INTERVISTA #7 // VESANUS: contro tutto e tutti!


Vesanus è un progetto, una one-man band di cui non si sente parlare mai abbastanza. Una band pubblicata, ad oggi, tramite la Kold Cave Production — label portata avanti dallo stesso musicista in attività con questo progetto — ma che fondamentalmente rimane ancorata all'underground più profondo e nascosto. Il suo ultimo lavoro, intitolato "Against", funge da manifesto per il genere: un disco senza compromessi che mette in mostra un nome fedele alla linea!

Ci sono diverse produzioni in uscita per la Kold Cave Production che valuto davvero ottime quando si pensa a un certo tipo di sound. Come non spendere, quindi, un momento per parlare con Vesanus e discutere passato, presente e futuro del progetto in sé e della sua label?

Carissimo, ben trovato, come stai?
Vado dritto al punto: "Against" è un disco veramente bello, un lavoro che non lascia scampo e che celebra un sound ruvido, eppur aperto a contaminazioni che vanno dal punk all'hardcore. Sei in attività da oltre quindici anni: come vedi e come hai vissuto il tuo percorso artistico da "In Tenebras Sumus Beati" del 2010 ad oggi?
 Vesanus  Ciao Rob! Qui tutto bene e grazie per questo spazio!
Il progetto Vesanus nasce come pura esternalizzazione delle mie emozioni in musica: un concetto semplice e diretto che credo sia, poi, la chiave di lettura per spiegare la diversità e la contaminazione dei vari lavori.
Dopo il primo EP avevo accantonato tutto (sia per mancanza di mezzi, sia per scelta) e solo dopo dieci anni c’è stato un ritorno quasi spontaneo, a seguito di una forte necessità di trasformare in musica le sensazioni vissute durante una giornata tra le mura della Repubblica di San Marino.
Da allora è come se si fossero riaperte delle porte...
Per quanto riguarda il futuro, invece, posso dire tranquillamente di non avere pretese né nulla di pianificato; vivo tutto in maniera diretta e istintiva: potrebbe esserci una nuova release domani, quanto un nuovo lungo silenzio.
Alcune band lavorano meglio con uscite e date prestabilite, ma per te sembra esattamente il contrario. Quanto è importante vivere Vesanus in totale libertà, senza sentirti forzato da scadenze? Ma soprattutto: come sai che è arrivato il momento di metterti a lavorare su nuova musica e come funziona, in quel caso, il processo di scrittura e produzione dei nuovi brani?
 Vesanus  Credo che niente più del black metal underground dovrebbe rimanere (almeno in teoria) il più anticommerciale possibile.
Come dicevo, Vesanus è pura esternalizzazione: non ho pretese di suonare live, diventare famoso o fare grandi vendite; ogni release nasce e 'muore' come puro sfogo, vomito. I testi stessi non nascono con un filo conduttore, anche se poi, col tempo, mi sono accorto che l'odio verso il prossimo e la società in generale la fanno da padrona.
Totalmente istintivo e casuale è anche il processo di scrittura: quando arriva il momento di 'mettermi al lavoro', raccolgo le varie idee e gli appunti lasciati letteralmente qua e là. Il brano 'Snow' contenuto nello split con Randaragnar, ad esempio, è stato creato di getto nei due giorni successivi agli eventi di una notte in giro per l'Appennino innevato.
Per quanto riguarda la produzione finale, specie con gli ultimi lavori, ho avuto la fortuna di potermi affidare ad amici più 'ferrati' che mi hanno aiutato in tutto: dal riarrangiare le chitarre, alle registrazioni, come pure col mixaggio. La parte grafica, invece, è sempre rimasta completamente mia.
Posso dire che ascoltare Vesanus è come affacciarsi e guardare dentro una parte di me.
Pensi che sia dunque corretto considerare ogni tuo singolo lavoro come un’istantanea che cattura un momento preciso della tua vita personale e artistica? E, se questo fosse il caso, esisterebbe un significato specifico anche per gli artwork dei tuoi lavori, che trovo al tempo stesso evocativi e oscuri a ogni release?
 Vesanus  Sì, è corretto: viene fotografato quel momento, quel periodo o quella esperienza anche se poi, guardando in modo trasversale i vari lavori, i temi risultano più o meno gli stessi. Il fascino per la decadenza, la disperazione, la morte, l'oscurità o la maestosità della natura trovano tranquillamente spazio di fianco ad odio e disprezzo per l'uomo e la società, così come a brani di pura introspezione e riflessione su quanto inutile e fugace possa essere l'esistenza. Gli artwork, salvo qualche eccezione, sono foto scattate da me che completano visivamente l'essenza della release di turno. Una su tutte è Dungeon, la cassetta ambient che ho autoprodotto, le cui immagini provengono dal Castello di Brescia. Le atmosfere e le foto (per quanto minimali) del bastione creano un corpo unico con cui godere dell'opera.
