INTERVISTA #9 // ORGREL: l'incoronazione della Bestia Trionfante..

Come sempre, ci sono band che a mio parere non ricevono il giusto supporto. Un po' per pigrizia del pubblico, un po' perché certe realtà non cercano i riflettori e si limitano a comunicare il minimo necessario, ogni anno mi ritrovo ad ascoltare dischi splendidi che sembra non siano mai usciti, o quasi.
Con gli Orgrel il discorso è ben diverso! Quando il loro "Red Dragon's Invocation" vedeva la luce nel 2021, era già chiaro che si trattasse di una band unica, da seguire senza indugio. Con il terzo disco, "The Abyssal Terror", uscito l'anno scorso per Purity Through Fire, le conferme sono arrivate ancora una volta. Inutile dire che un'intervista sia quindi dovuta, più che voluta, per un'entità che dovete necessariamente conoscere.
Anche all'ultimo giro mi avete decisamente colpito! Anzitutto grazie per la vostra disponibilità. Iniziamo subito con le domande di rito, visto che sembrerebbe che il pubblico italiano non abbia ancora afferrato il concetto: chi sono gli Orgrel e com'è nato il progetto?
Valfodr Salve Roberto, grazie per questa intervista e per le belle parole. Orgrel nasce da un bisogno viscerale di proporre una musica non corrotta da mode e che rispecchi la vera essenza di questo genere. Viviamo in un periodo in cui sembra obbligatorio dover innovare a qualunque costo; la nostra proposta vuole, invece, essere un approccio puro e scevro di compromessi, preservando il fuoco senza venerare le ceneri.
Per nostra volontà, abbiamo deciso di mantenere segrete le nostre identità.
Chi ha avuto, quindi, l'idea di fondare la band? Esistevano progetti precedenti di cui facevate parte o questa è la vostra prima esperienza? Considerata la qualità del debutto di qualche anno fa, sono maggiormente incline a pensare che voi ragazzi non foste alle prime armi all'epoca.
Valfodr Ognuno di noi ha avuto esperienze precedenti. Possiamo dire di non essere alle prime armi. Ma è per noi importante impedire che le nostre esperienze precedenti possano influenzare nell'ascolto di Orgrel.
Come vi siete mossi, dunque, per il debutto? 'Red Dragon's Invocation' veniva stampato dalla Iron Bonehead Productions, una label di tutto rispetto nel circuito black metal underground. Come siete arrivati alle registrazioni di quel disco, al contratto con la label tedesca e, soprattutto, qual era l'ispirazione che vi ha portato a quel primo spettacolare capitolo della vostra discografia?
Valfodr Ciò che abbiamo proposto in quel primo album proveniva da tanti anni di accumulo di riff e materiali maturati in anni passati. Era giunto il momento di dargli ordine e forma. La dimensione immaginifica ed evocativa è funzionale all'idea di furia che attraversa la nostra musica.
Per noi è stato un piacere collaborare con Iron Bonehead che milita ormai da tantissimi anni e che è diventata una label di riferimento nell’undergound. Hanno dimostrato subito interesse per l’album e hanno sempre lavorato con professionalità e puntualità.
Se sul debutto i brani derivavano da "anni di accumulo", com'è cambiato il vostro approccio ora che dovete scrivere materiale nuovo, magari senza tutto quel bagaglio di riff a disposizione?
Valfodr Non avevamo certo usato tutto. Ogni tanto riemerge ancora qualcosa di interessante. Comporre materiale è sempre stimolante. Quando credevi di aver dato il 100% ti accorgi invece che la partita non è finita. E bisogna tornare all'attacco.
Uno dei fili conduttori tra il primo e l'ultimo album è sicuramente rappresentato dalle grafiche. Per l'EP intermedio, invece, lo stile era ben diverso. Diavoli, licantropi, draghi e morti: il tutto ha comunque un sapore particolarmente blasfemo e, allo stesso tempo, epico. Chi ha curato i vostri artwork? Chi ha fornito l'idea di base e chi ha poi dato vita alla visione artistica?
Valfodr Tutti i nostri artwork sono stati realizzati e curati da Luciana Nedelea. Come filo conduttore, sia nelle tematiche sia nell'estetica, abbiamo sempre cercato una figura “mostruosa” e “demoniaca”.
La scelta delle copertine è il risultato di un lavoro di cooperazione tra tutti noi, in sinergia con Luciana. È inutile ribadire la grandiosa abilità di questa artista, che ammiriamo profondamente: fin da subito abbiamo potuto lavorare in simbiosi con lei e ci sentiamo in dovere di ringraziarla.
Esistono elementi negli artwork di Luciana Nedelea che hanno influenzato, a posteriori, il modo in cui interpretate i vostri stessi brani?
Valfodr No, piuttosto è lei che per tre volte è riuscita a soddisfare egregiamente quanto le abbiamo chiesto. C'è un gusto antico nel tratto dei suoi disegni che ha davvero suscitato la nostra attenzione. Confidiamo di avere ancora modo di collaborare con lei.
