INTERVISTA #1 // WOLMIR: una nuova oscura dimensione..
Che in un genere come il black metal ci siano progetti unici credo sia un qualcosa che non vada dato per scontato. Progetti come Wolmir però non hanno eguali. Una band che riesce a rapire gli ascoltatori di tutte le età attraverso un sound veramente abrasivo e oscuro come pochi.
In occasione dell'uscita del suo terzo lavoro tramite Extreme Chaos, un disco dal titolo "Crave For Blood", i Wolmir pubblicano un LP che mi ha lasciato più che colpito.
Anzitutto grazie infinite per quest'intervista.
Il progetto Wolmir non è nato troppo tempo fa eppure i tuoi dischi sono sicuramente alcuni tra i più genuini a livello di musica black metal che ho avuto il piacere di ascoltare negli ultimi anni.
Com'è nata questa band e com'è nata e si è sviluppata la collaborazione con Extreme Chaos?
Wolmir Wolmir lo definirei come un'entità o un mezzo da utilizzare per esprimere e sfogare le emozioni più nascoste. Tutto è nato per la voglia di fare musica più estrema, che non segue degli schemi precisi, che non punta alla perfezione ma anzi si basa sulla semplicità. Ho iniziato rilasciando in digitale la prima demo dungeon synth/dark ambient componendo con qualche sintetizzatore e drum machine senza sincronizzare le macchine, il che ha reso tutto più naturale, più umano. Questo approccio ha poi caratterizzato gli album successivi.
Extreme Chaos è un collettivo di cui faccio parte, fondato inizialmente dalla band Intolerant (Antihuman War Machine e Soul Devourer). E’ composto da artisti della scena romana e italiana che ho sempre supportato. Molti di noi hanno vari alias e ci puoi ritrovare in diversi progetti.
Antihuman War Machine, che collabora nei dischi di Wolmir, è stato il primo che mi ha spinto a scrivere black metal. Dopo avergli fatto ascoltare le prime demo ha inciso il basso e chiuso il mastering in poco tempo. Così è nato il primo album rilasciato in cassetta da Extreme Chaos: "Moonlit Carnage".
Dato che mi parli di emozioni più nascoste e della volontà di comporre musica estrema, mi lasci intendere che il tuo approccio — magari in altri progetti — sia completamente differente. La Extreme Chaos ha pubblicato anche altre realtà in ambiti estremi, ma non strettamente black metal.
Potresti raccontarmi di questo tuo amore per la musica estrema e perché hai scelto proprio l’entità Wolmir, piuttosto che intraprendere un percorso in altri sottogeneri estremi?
Wolmir Si, ho altri progetti di musica elettronica/ambient dove tendo a ricercare un suono pulito, un arrangiamento efficace e a volte complesso, senza perdere però di semplicità e improvvisazione. E’ una parte di me che affronta la musica in modo più leggero e spensierato. Wolmir è quello più reale, più oscuro, non ha compromessi o scelte complesse. Lo devo accettare così com'è.
Il Black Metal è stato il primo genere estremo che ho imparato ad apprezzare più di altri. Non conta quanto bene suoni uno strumento ma conta l’atmosfera che riesci a creare e quanto riesci a farla arrivare all’ascoltatore. Non mi piace chi sente il bisogno di farti notare quanto è bravo a suonare lo strumento che ha studiato per tutta la vita… tutti questi preziosismi, cambiamenti di scale, tante note. Mi piace la musica ed il black metal soprattutto quando è rozzo, primitivo, fatto di getto. In questo caso riesco a sentire la vera natura del compositore, ed è quello che ho cercato di trasmettere anche io. Una delle prime uscite su Extreme Chaos fu uno split di Cold Moon/Nocturnal Degrade in pieno stile black metal come piace a noi, una vera bomba.