Eppure, noto un filo conduttore tra tutte queste foto: ci sono paesaggi e vecchi monumenti. Il tutto sembra simboleggiare quasi un senso di rimpianto verso la società moderna piuttosto che un disprezzo per l'umanità in sé, forse sottolineando un voluto ritorno alla natura e uno stile di vita arcaico anziché contemporaneo. Questo non è, a mio modo di vedere, necessariamente una celebrazione di decadenza e morte, ma anzi di vita e tradizione. Non è forse questo il caso?
 Vesanus  Uno stile di vita meno "moderno", meno superficiale e frettoloso, è sicuramente quello a cui tendo come persona; non l'ho mai inserito in modo diretto nei vari lavori, ma mi fa piacere che in qualche modo riesca a trasparire! Tornando al resto, vivere in una società superficiale, interessata solo alle apparenze e asfissiata dai social e dalla vita "parallela" virtuale, mi rende decisamente poco felice e sempre meno interessato a farne parte. Quindi sì, una sorta di rimpianto è sicuramente presente ma, a conti fatti, anche guardando indietro, certe dinamiche sociali sono sempre esistite e sempre esisteranno. È da qui che matura il disprezzo generale per l'umanità: è un po' come se ci fosse una sconfitta inevitabile, in cui le uniche certezze sono la progressiva decadenza — fisica e di valori — e l'impotenza di fronte alla Morte. In fin dei conti siamo animali facenti parte di un grosso ciclo naturale... Facendo comunque un passo indietro e per non essere totalmente disfattisti sì, magari abbracciare determinati valori e vivere più genuinamente potrebbe essere una buona soluzione, ma è sicuramente davvero difficile curare la gente da certi cancri... Celebrazione di vita e tradizione? No, ci credo poco. Resto fermo a decantare la Morte!
Eppure, quella vita virtuale non è forse dove la musica estrema si sta dirigendo e rivolgendo? Bandcamp, social, YT... non siamo tutti un po' schiavi, ormai, della tecnologia e quindi soggetti al suo abuso, finendo per esserne abusati? Dove trovi l'equilibrio, considerato il fatto che mandi avanti anche una label, la Kold Cave Production, che ha necessità della tecnologia per rientrare almeno dei costi di produzione?
 Vesanus  Credo che il giusto stia nel mezzo. Premesso che lungi da me dettare vademecum sul "questo si può fare e questo no" o porre dei limiti — ognuno è ovviamente libero di agire ed esprimersi come vuole — io non sono contrario alle varie piattaforme virtuali, così come non ero contrario, all'epoca, agli mp3.
Ho sempre considerato entrambi dei mezzi utili alla diffusione di determinate idee e sonorità. Soprattutto in tempi recenti, in cui siamo letteralmente sommersi da nuove uscite e nuove band, è giusto che venga fatta un minimo di selezione: non possiamo (e non dobbiamo) comprare per forza tutto.
Per come la vedo io, può andar bene quasi tutto, purché resti un mezzo utile alla "causa". Il problema, per me, sorge proprio quando l'apparire supera la sostanza; quando il voler diventare a tutti i costi un "personaggio" trascende l'opera: "Guardatemi, sono una rockstar, mettete like!". Cazzo, stiamo parlando di black metal, non di altro!
Porto avanti la Kold Cave Production da poco più di quattro anni e mi ritengo soddisfatto dei risultati raggiunti. È inutile negare che, senza internet, la label sarebbe rimasta semisconosciuta e sicuramente certi traguardi non sarebbero mai arrivati, ma ho sempre usato — e userò — la rete solo ed esclusivamente come mezzo per diffondere l'operato. Comunico in modo minimale ed essenziale: non sto lì a fare grande spam o proclami, a elogiare la mia persona (alcuni miei conoscenti non sanno nemmeno che ci sia io dietro! Ahah) o a correr dietro alla gente per svendere la cassetta di turno. Trovo una band che ritengo valida, la produco, lo faccio sapere al mondo e stop. Questo è il mio supporto alla Fiamma.
Non diventa però molto soggettivo trovare il punto di equilibrio tra l'utilità della tecnologia ai fini della divulgazione e l'eccesso da popstar di bassa lega? Inoltre, in che modo ritieni che l'ostentazione mediatica stia danneggiando l'autenticità del genere black metal? Si tratta solo di vedere più poser sullo schermo rispetto a quando non c'era internet — e chiaramente non si era esposti a così tanta merda — o ci sono problemi molto più grossi di fondo che nessuno vuol discutere pur di rimanere politicamente corretti?
 Vesanus  Esatto, il confine non esiste, tutto resta molto soggettivo e credo che il discorso sia così particolare proprio perché ruota attorno a un genere ambiguo e contraddittorio come è il black metal.
