INTERVISTA #10 // NUN DESECRATION: figli dell'oscurità unitevi a noi..


Tra tutti gli artisti black metal ed estremi italiani, uno tra quelli che reputo più meritevoli per svariate ragioni è Marco Mainiero.
Per quanto mi riguarda, esistono due tipi di black metal: il primo gode di produzioni migliori, suoni più puliti e vede lavori che possono beneficiare di un supporto maggiore perché, fondamentalmente, più accessibili; il secondo è il reale black metal, lontano dalla musica per le masse, con produzioni spesso veramente ruvide, concept estremi quanto la musica e un forte odore di morte e zolfo percepibile nell'aria ad ogni singolo ascolto. Marco riesce a pubblicare, ad ogni giro e con ogni nuovo progetto, musica che rientra volutamente in questo secondo gruppo.
Non troverete i suoi dischi nelle mie classifiche di fine anno ma, ad ogni recensione, potrete ascoltare nella mia voce un veritiero senso di venerazione per il suo operato. Oscuro, malsano, visionario, reale più di tanti lavori che vogliono suonare estremi pur facendo parte di un mondo comunque commerciabile e spesso poco creativo.

In quest'ultima occasione Marco ci ha dato da ascoltare un suo nuovo progetto chiamato Nun Desecration e, chiaramente, l'entusiasmo da parte mia è stato molto. A livello concettuale e musicale questa "zolfara sonora" ha tanto da dare a chi è aperto a nuove esperienze. Come non parlare, quindi, con lui di questo nuovo capitolo della sua carriera discografica per capirne di più, sia su questo progetto sia sul mondo malato da cui è stato defecato?
Marco, grazie per la tua disponibilità! È un piacere poter parlare con te di questa tua nuova creazione. Come mai la necessità di dar vita a Nun Desecration? Sei già attivo con numerosi altri progetti, ma eccoti qui con un’altra creatura malata derivante dal profondo. Da dove è nata l'idea?
 Marco  Salve, grazie per questa possibilità che non trovo affatto scontata. Innanzi tutto, perché ho creato i Nun Desecration? Chi conosce i miei concept sa che sono profondamente oscuri, ma non hanno mai avuto necessità di pescare da determinate tematiche. Nun Desecration è stato un atto impulsivo nato dall’ascolto di come si sta muovendo questo contesto attuale, mirato ad un reale Medioevo distopico dove religione e Stato creano unicum ottocenteschi devastanti. E ho capito che aveva senso far ballare una suora lesbica sul cadavere di Cristo mentre lo inonda di sangue mestruale.
È nata così la figura di suor Selenia, inizialmente come pura blasfemia; ma poi ho affidato il concept alla dea Kali e, gradualmente, il lavoro si è trasformato in una figura archetipale che, riconnettendosi all’atavicità del sangue, dell’eros, della danza, crea una nuova base e una nuova realtà.
Suor Selenia, all’interno di quella chiesa, profetizzerà la fine del cristianesimo — nel senso più ampio del concetto — e sarà testimone dell’ultima croce esistente, mentre balla sotto una pioggia di sangue. È un Medioevo distopico dove senti l’elemento industrial, freddo, le polveri nucleari miste a carne, umanità alla deriva, privata di anima. Ecco il senso dell’elettronica, degli spari, dei cori gregoriani, dell’atmosfera sacrale...
Suor Selenia da una bestemmia “ascende” a dea, entità archetipica. Inoltre, il lavoro si lega molto a un retaggio orrorifico/occulto legato a film come "Demonia" di Fulci (chi ha visto il video promo vedrebbe il suo volto che combacia con il mio per un attimo) e, soprattutto, "Confessioni proibite di una monaca adolescente" di Jesús Franco, che riflette in pieno alcuni aspetti di cui è intriso il lavoro e che troverete in vari brani come citazione.
