INTERVISTA #8 // VODUN: il suono della magia nera..


Che la Extreme Chaos pubblichi una marea di produzioni, una più bella dell’altra, è fuori discussione. Il progetto Vodun (formato da Terab e Antihuman War Machine) è una di quelle realtà che, secondo me, risulta tra le meno conosciute in patria, ma che non avrebbe nulla da invidiare a nomi provenienti dal Nord Europa.

Proprio l’anno scorso questa band ha rilasciato due lavori: un omonimo demo che ha piazzato la bandierina sulla mappa dello Stivale e un primo full-length, intitolato "Black Magick Noise", che farà la gioia di tutti gli amanti di un war black metal imbastardito da una produzione infima e tagliagole.
Ragazzi, bentrovati e grazie per il vostro tempo.
Sono chiaramente interessatissimo a saperne di più su questa vostra nuova creatura! Come nasce il progetto Vodun e come mai la scelta di pubblicare, in un solo anno, un demo così ricco di brani seguito poi da un full-length da brividi?
 Terab  Ci conosciamo da anni e suoniamo insieme da molto tempo; entrambi facciamo parte del collettivo Extreme Chaos. La nostra musica è un rituale voodoo diabolico: esterniamo i nostri istinti più malvagi e primitivi. I brani sono veri e propri mantra, destinati a trasformarsi in un incubo per l’umanità. 
La prima demo conteneva le prime cinque tracce del full-length; non erano masterizzate e avevano un suono più freddo, anche a causa della scarsa qualità di registrazione. Inoltre, mancava il basso. Successivamente abbiamo composto le sei nuove tracce e lavorato meglio su mix e mastering: volevamo ottenere un suono più aggressivo e marcio. Alla fine, abbiamo deciso di raccogliere tutto in un unico album, "Black Magick Noise".
Perché la decisione di dar vita a questa nuova creatura? Non che nelle altre band di cui fate parte non ci sia malvagità o sonorità a tratti primitive! Cosa contraddistingue, quindi, i Vodun dalle altre vostre band a livello concettuale?
 Terab  Volevamo creare qualcosa di più istintivo, che mettesse al centro l’aspetto rituale: meno sovrastrutture, più istinto. Il nome stesso richiama il voodoo africano non come immaginario folkloristico, ma come sistema spirituale arcaico in cui musica, ritmo e ripetizione sono strumenti di contatto, trance e trasformazione. Lasciamo che la musica diventi quasi un atto fisico e spirituale.
A livello concettuale cerchiamo di evocare uno stato, una condizione che sia presente in noi a prescindere dalla forma stessa del brano; la musica diventa un atto rituale più che una semplice esecuzione. Siamo stati influenzati da gruppi come Von e Beherit, ma sentivamo il bisogno di dare una nostra interpretazione al genere, arricchendolo con elementi noise, voci soffocanti, un basso opprimente e un suono in grado di distinguerci.
Quanto è stato difficile trovare un sound "vostro", nonostante l’imperante ispirazione black/death della prima e seconda ondata del genere a cavallo tra anni '80 e primissimi '90? Quali sono le coordinate tecniche che vi hanno portato ad esso, a livello di strumentazione vera e propria?
 Terab  Il sound nasce in modo naturale, senza forzature. Noi ci limitiamo a enfatizzare le parti che ci piacciono di più, senza cercare di correggere difetti o imperfezioni. Le batterie le facciamo con una drum machine di fine anni ’90 comprata a pochi spicci, probabilmente è quella con il suono più brutto tra le varie che abbiamo. Chitarra e basso vengono registrati di linea passati attraverso vari distorsori, con il basso che tendiamo a saturare e distorcere molto più della chitarra.
Le voci le registriamo alla fine, senza stanze trattate o microfoni particolari, un semplice dinamico. Spariamo la strumentale a volume sostenuto e facciamo il nostro “mantra”: niente cuffie, niente click, niente abbellimenti, la maggior parte registrato in una sola botta, al massimo due. Dopo la prima demo il nostro metodo è: registrazione, mix, export del file definitivo stereo e poi, sembrerà strano, ma eliminiamo le tracce separate e il progetto. Non puoi più modificare nulla. È quello che è, e se ti sta bene te lo tieni così. Infine procediamo con il mastering, per definire il suono e saturarlo a livelli estremi, questo passaggio influisce in maniera decisiva sulla qualità finale.
Questo metodo ci permette di mantenere il suono autentico e naturale, anche quando potrebbe non piacere qualcosa. Non ci interessa correggere o cambiare nulla, al massimo enfatizziamo ciò che è già presente. Il nostro obiettivo è far ascoltare ciò che è stato.
Adoro questo vostro modo di fare e l'eliminazione di tutto una volta ultimato il lavoro! L'antitesi di ciò che stanno facendo tutte le band vecchie con remaster/remake ed anniversario di ogni singolo lavoro, compleanno della band, e così via discorrendo.
Il vostro è un discorso che va contro qualunque decisione legata al marketing! Un punto di vista onesto e sincero. Come vedete dunque queste nuove mode che affliggono i più e che vedono anche svariati nomi italiani far parte dello stesso teatrino? Che senso ha il remake se snatura totalmente la musica o l'autocelebrazione perché in fin dei conti non si fa un disco decente dal '96?