Nato per scioccare? Per essere contro? A conti fatti, però, è stato risucchiato — come tutto — dalle logiche mainstream di mercato e da ciò che più non doveva essere: mediatico e per tutti. Tralasciando il discorso storico, le varie contaminazioni, le mode interne, i ricambi generazionali mancati e tutto ciò che sicuramente è stato già detto e stradetto, il problema principale, secondo me, è che l’esposizione intensiva lo ha pian piano svuotato dell’essenza.
Negli ultimi anni ascolto sempre più spesso album suonati e registrati in modo impeccabile, ma che alla fine mi lasciano un senso di vuoto, di nulla, come se non avessero un’anima. Io sono fermamente convinto che questo genere non sia solo musica: porta con sé un “di più”, un’essenza che dovrebbe essere colta e apprezzata solo da chi realmente può farlo (e qui non parlo di élite esclusive con test d’ingresso trve decisi da non si sa chi, ma da gente che riesca a capirne e soprattutto rispettarne lo spirito più intrinseco).
Cercare, quindi, di renderlo “per tutti” e di normalizzarlo con filosofie woke e politicamente corrette significa ancor di più dissacrarlo e sviscerarlo, lasciando a terra una carcassa vuota fatta solo di urla sguaiate e inutili tecnicismi. Necessitiamo di artisti che infondano un’anima nei loro progetti, e non di esecutori di plastica.
Mi trovi d’accordo ma, chiaramente, a quel punto sorge spontanea una domanda: come e dove trovare oggi tali artisti? Tutto è già stato abbondantemente fatto, suonato e pubblicato, a tal punto che a distanza di trent’anni i riff sembrano suonare ancora tutti uguali, così come le copertine dei dischi, che si rivelano ormai essere quasi sempre la solita minestra riscaldata.
Dov’è finito, quindi, quel senso di urgenza e quello spirito autentico capace di scioccare e di andare davvero contro tutti e tutto, se poi, all’atto pratico, ci si uniforma pigramente a migliaia di altri là fuori? Sembra quasi che il desiderio di appartenere a una "scena" abbia soffocato la necessità di essere realmente estremi.
 Vesanus  La risposta probabilmente risiede nel mancato ricambio generazionale. Premesso che scioccare nel 2026 è ormai praticamente impossibile, a quanto pare di mentalità realmente "estreme" se ne formano sempre meno (o magari non si canalizzano più nel metal) e quelle della vecchia guardia si "ammorbidiscono" con l'età. Non ho idea di come siano o cosa ascoltino le nuove generazioni, ma guardando il pubblico dei vari concerti black vedo che l'età media è sempre molto alta e di band con componenti giovani quasi zero. Con le dovute eccezioni (per fortuna!), penso che la rabbia, l'entusiasmo e il senso d'urgenza di un ventenne non siano paragonabili a quelli di un quarantenne e, date le considerazioni fatte, le conclusioni vengono da sé. Pensandoci, al di fuori del black esistono ancora giovani piazze fiorenti, ma meno estreme e meno settoriali, e che non accusano questi problemi. Magari è il black metal che sta morendo o tornando a essere per pochi?! Il discorso di voler appartenere a una scena, invece, lo associo più al metallaro medio, al mainstream. Chi è realmente estremo se ne sbatte altamente di tutti questi meccanismi e tira dritto per la sua strada.
Per carità, una volta "la scena" era il gruppo di disadattati che ascoltavano musica estrema perché realmente ai confini della società. Mi ricordo che, quand'ero ragazzino io, i metallari o i punk erano quelli che facevano più casino di tutti, perché eravamo un branco di sbandati. Con questo non voglio dire che le cose non possano cambiare con il tempo, ma l'attitudine e l'essere onesti con se stessi, evitando che tutto diventi semplicemente "una fase adolescenziale", dovrebbero essere il fulcro del discorso "estremo".
Mi rendo conto, però, che tanti vecchi si riempiono la bocca di come le cose "andassero meglio ai loro tempi", ma poi sono il prototipo del pressapochismo cosmico. Sono in pochi ad avere un loro sound, ancora di meno quelli che hanno un concept che altri non abbiano già usato, ulteriormente di meno quelli che a livello visivo riescono a trovare una loro strada che possa ispirare altri come loro. Pensi che finalmente tutto sparirà senza troppe sorprese in pochi decenni o c'è ancora speranza perché le cose cambino? Parlavi di "dovute eccezioni", quindi presumo che da parte tua ci sia ancora speranza.
 Vesanus  Ecco, appunto: la scena e quei modi di essere e di fare ormai appartengono al passato; oggi la situazione è completamente diversa. Di quel che avverrà, invece, non ne ho la minima idea: le dovute eccezioni (i die-hard che restano fedeli a certe attitudini e le sporadiche nuove leve) chissà se basteranno a portare avanti certi discorsi... Chi vivrà, vedrà!
