INTERVISTA #12 // RABID: un mondo in rovina..


Un progetto che l'anno scorso mi ha colpito per una proposta diretta e genuina sono stati sicuramente i Rabid. Band attiva da quasi un decennio, questi ragazzi hanno rilasciato ad oggi tre dischi, di cui i primi due autoprodotti. Il terzo capitolo è arrivato grazie alla svizzera Asgard Hass Productions che l'ha stampato in formato CD, curandone poi la distribuzione in un circuito particolarmente underground.

Considerato il fatto che quest'ultimo lavoro, intitolato "Ruins", mi è piaciuto assai, perché non dare spazio anche a loro per farveli conoscere meglio?
Ragazzi, grazie per la disponibilità!
Domande di rito: per chi ancora non conoscesse la band, chi sono i Rabid? Com'è nata la band e qual è la vostra storia?
 Astrid  I Rabid nascono nel 2016 quando, alla fine di un’esperienza musicale, mi trovavo in cerca di una nuova band e di un nuovo percorso.
Quell’autunno ebbi la fortuna di incontrare Massi FD: ci capimmo immediatamente perché guidati dalla stessa passione per la musica. Qualche settimana dopo eravamo già in sala prove con solo qualche riff, tanto entusiasmo e voglia di sperimentare.
Ovviamente non è stato subito rose e fiori, abbiamo lavorato sodo. Se Massi FD all’epoca era già un ottimo chitarrista metal, io dovevo ancora farmi le ossa e, soprattutto, imparare a gestire la velocità di esecuzione dei brani. Devo ammettere che la sua pazienza e la sua fiducia nel progetto mi hanno aiutata moltissimo a crescere!
Sta di fatto che, dopo qualche mese, avevamo messo insieme le prime tracce (quelle che poi sono finite nel demo). Capivamo però che, per perfezionarle e sentirle complete, ci mancava la presenza del basso.
E così è arrivato Tejat!
Nel maggio 2016 Tejat entra in sala con noi: era esattamente la persona che stavamo cercando. In quel momento siamo diventati ufficialmente i Rabid.
Le nostre canzoni sono sempre nate per lo più in sala prove dal nostro confronto diretto; questo ha creato il nostro stile. Credo che dentro la nostra musica si senta proprio l’unione delle nostre personalità, come se avessimo trovato il modo di accordarci senza che una voce soffochi mai l’altra. Ed è sempre stato così: nella musica, nelle idee e nell’amicizia!
Negli anni abbiamo cercato di crescere e di arricchirci con idee sempre nuove, fino ad arrivare a "Ruins", che sentiamo davvero come un traguardo importante. "Ruins" racchiude tutta l’esperienza che abbiamo maturato nel tempo; rappresenta la nostra crescita, sia individuale che corale, ed è sicuramente un album più maturo.
Com'è stato entrare in studio giusto l'anno dopo la formazione della band per registrare "First Infection"? Qual era il concept del disco, se ce ne fosse uno, e come è stato accolto dal pubblico?
 Astrid  Entrare in studio di registrazione è stato emozionante! Massi FD e Tejat avevano già registrato in precedenza, mentre per me si trattava della prima esperienza e non ero sicura di essere pronta. È stato impegnativo, ma abbiamo affrontato tutto il processo insieme e, alla fine, è andata bene.
"First Infection" è un album diretto, nato in maniera istintiva dal nostro lavoro in sala prove. Non abbiamo seguito un vero e proprio concept, ma contiene sicuramente i 'germi' di quello che sarebbe venuto dopo. Rappresenta il nostro primo 'attacco', sia in termini di sperimentazione musicale sia in termini di riflessione sul messaggio che volevamo lanciare. I testi parlano dell'essere umano, indagano la nostra vera natura, il male intrinseco che ci portiamo dentro e come influenziamo, o siamo influenzati, dalla società.
"First Infection" è stato il nostro biglietto da visita per presentarci nei vari locali e avere la possibilità di fare live. E ha funzionato, nel senso che il pubblico rispondeva bene alle nostre esibizioni. Durante i concerti c'è sempre stato uno scambio reale di energia tra noi e chi stava a 'scapocciare' sotto al palco!
Un mio pensiero è che, anche se tornassi indietro, non cambierei una virgola di quella demo, perché era perfetta per quel periodo.
Com'è stato il percorso da quel lavoro al successivo "Depravity"? Cos'avete voluto mantenere dalla prima esperienza e cos'è invece cambiato? Anche il secondo disco, se non sbaglio, venne autoprodotto dalla band, giusto?
 Tejat  Ripensadoci è stato tutto lineare, forse abbiamo curato di più le canzoni perchè avevamo meno fretta di pubblicare ma l'apporoccio è stato sempre vincente come l'altro.


