INTERVISTA #14 // ARS MANIFESTIA, nuove dimensioni sonore..
La scena italiana ha avuto una quantità enorme di nomi veramente incredibili: alcuni spariti negli anni e altri ancora attivi ai giorni nostri, con album che scandiscono l'incredibile talento dei nostri artisti. Ammetto di essere di parte quando si parla di questo progetto perché, fondamentalmente, la qualità dei suoi dischi è assolutamente innegabile.
Ars Manifestia debuttava nel 2007 con "The Enchanting Dark's Arrival" per la spagnola BlackSeed Productions e, tra quel disco e i successivi cinque, questa one-man-band ha intrapreso un percorso straordinario. Il sound primordiale del primo lavoro si è evoluto, pur mantenendo fede a se stesso, in un viaggio alla scoperta del proprio animo. Le contaminazioni che hanno influenzato Harmful, mastermind della band, hanno reso il suo sound unico e incredibilmente toccante. Come non parlare, quindi, con lui di questa incredibile creatura e del suo passato, presente e futuro?
Harmful, grazie per il tuo tempo e per avermi dato l'opportunità di parlare con te.
Con un debutto datato 2007, le radici del progetto risalgono invece, da quello che ho potuto vedere online, al 1999. Sei quindi in attività da quasi trent'anni e con sei lavori all'attivo! Chi è Harmful? Parlami di com'è nato il progetto e di quelli che sono stati i trascorsi di Ars Manifestia fino a oggi.
Harmful Ars Manifestia nasce quando avevo circa 13 anni, insieme a un mio amico di scuola con cui condividevo la passione per la musica. Non avevamo la minima idea di cosa fare, ma sapevamo che volevamo suonare; così, da lì a poco, ho iniziato a comporre riff ogni giorno e, anche se il nome è arrivato qualche anno dopo, considero quello l'inizio degli Ars Manifestia.
Dopo qualche anno e alcuni cambi di line-up, decisi di rimanere da solo e occuparmi di tutto. Passato qualche anno ancora, durante il quale imparai a suonare la batteria, registrai il primo disco. In tutto quel tempo continuai sempre a scrivere musica, così, in pratica, all'uscita del mio primo disco avevo già composto anche il terzo... quindi è sempre rimasto un lungo lasso temporale tra la scrittura dei dischi e la loro effettiva incisione. L'idea principale del gruppo è sempre stata ricreare quelle emozioni che altri gruppi mi facevano sentire, ma facendo un mio percorso e cercando di spingermi sempre oltre con le idee.
Quali ascolti o chi/cosa ti ha ispirato da questo punto di vista, e perché la decisione di passare da una formazione a più elementi al voler diventare un polistrumentista e dar vita a una one-man band? Inoltre, quanto è stato difficile per te imparare a suonare vari strumenti e quando è arrivata la decisione di suonare un genere come questo? Suonavi black metal con la band, o è un qualcosa che è arrivato quando hai deciso di suonare tutto da solo?
Harmful L'idea di suonare la chitarra è nata probabilmente con la figura di Kurt Cobain e i Nirvana; da lì sono arrivati Metallica e Death, ma è con i Dimmu Borgir che ho capito il genere che avrei voluto suonare o, meglio, le emozioni che avrei voluto suscitare. Tutto si è poi evoluto naturalmente man mano che scoprivo nuovi gruppi. Non ho mai avuto nessuno come vero punto di riferimento, se non la potenza emotiva che le varie band esprimevano.
Il passaggio a suonare tutto da solo è stato dettato dal fatto di non tollerare carenze tecniche ma, soprattutto, attitudinali. Era praticamente impossibile trovare qualcuno che stesse al passo con la mia passione: a un certo punto ho semplicemente preferito occuparmi di tutto. La cosa che ha richiesto più tempo è stata la batteria; ci sono voluti circa tre anni prima di essere in grado di registrare qualcosa. Ho anche dovuto imparare a registrare e mixare: anche in questo campo ci sono voluti anni e, ovviamente, non si finisce mai di migliorare.