Musicalmente mi sono ispirato, inizialmente, alle atmosfere degli Archgoat e a un black/war metal molto tirato ma, gradualmente, ho cercato di dare un’impronta molto più rituale, mistica, occulta al lavoro; se ne trova l’esempio in "Veil of Darkness": solo un monolitico riff, organo e voce. Anche qui la mia scelta, nella produzione, è stata molto raw con elementi sintetico/puliti. Calcola che ho cancellato, la prima volta, tutte le chitarre perché... si sentivano TROPPO BENE, e mi ha salvato un “malandato” Behringer MT300 da 15 euro. Era il suono che volevo. E sul suono sono intransigente: non deve essere un “preset” svedese o norvegese. Deve essere la mia fottuta cantina.
Mi si chiede, forse, perché tanti progetti. Ho deciso di non dare limiti alle mie idee artistico-espressive, purché siano oneste e coerenti con me stesso. Sono consapevole che potrei autosaturarmi da solo, ma ogni lavoro ha un suo perché. Lo ha recarmi in un bosco e registrare un album black metal, comprare una tastiera da 30 euro e registrare dark ambient in una grotta. Esploro i suoni ed esploro me stesso, e poi lo condivido senza nessun filtro o necessità “promozionale” (sia chiaro, sono contento quando i miei lavori vengono ascoltati, ed anche dei miei detrattori, che non mancano).
Tu devi sapere che sei esattamente dove suono (io, rigorosamente, non modifico o cancello errori esecutivi: take unica per ogni traccia) e, probabilmente, la mia musica è legata direttamente a me più che ai miei progetti, di cui esiste un sottile unicum e filosofia. Nun Desecration è la bestemmia che salva, rende consapevoli, insegna a danzare sui propri preconcetti, idoli.
Vi dico già che ho trovato un convento locale che mi ha ispirato il secondo lavoro perché Suor Selenia è, ormai, il motore del progetto. Grazie a tutti; se volete contattarmi per cd-rom del cazzo fotocopiati in casa o altro: marco7938 [at] gmail [dot] com.
L'uso di un Behringer da 15 euro per "distruggere" una produzione troppo pulita è, secondo me, una ricerca di isolamento estetico quasi necessaria per proteggere la tua musica da un pubblico che cerca solo il comfort del già sentito. Pensi che il pubblico black metal odierno sia in un certo modo "atrofizzato" rispetto all'ascolto di musica realmente estrema?
 Marco  Hai centrato il punto. Io penso che il black metal, in particolare, sia una grande forza est(a)etica che non può e non dovrebbe "adeguarsi" a un contesto ma, dall'interno, farlo esplodere creando nuove schegge. Piace dire che tale musica non abbia più nulla da dire perché, in tal modo, possiamo restare nel nostro mondo ideale senza mettere in dubbio tale assioma. L'arte, se è tale, non può esclusivamente "replicarsi", ma deve trovare continuamente nuova linfa e proposte. Non significa usare il mandolino o la zampogna, ma sforzarsi di creare realmente qualcosa di coerente e intimo, che se ne sbatte il cazzo delle "reazioni" ma che, allo stesso tempo, possa far riflettere. E il black metal è sempre stato questo, per me. Occorre pazzia: buttarsi in un riff anche maldestro, ma che abbia una sua profonda urgenza. Ecco, manca il sentire "l'urgenza" dei lavori (in generale, sia chiaro), dell'anima che vuole comunicare qualcosa di imprescindibile, forgiato nel silenzio di una fottuta cantina. Altro che VST e preset fighetti...
Parlando di Jesús Franco e Fulci, non posso che pensare al connubio sesso e morte. Pensi che il Black Metal moderno abbia perso la sua carica erotica e pericolosa per diventare troppo "intellettuale" o "politicamente corretto"?