Avete sempre mantenuto lo stesso concept, quindi, dall'esordio a "Depravity" e poi da quest'ultimo a "Ruins"?
 Astrid  Sì, diciamo che l'idea di fondo è sempre quella, che poi si è evoluta nel tempo. Con "Ruins" abbiamo creato un vero e proprio concept album. Parla di un ipotetico personaggio che cerca le prove della propria "umanità", ma è come se più cercasse di capire e più capisse che le sue emozioni non sono reali, che siamo solo corpi vuoti che seguono l'istinto, che forse non rappresentiamo un bene per il nostro pianeta; è arrivata l'ora di liberare il cosmo affinché qualcosa di nuovo possa sorgere dalle nostre ceneri.
Com'è stato lavorare a "Ruins"? Come mai sei anni dall'uscita del precedente disco? Che è successo in quel periodo per Rabid? Semplicemente una pausa necessaria per arrivare alla vostra miglior opera ad oggi o è la vita che ha messo i bastoni tra le ruote a una pubblicazione più immediata?
 Astrid  Non avevamo fretta di uscire con un nuovo album, volevamo solo lavorare con calma al nostro progetto. Inoltre, c'è stata una lunga interruzione durante gli anni del COVID-19.
Astrid, hai menzionato prima la "pazienza" di Massi FD quando avete iniziato, quando dovevi farti le ossa sulla velocità del genere. Oggi, ascoltando il risultato raggiunto con "Ruins", quali sono state le sfide tecniche più dure che hai dovuto superare per plasmare il tuo stile attuale?
 Astrid  Come dicevo, la sfida più grande è stata quella della velocità. All’epoca non avevo la tecnica per raggiungerla e compensavo con la forza. Per il resto, la qualità ottenuta in Ruins è il risultato delle prove costanti in sala e del lavoro fatto di settimana in settimana: un allenamento costante, diciamo. In quanto allo stile, credo di averlo creato con i Rabid stessi, in base all'effetto che volevamo ottenere.
Qual è stata la risposta del pubblico per il vostro ultimo disco e come siete arrivati all'accordo per la stampa con la Asgard Hass Productions?
 Astrid  "Ruins" ci ha dato una grande soddisfazione, e non solo perché è piaciuto agli ascoltatori più vari, ma perché eravamo semplicemente convinti di quello che avevamo realizzato, senza aver bisogno dell'approvazione di nessuno. Un altro riscontro del nostro lavoro è essere piaciuti alla Asgard Hass Productions, che ha deciso di prenderci sotto la sua ala.
Una particolare nota di ringraziamento va ad Astérix dell'etichetta svizzera Asgard Hass, che ha svolto un lavoro preciso e ad alto livello professionale, sia come produzione che come promozione. È davvero raro, soprattutto nella scena attuale black metal europea, trovare una persona corretta, precisa e che non ti abbandona dopo la firma del contratto.
Avete speso parole ottime per Astérix di Asgard Hass Productions. In un'epoca digitale e di contatti freddi e distaccati, quanto ha influito il suo supporto umano e professionale sulla fiducia che la band ha nei propri mezzi?
 Massi FD  Ha influito molto, soprattutto perché è il nostro primo contratto e non avevamo esperienza. Ci ha guidato fornendo consigli sia sul prodotto finale, fisico e digitale, sia sulla parte di promozione e di comunicazione sui social. Oltre a questo, ha gestito anche i contatti con le fanzine estere che trattano il genere per le recensioni dell'album.
Quali pensate siano i punti di forza di "Ruins" e, soprattutto, a distanza di qualche tempo, pensate che certe scelte e soluzioni avrebbero potuto essere pensate diversamente? Ci sono dei punti in questo lavoro che non vi convincono come quando avete composto o registrato?
 Tejat  I punti di forza, direi, sono la produzione, la cura e l'arrangiamento dei riff, oltre ai testi, che non si rifanno ai soliti temi del genere ma sono molto più profondi e oscuri.
Per il concept dell'ultimo lavoro, c'è qualche opera letteraria, cinematografica o filosofica che vi ha ispirato nel delineare uno scenario così cupo e terminale?
 Astrid  Non c'è un'opera precisa che ha ispirato "Ruins", ma forse, più che altro, un gusto condiviso per certe tematiche. Siamo tutti e tre dei lettori appassionati. Il concept è nato soprattutto dalle nostre riflessioni e dalla musica stessa: a volte erano i riff a guidarci nel dare un senso, e quindi un testo, alle canzoni.
Quali sono i programmi per la band a questo punto? Live, nuove registrazioni o una pausa prima di pensare a un nuovo disco?
 Massi FD  I programmi attuali della band sono comporre un nuovo album per l'anno prossimo e, appena possibile, fissare un tour adeguato per supportare l'uscita. Quest'anno abbiamo pianificato un concerto a novembre, dove festeggeremo il decennale della band: stiamo cercando di renderlo il più memorabile possibile.
Il concerto di novembre per il decennale si preannuncia un'ottima idea. State preparando una scaletta speciale che ripercorre cronologicamente l'evoluzione dei Rabid?
 Massi FD  La scaletta dipenderà molto dal fatto se riusciremo a tenere dei concerti prima di tale data. In ogni caso, verrà eseguito tutto "Ruins" e, soprattutto, le canzoni più apprezzate dai fan del precedente "Depravity".

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