Siamo passati tutti dai nomi più mainstream al volerci poi nascondere, o affermare, nella nicchia più underground e oscura possibile. Pensi ci sia stato un momento preciso nel quale ti sei identificato con un’identità artistica ben definita e abbia deciso che quello era ciò che avresti voluto fare? C’è un abisso dai Nirvana ad Ars Manifestia, così come dai Dimmu Borgir al tuo sound. Quando sei arrivato, quindi, a identificarti come Harmful?
Harmful Diciamo che i Nirvana sono stati la prima spinta per innamorarmi della chitarra in generale; i Dimmu Borgir, invece, sono stati una rivelazione dal punto di vista emotivo. Non avevo mai provato certe sensazioni e, così, molte altre band ovviamente hanno tutte contribuito a formare quello che sono diventato. Sicuramente si è formata prima la passione e poi, negli anni, ha preso forma la linea musicale che mi rappresentava meglio, ma che è comunque sempre evoluta fino ad arrivare a questo disco.
Gruppi come i Kvist, da cui ho preso il nome Ars Manifestia, per esempio, sono stati sicuramente un’ispirazione negli anni, anche se non li ho mai direttamente presi come ispirazione; tutto ciò che si ascolta, in qualche modo, si mescola con la propria creatività.
L'attitudine è sicuramente un aspetto chiave che contraddistingue band e generazioni all'interno del mondo black metal. Senza avere una spalla su cui appoggiarti, considerando che Ars Manifestia è una one-man band, come ti sei dovuto gestire con la carenza di un confronto diretto che potesse sfidare la tua attitudine e il tuo operato? Generalmente passano anni tra un disco e l'altro: come fai a capire che il momento è quello giusto per premiare le tue idee, stabilire ciò che va usato o scartato in un nuovo lavoro e che, infine, dopo registrazioni, mix e mastering, il risultato è quello definitivo e pronto per la pubblicazione? È una pressione notevole sulle tue spalle!
Harmful Questa domanda è molto interessante. Nei primi anni sicuramente c'è stato un confronto con gli altri membri, ma sono comunque sempre stato l'unico compositore della musica. Trovatomi poi da solo, sicuramente all'inizio sentivo ancora il bisogno di confrontarmi, ma alla fine l'unica cosa importante era il valore che io stesso davo alle mie composizioni. Dopo anni ad ascoltare e suonare musica, credo si diventi abbastanza bravi a giudicare la propria produzione, o quantomeno la potenza emotiva che sa generare; quella è la cosa più importante e l'unico motivo per cui lo faccio. Non è sempre facile, ovviamente, e si lotta costantemente con il proprio giudizio, ma mi prendo sempre del tempo prima di registrare, quindi ho modo di risentire le mie canzoni anche per anni. Va comunque detto che di solito quasi tutto esce naturalmente e sono più che altro piccole cose che possono variare col tempo prima di registrare. Quindi, sulle composizioni non ho bisogno di trovare certezze altrove, anche se ovviamente fa sempre piacere se qualcuno apprezza ciò che fai.
Per le produzioni dei dischi è più o meno la stessa cosa, però qui le opinioni altrui possono essere anche utili: essendo io molto coinvolto emotivamente, non è sempre facilissimo giudicare il lato puramente tecnico di una produzione. Infatti, si finisce spesso per non essere soddisfatti del suono finale, specialmente nei primi dischi, ma questo potrebbe comunque succedere usando studi professionali e avendo una band. Per quanto riguarda la pressione, ne ho sicuramente sentita all'inizio perché mi mancavano proprio le conoscenze tecniche e anche la strumentazione per arrivare a certi risultati; in più, avevo molte aspettative anche in termini di futuri riconoscimenti che pensavo avrei dovuto ricevere. Ovviamente non è successo e quindi non ho alcuna aspettativa da anni; di conseguenza non sento particolari pressioni. L'unica cosa importante è far uscire un lavoro che mi soddisfi.