 Terab  Chi fa parte di Extreme Chaos vede la musica come una passione profonda, legata a un senso di libertà di espressione senza mezzi termini e con un forte rifiuto verso l’industria musicale. Ciò che ci lega è la musica e per questo ne abbiamo un rispetto profondo. Chi fa grosse tirature, remastered, ecc., è già a un livello totalmente diverso e probabilmente non è musica che ascoltiamo, a parte rari casi. Ma, sostanzialmente, facessero ciò che vogliono: noi andiamo avanti per la nostra strada. Queste cose ci sono sempre state e sempre ci saranno; noi mettiamo su un disco quando ci piace, del resto non ce ne frega un cazzo. Non seguiamo le mode, facciamo quello che ci piace. Non possiamo negare che anche oggi ci siano dischi ottimi e giovani che si approcciano al metal con la nostra stessa mentalità. Bisogna solo scavare a fondo per trovarli, ma ci sono!
Oggi 'scavare a fondo' nell'underground non è più un'impresa: con internet è raro comprare a scatola chiusa. Com'è stato quindi il responso per Vodun, al di là della vostra cerchia abituale? So che vi importa poco, ma sono curioso di sapere se il supporto sia arrivato, data la qualità del progetto — sia per chi apprezza il lo-fi black metal, sia per il suo forte spessore ideologico.
 Terab  È raro comprare a scatola chiusa, è vero, ma ci capita ancora. Ci sono ancora label e band che rilasciano solo in fisico; non sappiamo quanto sia efficace, ma c'è una sorta di rifiuto consapevole verso lo streaming digitale, almeno per alcuni. 
Ad ogni modo, con Vodun abbiamo avuto ottimi feedback sia in Europa che oltre confine: molte delle nostre release vengono apprezzate soprattutto in USA. Oltre alla vendita diretta, portiamo avanti anche scambi con label affini, cosa che ci permette di far circolare il progetto al di là della nostra cerchia abituale. È il nostro primo full-length: Vodun ha naturalmente bisogno di tempo per raggiungere orecchie realmente attente al genere, ma il supporto ricevuto finora è stato solido e coerente con quello che il progetto rappresenta.


Infatti, anche a livello d'immagine, i Vodun sembrano aver trovato ispirazione in una nicchia ben precisa: bianco e nero, borchie e chiodi, volti coperti e volutamente oscurati, disegni fatti a mano. Il tutto in una veste che ricorda particolarmente le vecchie uscite underground da copertina fotocopiata, duplicazione fatta in casa e penna Bic nel taschino per riavvolgere il nastro e non consumare le batterie.
Non che questo tipo di prodotti sia sparito del tutto nel corso del tempo, dato che a livello globale ci sono sempre state produzioni con vesti grafiche simili e questo livello d'attitudine "no compromise". Per quanto vi riguarda, perché la scelta di rifarsi a questo tipo d'immagine? Qual è l'idea di fondo che spinge la band a "nascondersi" in questo tipo di anonimato dalle tinte fortemente abissali? Semplice combinazione essenziale perché questa musica funzioni, o necessaria iconografia che rappresenta al meglio il tetro rituale da voi evocato?
 Terab  Per logo e copertina ci siamo affidati ad Art In The Brain, con cui collaboriamo spesso. Gli abbiamo dato alcune idee di partenza e ci ha restituito un logo che rappresenta pienamente il nome e il concetto della band. Per l’edizione in cassetta ha realizzato un artwork marcio quanto la nostra musica, ci ha preso in pieno!
​​​Non cerchiamo l'anonimato ne sentiamo il bisogno di dichiararci, a noi cambia davvero poco. Crediamo che la musica parli già da sola, ma vogliamo sottolineare che dietro al progetto ci sono delle persone vere, che vive come tutti in questo mondo pieno di merde!!! Non ci dispiace a fatto indossare chiodi e borchie. A chi non piace?!
Per carità! Penso che piaccia a chiunque, ma se lo fanno tutti che senso ha? Non diventa poi un'uniforme che, invece di rappresentare la personalità della band, ne riflette solo la voglia di adeguarsi a uno standard?
 Terab  È come una divisa che ci rappresenta: diventiamo parte di un movimento del metal estremo, contribuiamo a generare chaos e distruzione! Siamo una squadra d'assalto pronta a tirare fuori il peggio da noi stessi. Chi parla di standard lo fa con uno sguardo più analitico e forse distaccato, vedendo tutto come una ripetizione. Noi che viviamo la scena dall’interno lo percepiamo come segno di appartenenza. Facciamo parte di un movimento più grande che, come noi, apprezza questo genere estremo del metal, ma anche tutto l'immaginario che lo circonda.
Come giudicate il movimento? Oggi come oggi un rifugio per disadattati e criminali quanto forse quarant'anni fa o qualcosa di meglio nonostante le mele marce ci sian ovunque?