 Marco  Sì, in parte, perché secondo me ha perso quello smalto "punk" che lo caratterizzava — a base di nichilismo, cimiteri e ossa — per cercare di "affinarsi" o di proporre dei temi fondanti in maniera priva di reale profondità. In parole povere: parlo di morte e cimiteri, ma suono come un gruppo "pop", teso fra tecnica, pulizia e perbenismo sonoro.
Se Suor Selenia è diventata il "motore del progetto", quanto c'è di Marco in lei e quanto, invece, è lei che sta iniziando a dettare le regole delle tue prossime composizioni nel convento che hai scoperto?
 Marco  I miei concept, con il tempo, iniziano ad acquisire una loro "vita" nella quale si crea una connessione "eterica" che genera sempre nuove istanze. Suor Selenia è nata, inizialmente, come semplice "provocatrice", con le sue carezze alle compagne di cella e i rosari usati in maniera "importuna"; ma con il tempo, danzando sull'ultima croce, ha trovato una connessione archetipale con la dea Kali e, in tale ottica, è ora lei a cercare le strade per manifestarsi. E, ammetto, non vedo l'ora che ciò accada per vedere io stesso cosa succederà...
Tu, come me, sei in giro da parecchio tempo. Il mondo della musica estrema è cambiato e con esso, chiaramente, anche quello black metal. Siamo passati dalla valorizzazione dei suoni crudi e "da cantina" a produzioni ultra-patinate con trigger ovunque e chitarre così pulite che sembra quasi di ascoltare classica anche in ambito brutal. Senza andare troppo indietro nel tempo, basti pensare a come suonavano i Darkthrone di "Transilvanian Hunger" (che erano comunque "puliti" rispetto ad altri loro contemporanei) e a come suona il genere oggi. Quanto risulta difficile rimanere fedeli a un sound nudo, eppure intimo e reale, ai giorni nostri, considerato il tuo modo di comporre e registrare, ma allo stesso tempo vedendo come negli ultimi decenni si sia arrivati a ciò che viene definito "black metal" con dubbie connotazioni stilistiche e falso estremismo sonoro?
 Marco  Sarò onesto: questa deriva — perdonatemi il termine — mi ha messo spesso in crisi nel mio rapporto con il genere. Condivido in pieno che se fai un buon riff vuoi che si senta, e che non puoi far passare le "scoregge" come arte solo perché non sai piazzare un microfono; ma qui siamo in un mondo di suoni, ormai, tutti uguali. Non avverto più quella ricerca forte, decisa, che ti fa spostare un amplificatore, usarne uno rotto o inclinare un microfono.
Non si può parlare di tombe e morte vestiti in giacca e cravatta e quasi schifati dal senso di gelo e disagio di un misticismo nero che, oramai, è spesso impacchettato come un tonno in scatola. Pronto all'uso. Nel mio comporre cerco sempre di dare un suono che "parli del territorio": mi si prendeva in giro quando dicevo che, se vuoi una chitarra con un fiume in sottofondo, devi recarti alle sei del mattino in quel luogo e registrare. Perché lì avrai le mani gelate e dovrai adattarti (logicamente l'ho fatto) e non è la stessa cosa di una "simulazione".
È assolutamente vero che risulta difficile, a livello percettivo, proporsi con suoni "dozzinali", ma il punto è capire perché quei suoni sono così. Lo considero ormai un trademark solido, imprescindibile; ma, sia chiaro, non fine a se stesso, bensì nella volontà di comunicare che una determinata musica non può essere più pulita di quella dei Gamma Ray (ehm, ho proprio raffrontato alcuni suoni che mi hanno fatto incazzare e suonavano proprio power metal, che non è assolutamente errato se produci tale musica).