Facciamo qualche passo indietro per quanto riguarda la tua discografia. Nel 2007 veniva alla luce 'The Enchanting Dark's Arrival', una tra le prime produzioni per la spagnola Blackseed Productions (undicesima in catalogo, se non sbaglio). Come ti rapportavi allora con la scena nazionale ed estera? Qual era le tue aspettative e come andarono le cose? Allora la musica e il formato fisico giravano ancora, quindi come venne accolto dal pubblico il tuo esordio?
Harmful Sì, ancora si vendeva qualcosa, ma ricordo già che l’etichetta si lamentava che le vendite andassero sempre peggio; parlo proprio in generale. Stamparono 1.000 copie, pensa, che mi sembrava poco all’epoca; ora mi sembra tantissimo, hehe. Credo le vendite andarono abbastanza bene, le recensioni furono miste, sicuramente non buone come mi sarei aspettato. Non ho mai avuto grandi rapporti con la scena di nessun tipo a dire il vero; probabilmente il fatto di non aver mai fatto concerti può aver influito, chissà.
Ho conosciuto ragazzi degli Aborym e Novembre con cui c'è stato sicuramente un ricambio di stima musicale, ma in generale sono sempre stato un po’ in disparte. Le mie aspettative col primo disco erano molto alte: nella mia testa immaginavo che chiunque se ne sarebbe accorto. Chiaramente non è così, e ci sta.
Come arrivó l'avvicinamento ad Aborym e Novembre? Racconta!
Harmful Per quanto riguarda i Novembre, li conobbi perché nel 2002 andai nello studio di Giuseppe Orlando a registrare con una mia vecchia band; quindi, per una settimana, ho avuto il piacere di conoscerli e vederli suonare. Un'esperienza fantastica: avevano da poco registrato nuovamente il loro primo disco, "Dreams d'Azur", che poi divenne uno dei miei dischi preferiti di sempre.
Ricordo, per esempio, il loro chitarrista che notò un riff che stavo suonando per conto mio: si trattava del riff di apertura di quello che poi sarebbe diventato il terzo disco degli Ars Manifestia, "Le Lacrime dell'Universo". L'ultima sera, poi, ci siamo ascoltati tutti insieme "Reign in Blood" degli Slayer: un gran bel ricordo.
Aborym, invece, ho avuto modo di conoscere Fabban in un paio di occasioni. A seguito di un mio messaggio ci siamo visti all'Inferno Festival in Norvegia diversi anni fa, poi anche al Hole in the Sky festival a Bergen. Ricordo un ragazzo simpatico ma poi, onestamente, non ci siamo quasi più sentiti e al momento credo abbiamo vedute molto diverse. Musicalmente hanno fatto veramente grandi cose, più in passato, ma questa è solo la mia opinione.
Tornando al primo album, pochi anni dopo, la Blackseed Productions stampò il tuo secondo lavoro, nonostante le vendite stessero calando! Anzitutto: come fu la maturazione dall'esordio al secondo full-length? Sicuramente si denotano caparbietà e dedizione! Se il primo fu la classica "mixed bag" a livello di responsi, cambiò qualcosa dal debutto al pre e post "The Red Behind"?
Harmful Per il mio secondo disco, le composizioni iniziarono, credo, quasi istantaneamente dopo il primo; sicuramente ci fu un salto in avanti verso la ricerca di nuove soluzioni e sperimentazioni, intese più nel riffing, pur rimanendo sempre all'interno del genere.
Chiaramente non tutto uscì come sperato a livello di suoni, ma lo ritengo ancora un lavoro pieno di idee e potenza emotiva, un disco che necessita sicuramente di più ascolti.
I feedback, credo, furono anche qui tra alti e bassi e le vendite lente; tuttavia, fui persino pagato 750 euro per quel disco: una cosa assurda a pensarci, se paragonata alle condizioni di oggi.