Avete citato la celebre massima di Mahler sul 'preservare il fuoco senza venerare le ceneri' ("la tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri" nda) per giustificare un approccio puro e privo di compromessi. In un'epoca in cui il Black Metal viene spesso 'intellettualizzato' o contaminato per risultare appetibile a nuovi palcoscenici, quali sono, secondo voi, i confini invalicabili oltre i quali il genere smette di essere tale e diventa semplice intrattenimento?
Valfodr Sono quasi vent'anni, ormai, che il Black Metal vive una forte dicotomia: da un lato sembra essenziale preservare gli stilemi dei massimi interpreti del genere; dall'altro, sembra doveroso innovare a qualsiasi costo. Spesso ci si barcamena tra queste due tendenze, rimanendo invischiati in un pantano senza uscita. Aggiungiamoci pure la mostruosità sempre in agguato della spinta "poser": nella nostra società dell'immagine, è sempre più difficile non cadere in trappola.
Ci chiedi, allora, quale sia il confine tra la verità e l'intrattenimento. Ti rispondiamo che il Black Metal — come la musica in generale — è un sentimento, è un'espressione, è una visione. O i brani nascono dalla verità del proprio sentire, o è meglio lasciar stare e risparmiare tempo. Non deve "essere Black Metal" intenzionalmente: deve esserlo spontaneamente e genuinamente.
Per quanto riguarda l’immagine, non trovi però che anche in quel contesto il tutto ormai sia andato ben oltre la celebrazione del genere? Il face painting, le borchie e le "uniformi" usate da centinaia di gruppi là fuori non hanno forse perso il loro significato in questa società dell’immagine, dove sembra che senza diventare parte del gregge non ci sia black metal? Come diceva Fenriz dei Darkthrone: "I nerd distruggono il punk", alludendo a come l'eccessivo tecnicismo o l'ossessione per i canoni estetici finiscano per uccidere lo spirito primordiale e anarchico della musica.
Valfodr La difficoltà sta sempre nel trovare un compromesso tra rispetto di una tradizione e spontaneità. Il face painting non spaventa più nessuno ed è certamente inflazionato, ma può aiutare a dare dei riferimenti. Può essere fatto per pigro adeguamento a un'estetica preconfezionata e comoda, o perché si condividono i tratti di dolore che spesso vengono creati in un volto dipinto. Occorre dire che, senza dubbio, l'estetica black — quando non fumettistica — certamente non si presta al mainstream. I pesi massimi del pop mondiale non assumeranno mai quei tratti; di sicuro non è funzionale alle vendite. Per quanto riguarda i tecnicismi nerd a cui si riferisce Fenriz, non c'è dubbio: la tecnica deve essere serva e strumento della musica, non uno sfoggio asfittico di maestria.
Quanto diventa quindi, per voi, un adeguarsi o celebrare il genere e quanto, invece, un rituale indispensabile per entrare nel giusto stato d’animo? Le vostre foto sono certamente incisive, ma effettivamente dove si posiziona la band da questo punto di vista? Perché continuare a usare face painting, borchie, mantelli e tutto il resto, se il tutto è effettivamente così inflazionato?
Valfodr È insieme una forma di rispetto per i grandi che ci hanno preceduto che hanno composto veri e propri capolavori, e pure un richiamo per un pubblico a cui abbiamo interesse ad arrivare.
Dalle tue risposte, finora, mi sembra che per gli Orgrel suonare e onorare il genere sia qualcosa di estremamente spontaneo. Quanto spazio viene lasciato all'improvvisazione o all'errore "sporco" in studio, per evitare che la produzione diventi troppo levigata? Cercate di preservare un sound "old-school" anche da quel punto di vista?
Valfodr Mentre registriamo è inevitabile che l'improvvisazione venga limitata perchè sarebbe difficile da gestire. Per quanto riguarda il suono, l'obiettivo è quello di avere un risultato il più naturale e definitivo possibile già in fase di registrazione in modo da non dover poi ricorrere ad eccessive modifiche o artefatti che lo snaturerebbero.
Dal punto di vista dei testi e del concept, di cosa parlano i vostri lavori? Da "Red Dragon's Invocation" a "The Abyssal Terror", sembrerebbe che ognuna delle vostre tre uscite abbia seguito strade diverse. Inoltre, sull'ultimo lavoro ho notato con piacere alcune collaborazioni importanti. Potresti dirci di più e parlarci di ogni vostra produzione?
Valfodr I lavori che abbiamo pubblicato sino ad oggi raccontano storie diverse, ma rispondono comunque a uno stesso sentire. Alterniamo figure oniriche a racconti più diretti.
"Red Dragon's Invocation" è strutturato su testi che richiamano visioni forti, in osservanza di un immaginario tra l'incubo e la metafora. "The Oath of the Black Wolf" è un racconto introspettivo che sfrutta l'immagine del lupo mannaro. L'ultimo album è una reinterpretazione in chiave black di un punto imprecisato tra l'attualità e tutta la storia della nostra specie.