Questo perché il black metal dovrebbe essere ancora parte di una possessione imprescindibile. Un'esigenza intima, per cui lo faresti anche solo con un tamburello. In parte, pur volendo che la mia musica sia ascoltata, sono fiero di poter andare in un bosco e registrare con un ampli da 3 watt un album black metal (che ascolterete). Perché io sono quello, non quel concetto "livellato" di produzione. Tra l'altro, spesso si criticano i miei lavori ma, se li ascolti, capirai cosa dico e cosa voglio comunicare. Insomma, devo dirti che non solo sono molto in contrasto con l'attuale black metal — pur continuandolo ad ascoltare, sia chiaro, non sono chiuso — ma lo trovo una pagliacciata onanista data in pasto a chi vuole discutere di quanto sia esperto di genere. Per non essere frainteso: esistono tante ottime band e molti che ascoltano sia il mainstream che il marciume più rozzo, sto parlando in termini generali.
Oltre all'aspetto puramente sonoro, non credi che stia avvenendo una deriva simile anche a livello concettuale? Esistono progetti che, per coerenza e tradizione, scelgono di muoversi all'interno di un perimetro linguistico ben definito, mentre altri sembrano smarrire la propria identità un disco dopo l'altro. 
È emblematico come, negli ultimi anni, si sia assistito a uno slittamento semantico che ha trasformato il Depressive Black Metal in un più rassicurante Romantic Black Metal: un cambio di facciata perbenista e particolarmente risibile.
A questo punto sorge il dubbio: che valore ha rivendicare l'appartenenza a un genere se ne viene ignorata la radice sia musicale che filosofica? Il black metal deve essere ancora considerato un'attitudine totalizzante, uno stile di vita intransigente, o siamo noi a peccare di eccessivo purismo, dimenticando che si tratta "soltanto" di musica?
 Marco  Esiste la musica ed esiste il black metal. Ora, sia chiaro: ogni genere in sé nasconde un seme che reputo profondo e che viene estrinsecato attraverso essa, ma il black metal ha a che fare con corde intime che non possono che far riflettere se 'sentite', prese sul serio.
Quel brivido lungo la schiena in una foresta ghiacciata, nei pressi di una lapide o su un antico sentiero, se vissuto, ti porta in maniera assoluta a capire che sei già andato 'oltre' e, soprattutto, 'dentro' un genere che ti mette in contatto con ciò che spesso terrorizza e annichilisce, ma che è, nello stesso istante, arte. Un'arte che ti impone un’intima presa di coscienza sulla morte, sul disagio, su ciò che non vorremmo vedere.
Ecco che, in tale ottica, il black metal non può essere 'solo musica' perché, altrimenti, non ne hai capito il senso. E, su questo, non ho mezzi termini. Tra l'altro, non stiamo assistendo a una 'degenerazione' (christian black, romantic black...) ma a una spettacolarizzazione commerciale che lo svilisce. Basterebbe dire che un concerto di depressive black metal, mentre bevi birra e la frontman gioca con un cappio al collo, è distopico: una parodia.
E, sia chiaro, non significa assolutamente girare con le borchie e gridare 'Satan'; anzi, dovrebbe essere una profonda chiave mistica per 'leggere' la realtà essotericamente ed esotericamente. Tornare a rivivere determinate radici culturali e intime è ciò che mi auspico e che vedo, purtroppo, sempre più affievolirsi...
Fa piangere quanto il tutto sia ormai un voler apparire in maniera frivola e priva di intimità. Il voler condividere con la community per una dipendenza dalla serotonina da 'mi piace', piuttosto che per una reale necessità di parlare di musica, spesso mischiando musica e vita personale per non sentirsi inutili, soli, invisibili. Il volersi sentire parte di un qualcosa più grande di se stessi perché, in fondo, si sa di essere niente. 
Pensi che il fatto che tu abbia tanti progetti, tante identità artistiche separate eppur parte della stessa persona, ti renda soggetto a un fraintendimento da questo punto di vista? Come ti rapporti con i social e con chi ti segue?