Per il secondo disco comprai nuove attrezzature (schede audio, mixer, ecc.) e alla fine sicuramente si sente un passo avanti con i suoni, ma mancava ancora tanta esperienza, ovviamente.
Come mai la scelta, in quel momento, di continuare per la tua strada allestendo uno studio tutto tuo, piuttosto che affidarti a dei professionisti? Immagino che il budget a disposizione non fosse alto, ma fu una scelta dettata dall'ostinazione di voler fare tutto da solo o ci furono altre ragioni?
Harmful Il budget era quasi nullo nel primo disco: feci tutto con un quattro piste nel mio garage. L'idea era solo di registrare un demo da spedire alle etichette, in realtà, ma alla fine ne è uscito un disco che suonava abbastanza bene per essere tale. Da lì, sicuramente, anche il mio carattere ostinato ha contribuito parecchio; aggiungici anche la passione che avevo scoperto nel lavorare in studio e nel mixare. Nel tempo ho continuato a migliorare lo studio e, diciamo, con "Divora I Figli" ho iniziato a essere soddisfatto dei risultati che ottenevo. Aggiungo anche che lavorare nel proprio studio ti permette di fare le cose con più calma, cosa abbastanza importante quando fai tutto da solo.
Tre anni dopo arriva "Le Lacrime dell'Universo"! Se non sbaglio eri in Norvegia a quel punto, ma le registrazioni risalivano all'anno successivo all'uscita di "The Red Behind", due anni prima della stampa di questo terzo disco, o sbaglio?
Parlami di quel periodo di cambiamenti e assestamento: il cambio di Paese, la musica in pausa e poi l'autoproduzione... o la Obscura Lyd non era tua? Ad ogni modo, come mai il cambio di label, visto il supporto ricevuto per i precedenti due dischi?
Harmful Sì, vivevo in Norvegia, mi ci sono trasferito alla fine del 2007. Beh, avevo passato il 2006 a Londra e quello sicuramente era stato un enorme cambiamento, dal mio paesino in Valtellina a Londra. La Norvegia semplicemente la adoro dal punto di vista della sua natura, che in parte assomiglia anche a dove abito in Italia. Ci sono rimasto 12 anni, infatti.
Tornando a "Lacrime Dell'Universo", le registrazioni furono fatte in Norvegia, nella casa che affittavo su un'isola: un posto fantastico, ma l'acustica non era il massimo e alla fine non sono molto soddisfatto dei suoni. Ho pure fatto mixare il disco in uno studio famoso della Norvegia. Fu una registrazione lunga o, meglio, un mixaggio lungo: ci misi nove mesi tra tutto e comunque, alla fine, non ero contento (hehe).
Sempre grazie alla mia megalomania, decisi di creare anche una mia etichetta e stampare tutto per conto mio, mi aiutò la mia ex ragazza, a dire il vero, con l'etichetta. Stampai 1000 copie, pagai un artista per la copertina, pagai pure per la pubblicità sulle riviste, ma nulla funzionò. Ho ancora il garage con scatoloni pieni del terzo disco. Negli anni li ho poi regalati in giro e alle etichette.
La Black Seed Productions mi aveva fatto un contratto per due dischi e non si sentirono di continuare per via delle vendite, anche se accettarono di distribuirne 100 copie. Non ho mai, però, ricevuto un soldo e loro hanno semplicemente smesso di rispondere ai miei messaggi. In definitiva, è un disco che mi ha portato via veramente tanta energia e soldi, non ne sono rimasto del tutto soddisfatto, ma lo ritengo musicalmente molto valido e pieno di idee. Ci sono legatissimo, ma rimane un po' l'amarezza perché poteva uscire meglio. Da lì in avanti cambiai strumentazione completamente e questo fu sicuramente un punto di svolta per il suono dei dischi successivi.
Quello fu anche un punto di svolta nel tuo stile o sbaglio? "Divora i Figli", sette anni dopo, si muoveva maggiormente su territori post. Che successe in quegli anni che ti portò ad approfondire il tuo sound in quella vena forse più sperimentale rispetto al passato?