Riguardo a "The Abyssal Terror", abbiamo chiesto a Revenant dei Sarkrista e a Omega dei Darvaza di collaborare in due canzoni e siamo rimasti molto soddisfatti del risultato. Abbiamo pensato che le loro timbriche vocali sarebbero state perfette per quelle parti e così è stato. Li ringraziamo ancora per l'interpretazione e il contributo.
Potreste approfondire il concept utilizzato per "The Oath of the Black Wolf"? Si tratta di semplice letteratura o di qualcosa di più profondo, che abbraccia la dualità tra uomo e bestia?
Valfodr Quell'album racconta della trasformazione da uomo a bestia e alla loro compresenza nello stesso individuo. C'è una sorta di dialogo, di scontro e di vendetta contro Dio. Crediamo sia abbastanza diretto ed esplicito. Non vuole certamente essere letteratura, benché avessimo passato del tempo a spulciare tra testi antichi, medievali e moderni alla ricerca delle forme più classiche del licantropo.
Tra il primo ed il terzo disco sembra si possa intravedere un risentimento per la società moderna ed il genere umano, prima intravisto nel debutto per poi essere ampiamente disaminato nell'ultimo. Pensi, quindi, che tra il primo e l'ultimo disco si sia in qualche modo chiuso un cerchio?
Valfodr Non sappiamo dove ci porterà il prossimo lavoro quindi il cerchio non deve per forza essere stato chiuso. Vedremo in futuro cosa diventerà necessario fare. Non amiamo fare previsioni.
Ampliando sul concept di "The Abyssal Terror", visto come una reinterpretazione della storia della nostra specie, come vedete il risultato della vostra analisi? Con rassegnazione, sdegno, entrambi, o magari altri sentimenti ancora?
Valfodr Crediamo che il futuro nel breve e nel medio termine certamente non arriderà a questo mondo. Nonostante questo, tenteremo di rimanere in piedi tra le rovine. La rassegnazione la lasciamo ad altri.
Se dovessi guardare ai resti dell'umanità descritti in quest'ultimo disco, quale sentimento vorresti che restasse impresso in chi ascolta il vostro lavoro: il terrore, la rabbia o pura e semplice indifferenza?
Valfodr L'indifferenza è sempre da aborrire. Se il nichilismo ha delle ottime ragioni per esser professato e vissuto, occorre ricordare che la fine di chiunque di noi è già segnata. Per cui tanto vale cercare di spendere ogni goccia della propria energia per cercare di massimizzare i nostri giorni. Che spesso questa prospettiva possa trovarsi ad essere espressa con rabbia e risentimento, è un fatto. Ma la fuga e l'abbandono vorremmo lasciarli da noi lontani.
La collaborazione con la Iron Bonehead Productions vi pone in un network d'élite dell'underground. Credete che la sopravvivenza del Black Metal "puro" dipenda più dalla fedeltà di poche etichette storiche o dalla capacità dei musicisti di isolarsi completamente dalla scena, in un momento in cui i canoni storici del mercato musicale non sono più validi e necessari come un tempo?
Valfodr Pur essendo in un'epoca che si vuole libera e creativa, sempre di più sembra necessario dover definire con precisione ed etichettare qualunque cosa. Tanto più la musica in generi e sottogeneri. Per quanto riguarda il Black Metal, come dici, occorre parlare di sopravvivenza, come se si desse per scontato che sia in scadenza. Forse è davvero così, ma fare previsioni sul futuro sarebbe solo masturbazione mentale. Crediamo che le etichette di valore siano fondamentali per la ricerca della qualità, ma soprattutto danno l'occasione anche a chi decide di non diluirsi nel mainstream di emergere.
Come si pongono gli Orgrel rispetto alla dimensione live? È un aspetto della vostra musica che vi interessa attivamente o qualcosa che non si sposa con l'idea di fondo della band?
Valfodr Forse è proprio nella dimensione live che Orgrel troverebbe la sua massima espressione, ma per ora non abbiamo date in programma. Non abbiamo alcuna fretta o necessità di suonare a tutti i costi. Intendiamo valutare ogni occasione volta per volta.
La musica degli Orgrel è spesso descritta come epica e blasfema. Come entrano in contatto queste due dimensioni? È possibile provare un senso di "sacro" in un'opera dichiaratamente ostile?
Valfodr Crediamo che epicità e blasfemia possano convivere ampiamente. Epico è ciò che ci riporta alla grandezza, che da un senso di verticalità, che ci trascina in alto emotivamente. Blasfemo è ciò che profana, che ribalta, che sconcerta. La loro combinazione può dare un senso di sacralità, certo. Il sacro non è solo ciò che è buono, puro e candido. Il sacro, espresso spesso attraverso rituali, è ciò che separa, ciò che segna un varco, chi è dentro e chi è fuori. Violenza, aggressività e paura possono essere valide vie al sacro.


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