 Marco  Domanda assolutamente interessante. Allora, in primis, la mia formazione musicale è radicata negli anni '80: vedi tape trading, CD-ROM, zine cartacee... Personalmente utilizzo molto i social perché rappresentano per me la possibilità di lasciar cogliere, a chi vuole, ogni lato della mia musica. Come saprai, i miei concept sono spesso legati a elementi esoterici e autoctoni, e ho la possibilità di far approfondire a 360 gradi i miei lavori anche a chi non è interessato in maniera diretta alla musica.
Troverai, pertanto, molti video sui concept, sulla storia del lavoro proposto e su come lo registro, perché so già che la mia musica, privata del contesto, perde impatto, essendo generata da un'idea precisa. Ho spesso detto che la musica è per me il mio stesso percorso di vita, tanto che ogni lavoro è patrocinato da una divinità e quindi esiste in virtù di tale rapporto. Nel mio caso, parte di essa è frutto di quello che potremmo definire il profondo riappropriarsi del concetto di "entusiasmos", ossia possessione divina.
Immagina i miei Nera Lilith: quando provo in maniera forte tale esigenza, devo registrare l'album; so solo che, se non lo facessi, starei male. Devo comunicare qualcosa, esprimerla e sigillarla in quel lavoro. Scrivo musica perché ho da dire ciò che in essa lascio, piaccia o no, e ho deciso a un certo punto del mio percorso di non limitarmi per paura di essere giudicato o di autosaturarmi di uscite.
Questa passione, inoltre, mi porta a riproporre i miei brani in versione sciamanica o come spunto per un discorso. Sono assolutamente molto presente, ma non "per il like", bensì perché sfrutto una finestra comunicativa rielaborandola nel mio mood anni '80. Vedi la creazione di CD-ROM da scambiare (perché, a differenza di molti gruppi che dicono "o masterglass o nulla", io ci tengo a esserci fisicamente), 'zine da una pagina, box sporchi di colla, collaborazioni musicali... insomma, gli anni '80 attualizzati senza remore. Lo puoi sentire dal mio artigianato sonoro, ormai un "trademark", dalle grafiche o da qualsiasi altra cosa.
Chi mi segue sono in pochi e cerco di offrire sempre grande rispetto. Vi è chi acquista "in blocco" tutti i miei lavori (parliamo di circa 40/50 uscite, dal black metal al dark ambient al folk), ma io cerco sempre di ridurre i costi e di offrire qualcosa di speciale e unico che crei un canale comunicativo di scambio e rispetto. Ammetto di aver notato che non si acquistano i miei album solo per il disco in sé, ma per il contesto collegato a me. In definitiva, sono un 54enne che ripropone gli anni '80 ai tempi di oggi, cercando di utilizzarne gli strumenti senza diventarne schiavo.


Parlando quindi dei tuoi concept che, come dicevi, "sono spesso legati a elementi esoterici e autoctoni", come si rapporta quello di Nun Desecration a quelli sviluppati negli altri progetti? Tutte facce della stessa medaglia, dunque, o personalità di una mente schizofrenica che cerca di trovare una voce attraverso la musica?
 Marco  Tutti i miei lavori sono profondamente legati, spesso musicalmente e concettualmente. Il segno estremo di questa filosofia lo puoi trovare nei tre album Obscurum Malum, Oscuro Smembramento, Dianadea, Vosc'oscuro e Black Hekate/Dea Serpenta, dove ho elaborato lo stesso concept con linguaggi diversi (black metal, folk e dark ambient) e con esiti che si intrecciano.
Concettualmente ponevo all'ascoltatore la scelta se cominciare dalla disperazione iniziale degli Obscurum Malum, dalla chiamata presso una grotta in Dea Serpenta o dal bosco di Vosc'oscuro. Tutti terminano, volutamente, sullo stesso sottofondo del fiume Cervaro, dove ho fatto alcune registrazioni live e registrato il fiume. In essi ho fatto anche confluire suoni ed elementi sonori che li collegano, ma se vuoi avere 'l'esperienza complessiva' dovresti ascoltarli tutti e tre. E, probabilmente, solo un pazzo fa uscire, nello stesso giorno, tre album. Proprio perché se ne fotte del 'mercato'.