Un punto di vista molto interessante, che pone interrogativi profondi. Il black metal, nel corso degli ultimi trent'anni, ha sempre cercato di rinnovarsi attraverso contaminazioni ma anche tecnicismi compositivi (un riffing sempre più tecnico, il basso più presente, batterie velocissime dal tiro brutal) e di produzione (l’allontanamento dalle registrazioni in presa diretta verso suoni puliti, ma spesso uniformi a livello globale). Penso, però, che si sia arrivati a un momento in cui molti cercano di riscoprire le radici del genere, celebrando l'attitudine 'no compromise' delle origini.
Wolmir, a mio avviso, ha trovato la sua identità sonora nonostante una veste stilistica particolaramente ruvida. Quanto è stato difficile per te capire cosa volessi ottenere, partendo da un primo lavoro ambient per poi approdare a questo nuovo disco, che suona quasi come un'affermazione d'identità contro il contemporaneo mondo black metal?
Wolmir Quando ho scritto “Moonlit Carnage” avrò impiegato poco meno di un mese, tenendo conto che non ho sempre tempo per registrare. La parte più impegnativa è stata sulle voci perché oltre al tempo che mi occorreva per scrivere i testi, era la mia prima volta in cui mi approcciavo allo scream… è stato doloroso quanto gratificante!!! Poi gli altri 2-3 giorni con Antihuman abbiamo registrato il basso che ha dato una spinta incisiva ai brani. Ho concluso il mix e infine abbiamo masterizzato.
"Crave For Blood" invece è stato ancora più immediato, sapevo come strutturarlo. Mi è bastato veramente fare quello che mi piaceva senza stare troppo a pensarci, lasciando tutte quelle imperfezioni che lo rendono unico e vivo.
Apprezzo molto artisti come Ildjarn, Odelegger, Vordr, Urgehal della scena raw black metal, che hanno davvero un suono ruvido e un approccio diretto. Nessun suono troppo studiato o parti incise con cura, pura imperfezione umana.
Quanto è importante per Wolmir associare quindi quest'indole primitiva, viscerale, diretta, con un'immagine e un'iconografia in bianco e nero, oscura ed occulta?
Wolmir Quando cerco nuova musica guardo la copertina prima di ascoltare un disco, se mi piace spingo play e ascolto. Un po’ come si faceva una volta, andavi in un negozio di dischi e se una copertina o layout attirava la tua attenzione più di altre compravi a scatola chiusa, ti incuriosiva (ovviamente ci sono album graficamente molto brutti ma musicalmente eccezionali). Quindi credo comunque che sia molto importante comunicare subito visivamente qualcosa.
Per gli artwork ci affidiamo a Warhead, grande artista che ha collaborato con Marduk, Primitive Warfare, Caveman Cult, Hate Forest solo per citarne alcuni. Ci sentiamo, scambiamo delle idee e decidiamo quello che ci piace di più. Anche in questo caso avviene in modo molto naturale, senza forzare troppo la sua creatività.
Per quanto riguarda invece Wolmir sono foto scattate realmente: il vestito è stato realizzato a mano, chiodi appuntiti da 15 e spada affilata e pesante. Posso garantirti che non è stato facile indossare quell'armamentario. Anche se ci sono io dietro quel vestito, spesso con altri ne parlo in terza persona, come se non mi riconoscessi. Ho la sensazione che sia realmente un’entità distaccata che emerge solo quando ne ha bisogno. Non ho deciso esattamente cosa doveva trasmettere o altro. Credo che Wolmir sia così e basta, come ha scelto di essere. Ha deciso lui come apparire, il mio corpo si lascia solo guidare.
Capisco che tu veda il tuo alter ego Wolmir come un'entità distaccata. Tuttavia, trovo singolare come il black metal oggi rischi di sembrare una sorta di 'festa di Halloween', con band che si limitano ad addobbarsi per l'occasione. Questa deriva è forse accentuata da un certo politically correct che nega l'estremismo visivo e concettuale, elementi invece intrinsechi al genere.
Se per alcuni indossare una 'seconda pelle' è una reale necessità espressiva, per altri sembra solo un adeguarsi a uno stereotipo. Come vivi questo scontro tra passato e presente, considerando che la tua estetica si inserisce in un filone che molte band raw black metal stanno rispolverando proprio ora?