Harmful Ad essere onesto non vedo quel disco come post, anzi, l’ho sempre considerato il mio disco più black; poi ognuno, giustamente, ci dà la sua interpretazione.
Sicuramente ho continuato ad esplorare con le chitarre, ma alla fine ne uscì un disco appunto molto nero, compatto, e anche la produzione mi soddisfa. Pensa che quando andai a Londra e uscì il mio primo disco, già Divora i figli era stato scritto. Ascoltavo di tutto, comunque, dai Verdena alla musica goa degli anni '90.
Personalmente trovo del post-rock/black, o come lo si voglia chiamare, nel disco successivo, Il mattino della follia.
Scusa se non mi trovi d'accordo, ma l'apertura del brano omonimo, "Divora i Figli", ha un sapore che mi ha sempre ricordato robe alla Jesu in chiave black metal! Forse è per quello che l'ho trovato il disco chiave, nella tua discografia, per quel cambio e quella sperimentazione. Il modo in cui poi hai ampliato il tutto su Il mattino della follia è stato incredibile. Qual è il collegamento tra i due dischi, se ne esiste uno? Tutto parte dello stesso viaggio o due poli opposti?
Harmful Figurati, è assolutamente naturale, ognuno dà la sua chiave di lettura. Sull'inizio di quella canzone, a pensarci bene, si può capire il tuo discorso. Pensa, non avevo mai neanche sentito nominare questa band, i Jesu (hehe), quindi di sicuro non mi hanno ispirato. Credo semplicemente che la mia voglia di non ripetermi e di esplorare mi abbia sempre guidato.
Collegare i due dischi è veramente difficile, non ci avevo mai pensato. Però ti posso dire che il riff di apertura del disco "Il Mattino della Follia" lo scrissi una mattina appena arrivato a Londra; rimase così in sospeso fino a quando poi, in Norvegia, diventò l'inizio del disco. Un altro riff che scrissi a Londra fu la parte conclusiva proprio della canzone "Divora i Figli"... fu tutto quello che scrissi a Londra, a dire il vero.
Poi in Norvegia iniziarono a formarsi queste canzoni che erano molto diverse dal solito: più semplici e molto più soft nella forma, ma mi piacevano. Per tanto tempo l'ho considerato un lavoro quasi di passaggio, ma alla fine è uno dei miei dischi preferiti. Sicuramente rimane quasi un caso isolato nella mia discografia, ma è proprio questo il bello: la varietà, pur mantenendo sempre la potenza emotiva, ma con forme un po' diverse. Credo infatti che ci saranno altre sorprese nei prossimi dischi.
Mi piace molto anche la produzione, che è volutamente molto naturale per catturare proprio ogni suono nella sua purezza, come succedeva nei vecchi dischi anni '70, per esempio.
Sono curiosissimo a questo punto! Se non ci sono stati collegamenti concettuali tra i tuoi dischi, quali sono stati i punti cardine che li hanno caratterizzati dal punto di vista lirico?
Harmful Cavolo, devo tornare molto indietro con i ricordi, hehe. I testi di "Divora i Figli" trattano un po’ del mio disprezzo per la mancanza di vera attitudine, mentre "Rose in Me" tratta di eventi psicologici forti che mi sono successi; ma di più non mi va di dire, credo che ognuno ci debba leggere ciò che più vuole.
Non c’è mai nulla di premeditato nei miei testi: finiscono quasi casualmente sugli album in ordine cronologico di scrittura, che spesso non combacia neanche con la musica. È comunque lo stesso processo, scrivo quando mi sento. "Il Mattino della Follia" tratta tutto di roba folle, pensieri miei fatti negli anni o esperienze vissute, il confine tra la sanità e la pazzia; potrebbe quasi essere un concept, ma è assolutamente casuale. "London 28 december 666" fu scritto a Londra nel 2006, sono riflessioni del momento. "My Void", invece, tratta in parte di esperienze mentali provate nel mio viaggio per la Norvegia. Stavo in un hotel in Svezia prima di arrivare a Oslo e... beh, leggete il testo, hehe.