Nun Desecration ha un concept medievale distopico che è rielaborato già nei miei Dark Medieval, dove Diana scende sulla terra per salvare Matteuccia da Todi da Fra' Bernardino. Un elemento reale, l'Inquisizione, e uno riflessivo/inventato. Non sono affatto simili musicalmente, ma conservano un contatto concettuale. Il prossimo Nun Desecration partirà da Sturno, dove ho trovato una statua della Madonna ricoperta di muschio (praticamente nera), in un convento abbandonato che sarà lo scenario per rendere sempre più il mio lavoro intriso di elementi locali che, badate bene, sembra mi vengano a cercare.
La 'schizofrenia' artistica che vivo non è semplice: mi impone ascolto e a volte è una pressione intima a cui non posso rinunciare e che io libero sull'ascoltatore così come è. Senza correzioni o magheggi. Sei lì con me se vuoi, altrimenti ti farà schifo ciò che faccio, perché se vuoi ascoltare solo un lavoro 'a prescindere' non avrai ascoltato nulla. Se vuoi le cose perfettine, tutto in griglia, hai proprio sbagliato contesto. Io faccio fischiare le chitarre e ti faccio ascoltare i rientri nel pickup.
Ecco che, come ti dicevo, chi capisce il valore 'unitario' della mia proposta chiede l'intero 'blocco' e, per una persona come me, nata con la derisione, cresciuto con essa, guardato spesso con spocchia e supponenza, offrire 30/40/50 CD-R è, dopo molti anni, un piccolo riconoscimento che mi ha insegnato a fottermene e creare. Semplicemente per farlo; ed è una scelta filosofico-culturale che 'salva' in pieno la mia musica e che è ascoltata proprio perché è così. E mi sono chiesto sempre e solo una cosa: coerenza con me stesso.
È quindi necessario per te lavorare in solitudine? So che hai fatto delle collaborazioni in passato, ma non hai mai avuto una line-up completa. Si tratta di una difficoltà nel trovare menti affini, o di un semplice modus operandi che per te funziona e, di conseguenza, non senti la necessità di un cambiamento e di una formazione più estesa?
 Marco  Parte della mia musica ha senso solo se riesco a farla in solitudine, in cantina o seguendo una particolare ispirazione o cambiamento di direzione. Inoltre, essendo basata molto sul mood e sull'improvvisazione, potrebbe essere complicato per una controparte adeguarsi (non perché io sia bravo tecnicamente ma, forse, il contrario).
Non significa assolutamente che io rifiuti le collaborazioni, anzi. Ti farò un esempio: se avessi avuto un batterista che mi seguiva nella pazzia di registrare i Nera Lilith in presa diretta, io lo avrei fatto ad occhi chiusi, perché nuovi stimoli possono sempre arricchire. È anche vero che io, quando avvio un progetto, so già dove andare, come e in quali tempi realizzarlo per non comprimere la mia ispirazione.
Ma per me non sarebbe solo una questione musicale. Torno ai Nera Lilith: quello è un lavoro che faccio sotto "possessione" e, se non avessi a fianco una persona che comprende quello stato o quella tipologia di energia in gioco, potrebbe, anche non volendo, disturbarmi. Insomma, sono aperto a collaborazioni o band, ma per le cose mie sarebbe complicato procedere in maniera integrata; calcola che a volte parto d'impulso a registrare all'alba in un bosco e lì non posso o voglio aspettare, devo registrare...
Ad esempio, nei Nun Desecration, Larvatio Morbosa è stata cantata da Fedrigh Bèli degli Occ' del Coruv, ed è stato molto interessante e diversificato.