Wolmir E’ facile ormai vedere band addobbarsi e ci sono anche tante similitudini. Tuttavia non mi interessa più di tanto. Non sono interessato a cosa fanno gli altri, se quello che faccio mi piace lo pubblico. Non basta un corpse paint per fare black metal!
Io non ho scelto quale maschera indossare, è lei che ha scelto me. Credo però che abbia poco a che vedere con il resto della scena. La gente che mi circonda, i periodi che ho vissuto, la mia vita privata mi hanno portato a questa maschera. Gli oggetti indossati hanno delle storie, ma erano destinati ad arrivare a me. I testi di Wolmir (ancora non pubblicati) hanno una netta coesione con l'iconografia del personaggio. Si parla di licantropia, battaglie cruente, morte e riflessioni sulla vita. Analizzo ciò che viviamo e dobbiamo sopportare nel mondo moderno raccontando storie antiche di ribellione e sopravvivenza. Una lotta contro una vita dolorosa. Sopravvivere a testa alta ad una vita dura e disonesta senza mai sottomettersi. Per lottare tutti abbiamo bisogno di un corpo forte, una mente lucida e magari anche una buona arma.
Tornando al discorso di Wolmir — un'entità che ti possiede dal punto di vista artistico e parla attraverso te, portandoti a non riconoscerti, forse, in quest'immagine bicromatica — pensi che stia prendendo il sopravvento nella tua vita quotidiana e, magari, negli altri tuoi progetti musicali?
Inoltre, hai detto che i testi non sono stati ancora rilasciati, ma che sono comunque collegati all'iconografia da te scelta. Pensi che questi possano essere il frutto di ciò che non riesci a esternare e che, solo tramite Wolmir, il tuo 'io' riesca a trovare una voce che altrimenti risulterebbe soffocata?
Wolmir Nei miei altri progetti musicali legati alla musica elettronica o ambient non c'è nulla che possa ricordare Wolmir. Uso metodi di composizione e strumenti differenti e per questo non si mescolano tra di loro. Anche in altri progetti metal non sento che prende il sopravvento. Cerco sempre di dedicarmi ad ognuno approcciando in modo diverso e in periodi differenti e questo mi aiuta a non creare confusione.
Nella mia vita quotidiana ha avuto sicuramente un impatto, non so se positivo o negativo, ma della mia vita privata preferisco non parlarne.
Riesco ad esternare le emozioni tramite tutta la musica che compongo, ogni volta che scrivo qualcosa riesco a sentirmi meno soffocato. Sento sempre il bisogno di suonare... Wolmir mi aiuta da un lato ma ho necessariamente bisogno anche di tutto il resto.
Parlando della sopravvivenza nel mondo moderno attraverso il richiamo all’antichità, credo che siamo arrivati a un punto di non ritorno; percepisco un forte sentimento nostalgico e di ribellione contro un presente forzatamente innaturale. Non solo nei Wolmir, ma in molte altre band della scena nazionale e internazionale, ho notato questo atavico filo conduttore che trascende il semplice discorso politico e, anzi, cerca di distaccarsene totalmente, muovendo critiche tenaci a ciò che le vecchie generazioni ci hanno lasciato in eredità.
Nella tua musica c’è sicuramente un ritorno al passato, sia come attitudine che come sonorità, e concettualmente abbracci questa lotta contro il mondo moderno. Ti va di approfondire questo aspetto? Pensi che si possa interpretare come un tentativo disperato di tornare ai tempi che furono?
Wolmir Non credo esistano epoche migliori o peggiori, ma modi diversi di stare al mondo. In passato l’uomo era costretto a vivere più vicino alla terra, ai cicli naturali, alla fatica. La tecnologia dei giorni odierni ha portato l'uomo a creare l'arte in simbiosi con le macchine. Non lo considero sbagliato, ma potendo scegliere preferisco la via meno immediata quella che porta a risultati migliori. Quando abusi della tecnologia, si sente e si vede. Tutto diventa asettico e preciso.