Come sei arrivato a "Il Mattino della Follia"? Un lavoro splendido che, secondo me, ha davvero coronato la tua carriera in quel momento. Un sound sì nostalgico e old-school, ma anche aperture melodiche splendide e crescendo di emozioni che pochi dischi riescono a trasmettere. Qual è stato il percorso per quel lavoro e quanto, inoltre, quel full-length ti ha influenzato nella stesura e composizione dei brani nell'ultimissimo "All Meaningless All"?
Harmful Per la scrittura del "Mattino", come ti dicevo, sul primo momento non mi resi conto forse del suo vero potenziale e anzi lo vedevo come un intermezzo nella mia discografia. Poi, invece, è risultato uno dei punti più interessanti. Sicuramente il mio bisogno di non ripetermi ha contato molto, più tutta una serie di influenze musicali che avevo assimilato negli anni, ma è sempre tutto talmente spontaneo che è quasi difficile farci un ragionamento. Vivevo in una casa di legno su di un'isola bellissima in Norvegia, con i fiordi davanti al giardino: chissà, tutto questo può aver contato, o magari conta solo ciò che mi porto dentro, i ricordi dei posti dove sono cresciuto e tutto quello che poi ci succede.
Dopo ogni disco diventa sempre più una sfida fare qualcosa di nuovo o che comunque suoni nuovo a me. Casualmente, una sera mentre suonavo, mi si ruppe una corda della chitarra; le altre corde si scordarono, ma si creò una sorta di armonia con quelle rimaste e lì fu la scintilla per "All meaningless All", perché mi ritrovai a non riconoscere più nessun accordo e si creavano soluzioni ed emozioni molto particolari. Questo aiutò tantissimo la mia creatività e infatti considero questo, da un certo punto di vista, l'ultimo disco degli Ars Manifestia. Sicuramente l'ultimo per quanto riguarda un certo tipo di evoluzione a cui avevo sempre aspirato.
Dubito di poter fare meglio e non sarebbe nemmeno necessario. Ho già registrato il mio prossimo disco e non c'entrerà nulla con niente di ciò che ho mai fatto, o almeno molto poco. Sarà di certo una sorpresa, per me lo è stata scriverlo. Ho già scritto anche quello che sarà il mio ottavo disco e non avrà nulla a che fare con il settimo, ma proprio zero, hehe. Ed è questo che mi piace.
Parlami di "All Meaningless All", a questo punto. Brani parecchio lunghi ed articolati, oltre cinquantun minuti in tre canzoni. Quant'é stato difficile comporlo e da dove arriva il front cover del disco?
Harmful Partirei dalla fine: la copertina è la foto di una piccola cappella situata su di una montagna qui nelle mie zone. È un sentiero molto panoramico per arrivare ad un minuscolo paesino dove vivono ancora dieci persone tutto l'anno. Sulla strada per andarci ci sono molte piccole cappelle e una di queste è finita in copertina; non c'è un motivo particolare se non che mi piaceva molto, anche qui ognuno ci può leggere ciò che vuole.
Per la composizione, invece, non direi che sia stato difficile comporlo: di solito tutto esce in modo spontaneo e sono io il primo a essere sorpreso mentre sto lì con la chitarra in mano. Chiaramente poi si lavora su arrangiamenti e dettagli, e questi sì, possono essere più difficili. Più che altro quando ti trovi a non sapere nemmeno tu cosa fare con una parte di canzone: da una parte sei coinvolto perché l’hai scritta; dall'altra cerchi di giudicare il pezzo a distanza. Infatti i dettagli possono cambiare nel corso degli anni... ma comunque il 95% di ogni mia canzone nasce in modo naturale e abbastanza velocemente, però possono passare anni tra un disco e l'altro.