Quindi la collaborazione con la Nycticorax Productions è nata come conseguenza di questa collaborazione, o esisteva già un'idea di fondo per quanto riguardava l'uscita del lavoro dei Nun Desecration con la label di Fedrigh Bèli?
 Marco  Nello specifico non era previsto nulla, ma ero sicuro che Fedrigh avrebbe centrato in pieno tutto ciò che avrei voluto nell'interpretazione: dall'urlo 'alla Celtic Frost' iniziale alla trama profonda ed esoterica del testo, pur nella sua blasfemia, fino all'utilizzo 'clippato' del microfono che per altri sarebbe stato un problema e, invece, per me era un quid in più.
Abbiamo poi deciso di fare una micro-collaborazione per quanto riguarda la stampa artigianale del formato cassetta e dei CD-ROM, che hanno piccole varianti rispetto agli altri. Una bella collaborazione che dimostra come si possa ancora creare una proposta artistica e totalmente underground.
Una produzione veramente bella in entrambi i formati, e le foto ne sono la testimonianza. Vedo tanti giovani – seppur non moltissimi – che stanno davvero riscoprendo questo genere di supporti e che fanno il possibile per distribuirli tra poche persone, ma con il giusto spirito. Pensi che il fatto che ci siano ancora produzioni come queste stia ispirando le nuove generazioni ad addentrarsi ancora di più in quello che può essere definito come il vero spirito dell'underground black metal?
 Marco  La mia è proprio una "filosofia applicata" rispetto all'uso di determinati formati perché sono un elemento di "rottura" con il trend attuale, che è ciò che dovrebbe esprimere un certo tipo di musica, restando salda in uno stato underground ma artistico.
In parte, ma solo in minima, ho trovato questo approccio anche in band ultra-underground: a volte volevo acquistare un CD ma non c'era nulla. E mi sono sempre detto: "Ma cosa cazzo vi costa fare dieci copie?". È una questione di messaggio artistico-filosofico che dice: "Fanculo, voi volete i masterglass e la fighetteria liquida? Eccovi i miei CD-ROM del cazzo". È un messaggio potente che, in parte, inizia a farsi strada perché, secondo me, il "liquido" (che non è il "male") sta iniziando a stancare, poiché impedisce un reale ponte fra l'artista e chi lo supporta.
E, attenzione: in Europa non guardano a queste cagate come qui, e ordinano anche CD-ROM fotocopiati. Ricordi quando era un onore scoprire un gruppaccio marcio e passare agli amici una cassetta? Ecco, oggi quasi si ha vergogna di supportare qualcuno se non è già "riconosciuto", perché non ci si può fare i fighi sui social. Tanto è vero che, a volte, ci sono band che producono le magliette ma non i CD.
Io l'anno scorso ho consumato quattro campane da cento (che per una persona guardata con sufficienza dalle piccole case discografiche non è poco); certo, sono molti progetti, ordini cumulativi e a un prezzo underground, ma testimonia che, alla lunga, vi è anche tale richiesta, lontana dal patinato e dal perfettino. Il CD-ROM e la "cassettaccia" sono lì a ricordarti perché amiamo determinata musica. Sono convinto che tale aspetto si amplierà sempre di più, anche perché sento in giro che molti stanno iniziando a disdire gli abbonamenti a Spotify o simili.
Ma infatti il tape trading, come si faceva una volta — poi sostituito dal "CD-R trading" a cavallo del nuovo millennio — non era solo un rito di passaggio, ma una vera e propria ricerca del male in musica! Conosco band che hanno distribuito migliaia di cassette fatte in casa, con copertina fotocopiata, nel giro di forse cinque anni. Chi riceveva le cassette le doppiava e le distribuiva a sua volta. Ricordo le mie primissime produzioni con una label ultra-underground che portavo avanti all'età di sedici anni: erano duplicate in casa e facevo tirature di diverse centinaia. Fondamentalmente, chi ascoltava quella roba si ricordava della musica molto più di chi, magari, ascolta una band su internet oggi.
