo tipo di tematiche? Quant'è facile confonderle con altri argomenti ed essere soggette a interpretazioni personali che non hanno niente a che vedere con ciò che gli artisti vogliono trasmettere?
Fulgur Summa Onestamente, nella stesura dei concetti di Feruch, non ho avuto e non ho interesse nel prendere in considerazione questo tipo di possibili diatribe.
Canto delle radici della mia zona, della sua antica mitologia, della mia visione della vita. Questa è la linea che intendo mantenere.
A molti questo legame con il territorio può non piacere per mille motivi, me ne rendo conto, ma va bene lo stesso: cuore in pace.
Feruch, concettualmente, è anche molto personale e così lo voglio portare avanti.
Prima mi dicevi che il nuovo lavoro è già pronto, ma avrai bisogno di far "decantare i vari riff". Per quanto riguarda il concept, hai bisogno di un qualcosa di simile? Un periodo per poter assimilare le idee, riadattare i testi e assicurarti che possano inserirsi bene con la musica? Oppure le lyrics sono un aspetto che preferisci gestire di getto, magari direttamente in fase di registrazione?
Fulgur Summa Ho assoluta necessità di vagliare più e più volte tutti i testi ed i concetti espressi dal momento che li ritengo davvero una componente di fondamentale importanza per l'esito di un disco.
Non riuscirei mai a gestire le liriche di getto in fase di registrazione, secondo me devono avere la stessa centralità delle parti suonate.
Per il prossimo lavoro con Feruch al momento sono in una fase avanzata per quanto riguarda lo scheletro della parte musicale e concettuale, sto pian piano lavorando ai testi e agli arrangiamenti, ci vorrà ancora del tempo per far si che tutto prenda la giusta piega, ma la via intrapresa è quella giusta.



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