Il virus peggiore per questo pianeta è l'uomo moderno... è debole ed ama oziare, preferisce tutto subito e senza sforzo. Questo alimenta un sistema che ci allontana sempre di più dal senso stesso del vivere.
Non posso rifiutare il presente e privarmi di tutta la tecnologia, non si può tornare indietro. Si può però resistere e scegliere quanto concedere e controllarsi. Forse in un'altra epoca mi sarei sentito più vivo, la sopravvivenza aveva un peso reale... combattere con delle conseguenze. Un tempo in cui il conflitto era diretto, fisico, e la selezione non lasciava spazio alla debolezza. Oggi quella violenza è stata anestetizzata, ma certo non è scomparsa. Magari avrei preso parte a qualche guerra andando in giro a sgozzare teste e sentire l'odore del sangue, così avrei tolto dal mondo altri esseri inutili.
Pensi che Wolmir potrebbe esistere senza questo senso di lotta, riscoperta e sopravvivenza? Spesso molti artisti riescono a trovare il modo di trasmettere certe idee con uno o due dischi. Una volta detto tutto, però, non ha più senso ripetersi. La tua, tuttavia, sembra una guerra persa in partenza e purtroppo senza fine all'orizzonte. Non trovi che questo lottare senza tregua possa poi trascinarti a fondo piuttosto che magari darti modo di sfogare certe sensazioni e idee?
Wolmir Wolmir esiste per combattere, ma come in ogni battaglia a volte si vince, a volte si perde. Prima o poi la sconfitta arriva e quando accade quello che puoi fare è evolverti, rialzarti e trovare nuove strategie, oppure accettare che il cammino deve terminare.
Siamo tutti nati per lottare, dal primo respiro ai primi passi, fino ad affrontare la vita stessa. Quando ottieni ciò che vuoi però scopri che tutto è meno stimolante. Per questo non mi dispiace affatto continuare a lottare finché ne avrò le forze.
Concretamente, finché quello che faccio mi farà provare sensazioni autentiche continuerò a farlo, non mi interessa il parere degli altri, lo faccio perché ne ho bisogno. Quando questo bisogno verrà meno, allora sarà il momento di fermarsi. Ma ora non ci penso troppo, non saprei neanche dirti se ci sarà un nuovo disco in futuro. Non ho paura di sprofondare, sono pronto a tutto, non a caso citando un verso di "Storm Of Death" dell'album: "…drawing the sword, ready for all that comes...".
Cosa ci dobbiamo aspettare da Wolmir dopo l'uscita di questo full-length?
Wolmir Wolmir non nasce da piani. Quando sarà il momento, qualcosa accadrà.
Ti chiederei, in conclusione, di presentare il tuo ultimo lavoro al pubblico là fuori, affinché possa farsi un'idea su ciò che Wolmir propone e sul sound di 'Crave For Blood'. Grazie mille per il tuo tempo e spero, a questo punto, di sentire nuovo materiale molto presto!
Wolmir "Crave For Blood" è un disco diretto, istintivo, ma anche profondamente legato a un senso di necessità e sopravvivenza. Un suono marcio e oscuro, che affonda le radici nel black metal più primitivo. Spero che vi possa aiutare a superare i momenti più difficili senza mai smettere di combattere.
Lo potrete ascoltare in cassetta (edizione limitata) rilasciata da Extreme Chaos oppure potete procurarvi l'edizione in CD della Deathrash Armageddon.
Grazie a te Roberto per l'interesse dimostrato in Wolmir!
Infine voglio ringraziare Antihuman War Machine e Soul Devourer per il supporto e la motivazione. Grazie a Yuki di Deathrash Armageddon che ha creduto fin da subito in Wolmir, e ad Andrea Corpse di Despise The Sun per averci messo in contatto.
LUNGA VITA AL METAL ESTREMO!!!
Infine voglio ringraziare Antihuman War Machine e Soul Devourer per il supporto e la motivazione. Grazie a Yuki di Deathrash Armageddon che ha creduto fin da subito in Wolmir, e ad Andrea Corpse di Despise The Sun per averci messo in contatto.
LUNGA VITA AL METAL ESTREMO!!!



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