Pensi che questo nuovo (o riscoperto) trend possa trovare spazio e riuscire a riportare la musica estrema ai fasti di un tempo? Tu hai avuto una buonissima esperienza, ma quanti riescono a poter dire lo stesso?
 Marco  Penso che iniziamo a entrare in una fase in cui questa bolla della "musica infinita" stia implodendo.
Questo potrebbe sicuramente spostare l'attenzione verso un ascolto più mirato che, secondo me, dovrebbe essere il maggiore obiettivo delle band underground: lì non sei un "numero" di click, ma una scelta consapevole.
Le persone iniziano, a mio avviso, a stancarsi di non avere "tesori" in nome dell'avere "tutto"; questo risveglio contribuirà sicuramente a un "ritorno alle origini", se non altro contestualizzato al periodo.
Forse l'ho già detto: spesso sono proprio le band a non crederci fino in fondo, nel non proporsi con cassette TDK o CD-ROM come se fossero "sfigati". Eppure, meno in Italia ma più all'estero, ci sono micro-label a cui questo materiale piace e che lo distribuiscono.
Personalmente sono già "oltre" questa fase e sto pensando, almeno per alcuni lavori, di distribuire solo pochissime copie fisiche nominative, senza ricorrere a nessuna piattaforma. Vorrei esprimere un messaggio profondo, intimo e scollegato da qualsiasi logica funzionale, anche se non ho mai detto di disprezzare il nuovo corso.
Resta il fatto che ho abbandonato le piattaforme di ascolto, almeno in parte, e ho iniziato a usare un lettore MP3 con solo due o tre gruppi a settimana. Un ritorno all'ascolto. Penso che, attualmente, anche l'ascolto sia sempre in una dimensione "social" e, quindi, se non hai sentito l'ultimo album di un gruppo e non puoi elogiarlo o criticarlo, sei fuori. Sempre che, come me, non si cerchino ancora vecchie band anni '90.
L'idea delle copie nominali dei tuoi lavori è davvero geniale. È questa l'unica via rimasta per sfuggire alla logica dei click e della "musica infinita" e senza valore?
 Marco  Ho già da anni avviato un percorso in tal senso, creando CD-ROM pitturati a mano, sporchi, con copertine semibruciate, e penso che uno dei prossimi passi sarà tornare allo zero. Ma con un input in più, per ritrovare quel collegamento profondo fra chi crea e chi riceve. Un lavoro in dieci copie con il tuo nome e un bel "fanculo" a un contesto dove si misurano i click e le visualizzazioni. Sai cosa c’è? Non ascolterai questo CD creato in un bosco al freddo; è qualcosa di primordiale, malfatto, e se vuoi vivere un'esperienza devi "appropriartene". Vorrei iniziare tale percorso almeno per alcuni progetti. Ad esempio i Nera Lilith, che sono un atto di possessione e improvvisazione, potrebbero avere alcuni lavori gestiti in tale maniera. E se non è black metal questo...
Quale di questi percorsi, quello più filosofico-spirituale o quello legato alla tecnica di registrazione, vorresti approfondire ulteriormente?
 Marco  Sono aspetti che si autoalimentano. Chi mi segue sa bene che non creo se non sono connesso a determinati archetipi o divinità che, va detto, non si risparmiano nell'ispirarmi, ma non hanno neanche una "morale" inquadrata. Di conseguenza, non mancherà mai uno sguardo alla perversione, all'erotismo e alla morte, che non possono mai essere sconnessi; voglio farlo con un linguaggio sonoro strafottente, imperfetto e sgraziato che trova, paradossalmente, la sua perfezione proprio quando si realizza. Ringrazio di cuore per questa interessante intervista, che mi ha concesso di esprimermi a 360 gradi rispetto al mio mondo musicale che, come sapete, è ampio e in continuo mutamento, ma sempre coerente con se stesso.

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