 Terab  Se sono mele marce, disadattati o criminali non ci interessa, ma sembra che funzionino molto nella musica, non si può negare. Nel metal estremo la musica viene prima di tutto.
La storia personale, i precedenti o le etichette contano poco se un disco colpisce davvero. Per citare una band tra le tante... vedi i Blasphemy: molti hanno comprato i loro dischi. Cavolo, "Blood Upon the Altar" o "Fallen Angel of Doom" sono tra quelli che hanno lasciato un'impronta nel metal estremo. Non sembra che alla gente importi realmente se siano stati dei mezzi criminali o no: quando senti quei dischi, li compri!
Oggi molte band preferiscono restare nell’ombra e far parlare più la musica; per noi è un valore. Con la censura online, poi, diventa difficile trovare alcuni dischi: questo ci aggrega in qualche modo, ci mette in contatto. Attualmente abbiamo apprezzato molto i lavori di Estenosis, Kapala, Tormentador, Necromoon, JPI, Vio-Lens Kommand, Prophets of Doom... band di cui si conosce più la musica che le persone dietro. Troviamo che questo modo di fare ci contraddistingua da un sistema infimo, che sfrutta l'estetica e la notizia per vendere musica fatta a tavolino.
Pensi che il fatto che ci sia una censura galoppante possa contribuire a rendere il tutto davvero estremo? Tra l'altro, anche alcune delle band sotto Extreme Chaos sono state censurate per i titoli dei brani (vedi i Blood Artillery per il brano intitolato «Adrenochrome», ndr).
 Terab  Il genere è estremo per musica, testi e immagini. La censura, invece, elimina semplicemente la libertà artistica. Forse può contribuire a etichettarlo come "più estremo", ma quando ti colpisce direttamente è solo una rogna. Per coincidenza, parlavamo con Blood Artillery pochi giorni fa di quanto per lui possa essere stato una merda non poter rendere fruibile la sua musica su tutti i canali che desiderava, considerando che viene da una scena dove queste cose succedevano molto raramente. Forse, prima, la presenza del supporto fisico e un utilizzo più limitato di internet permettevano di stare lontani dai canali mainstream ed evitare certe forme di censura. Adesso rischi di sottostare a regole imposte da piattaforme o algoritmi. Per questo per noi è importante mantenere la vecchia linea e continuare a supportare la vendita e gli scambi.
Non sta diventando, però, un discorso che va ben oltre il mondo di internet? La famigerata "cultura woke" non ha ormai preso piede anche nella musica estrema, con una vera e propria manovra chiamata "cancel culture"?
 Terab  Onestamente ci siamo un po' rotti le palle di queste etichette. Il risultato è sempre lo stesso: qualcuno decide cosa puoi dire e cosa no. La musica estrema è sempre stata scomoda, violenta, provocatoria e spesso di cattivo gusto, ed è proprio per questo che esiste. Se oggi c’è chi si scandalizza per un titolo, un’immagine o una parola, allora il problema è davvero grosso.
Le opere d’arte sono spesso lo specchio dell’interiorità di chi le crea; bisognerebbe provare a coglierne qualcosa, non giudicare o censurare. In questo modo si finisce solo per disumanizzare tutto, rendendo il mondo più asettico, più piatto, più finto. Ogni cosa viene presa alla lettera, moralizzata e ripulita fino a perderne l'autenticità.
Il vero cancro non è tanto la cosiddetta "cancel culture", ma l’autocensura: gente che si piega, cambia titoli, copertine o contenuti solo per evitare problemi. Noi questo non lo faremo mai. Se la nostra musica deve chiedere il permesso per esistere, allora tanto vale non farla. Continueremo a testa alta a fare quello che ci piace, spargendo il nostro veleno, anche a costo di restare scomodi.
Sicuramente una presa di posizione forte e coerente! Cosa dire, però, della crociata che ormai vede avanzare anche una censura retroattiva, capace di dipingere il passato in toni denigratori senza cognizione di causa? Voi manterrete la vostra posizione oggi, domani, tra un anno. Chi vieta, però, a chiunque là fuori di additarvi come una band da bandire tra dieci o vent'anni? Esiste un modo per evitare questa situazione?
 Terab  Censurare ciò che è stato non ha molto senso: ormai è accaduto e non può essere cambiato. Proprio grazie a quel passato oggi possiamo creare e poggiarci su fondamenta costruite da altri; che vengano giudicate immorali o meno, a noi non interessa. Se si leggessero le opere di ieri con i filtri di oggi, ne verrebbe snaturato il senso.
Non ragioniamo in funzione di come potremmo essere giudicati domani, perché tutto nasce da un’esigenza reale di esprimersi tramite la musica. L’arte non dovrebbe chiedere giustificazioni o garanzie preventive, ma semplicemente esistere nel suo tempo.
Se in futuro qualcuno dovesse additarci come "da bandire", non è qualcosa che possiamo prevedere e, sinceramente, non è un pensiero che ci sfiora. Altrimenti non avrebbe nemmeno senso dire qualcosa oggi. L’unico modo reale per evitare censure in futuro sarebbe non fare nulla o piegarsi a idee poco liberali, e questo non fa parte della nostra indole.

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