Questo disco lo considero anche il mio più 'prog': ci sono molti cambi e tanti riff diversi. È il disco più tecnico, meglio eseguito e prodotto, sicuramente.
Dicevi che hai in porto altri due lavori: che anticipazioni puoi darci, oltre al poco che hai già condiviso? Soprattutto, quando pensi di riuscire a registrare il prossimo capitolo, considerati i tempi necessari per registrare i tuoi dischi ad oggi?
Harmful Il prossimo disco è già stato registrato, è pronto. Entro un paio di anni lo farò uscire. È stato composto dal 2014 in avanti a periodi alterni. Che dire? È qualcosa che sicuramente andrà a interrompere la mia evoluzione, almeno sotto un certo punto di vista.
Comunque non voglio dire nulla, perché credo sarà più divertente scoprirlo al momento della sua uscita. Il mio ottavo lavoro, invece, l'ho solo composto: non ho idea di quando lo registrerò, voglio aspettare. Sarà un lavoro che non avrà nulla a che fare con il precedente; in un certo senso, forse, sarà più in linea con l'evoluzione globale della band, ma in un modo mai sperimentato finora da parte mia.
Sarà un lavoro difficile anche da registrare e mixare per una serie di motivi. Anche qui, però, non voglio dire nulla. Sarà una sorpresa, specialmente se comparato con quello che sarà il settimo disco. Il tutto, però, andrà a creare una discografia molto varia e questo mi piace molto. Alla fine, ogni disco sono io.
In conclusione, più che un quesito, vorrei proporti una riflessione: per quale ragione scegli di portar avanti ancora oggi il progetto Ars Manifestia? Sei un artista che possiede una versatilità rara, capace di spaziare con estrema naturalezza tra stili e generi differenti, sostenuto da un talento come polistrumentista che è ormai indiscutibile.
Guardando al tuo percorso, dai primi passi fino alla maturità odierna, cosa ti spinge, a livello intimo e personale, a continuare a suonare black metal? In un panorama così vasto, in cui ormai la musica estrema conta contaminazioni di tutti i tipi, cosa ti muove a rimanere fedele a questo genere?
Harmful Ti ringrazio. Diciamo che gli Ars Manifestia sono io e sarà così fino alla fine, anche se non dovessi comporre altri dischi. Non è solo una band, sono io. Sarebbe impossibile scindere la band dall'uomo. Tempo fa ti avrei detto che sarebbero esistiti fin tanto che avrei scritto musica, ma potrei anche decidere di chiudere: ho già un buon numero di dischi e ne mancano ancora due sicuri. Potrebbero essere gli ultimi perché sono molto soddisfatto; ritengo di essere riuscito a toccare quei confini musicali che da giovane erano solo un sogno e, siccome non mi piace molto ripetermi, non farei mai nulla se non fossi sicuro che meriti. La band, comunque, non cesserà mai, perché nemmeno io posso sapere se scriverò nuova musica in futuro. Ho scritto anche un disco di musica elettronica di cui sono veramente molto orgoglioso, ma uscirà con un altro nome; questo perché il materiale è uscito da una vena creativa diversa e poi gli Ars Manifestia saranno sempre legati alle chitarre.
Per il black metal, beh, è un genere che mi ha dato più di ogni altro, anche se io poi apprezzo molta musica diversa. Ma il black metal e tutto quello che gli gira o girava intorno ha un fascino che nessun altro genere ha, secondo me. Diventa una sorta di fede che va oltre qualsiasi cosa. Ovviamente, crescendo, un po' del fascino se ne va, come è giusto che sia. Oltre alla musica mi sono ritrovato anche nei suoi valori: il disprezzo per la religione, il fascino per tutto ciò che è oscuro e malato. Credo che abbracciare un genere come questo in giovane età crei un legame molto potente, perché cresci e ti sviluppi insieme alla musica, quindi è un qualcosa che sarà sempre con te. Probabilmente non scriverò più nulla di black metal, o almeno non a livello di forma, ma il genere sarà sempre la mia vita.



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