Torniamo all'inizio di quest'intervista. Mi sembra che ci siamo dilungati su altri argomenti ed abbiamo perso la bussola. Parliamo del tuo ultimissimo "Against"! Raccontami di questo disco e di cosa lo contraddistingue dai tuoi precedenti lavori. L'ho trovato potenzialmente il lavoro più maturo per Vesanus, ma se non sbaglio hai preso la decisione di stamparlo solo in formato cassetta. Chiaramente, poi, il titolo è un'affermazione forte e precisa! Sono molto curioso per quanto riguarda il tuo viaggio dal precedente "Endless Oblivion" del 2023 a questo nuovo capitolo.
 Vesanus  Inizialmente "Against" era nato con un altro titolo (che non rivelo perché probabilmente potrei usarlo in futuro) ed era partito un po' sulla falsariga dei precedenti: ne condivideva la cernita delle varie idee disseminate qua e là, gli intermezzi atmosferici e tutto il resto. Ad un certo punto, però, ho cambiato totalmente strada, mettendo da parte certe sonorità più 'soft' e lasciandomi trasportare verso lidi, come hai notato anche tu, più forti e decisi.
In "Endless Oblivion" ho calcato molto di più la mano con le tastiere, aggiungendo addirittura un lungo brano finale — diviso poi in due parti — totalmente ambient. È stato un lavoro più introspettivo: le atmosfere mischiate a pezzi più duri erano proprio lì a simboleggiare la dicotomia riflessione/rabbia, con la resa finale ("I'm lost: despair" nda) nella disperazione e nell'impotenza di non poter cambiare nulla.
In "Against", invece, c'è stato il cambio di rotta. Lo stesso booklet si apre e sintetizza il tutto con la frase "It's a continuous struggle against a rotten world": l'EP doveva essere più crudo e diretto, un ulteriore grido di rabbia e di lotta: CONTRO! Anche qui non ho comunque abbandonato le tastiere (e quel minimo di atmosfere che mi porto dietro da sempre), ma sono state volutamente lasciate di contorno per dar spazio alla parte più diretta e grezza. Doverosi sono i ringraziamenti ad Astiu e Black Doom per avermi aiutato nella realizzazione di entrambi i lavori e a Schizoid per avermi messo in contatto!
Per quanto riguarda il discorso stampa, l'idea della cassetta è nata fin da subito; lo stesso lavoro di mixaggio e masterizzazione è stato eseguito esclusivamente nell'ottica di una duplicazione su nastro. Ho voluto poi fare le cose come dicevo io e quindi mi sono "auto-contrattualizzato" e prodotto da solo con la KCP (rimanendo poi davvero contento del risultato e della risposta del pubblico). Questa cosa, tra l'altro, non è scontata come potrebbe sembrare: come etichetta sono molto selettivo e, anche se il lavoro di turno mi piace come ascoltatore, potrei non sentirlo in linea con ciò che porto avanti con la Kold Cave e quindi declinare tranquillamente l'offerta. Lo stesso "Endless Oblivion" non è passato per l'etichetta, così come nomi noti dell'underground italiano che però non mi hanno fatto scattare la scintilla. Sia chiaro che non lo dico per vantarmi, ma più che altro per ribadire quel discorso di integrità che ho legato alla label.
Tornando ad "Against", una versione in CD era stata già pensata — ci sono addirittura le grafiche pronte — e avevo mandato qualche richiesta in giro per il mondo (ecco che ritorna internet come mezzo), ma nessuna label si è poi mostrata interessata a quel formato. In questo ambito è stato interessante vedere il rapporto band-label da un'altra prospettiva (questa volta ero io a chiedere) e leggere le varie risposte: chi ha semplicemente ignorato, chi negava in modo secco e chi invece motivava spiegando quanto ormai non convenisse più rischiare e/o puntare troppo sui supporti fisici — che hanno un costo — in un periodo storico in cui gli stessi stanno scomparendo. Una fotografia sul microcosmo underground mondiale davvero interessante.
Dato che delle cassette me ne rimangono solo un paio di esemplari, se dovessi sentire questo forte bisogno, potrei far uscire una versione in CD... chissà!

Qui hai toccato alcuni aspetti molto importanti! Da una parte, il rifiuto da parte di terzi di supportare con un'uscita in formato fisico. Dall'altra, comunque, una volontà di dar vita a un supporto materiale che possa lasciare una piccola testimonianza per i posteri. La tiratura limitata di trenta copie non raggiungerà certamente un pubblico vasto; qual è, quindi, l'idea di fondo che ti spinge ad autoprodurti e, soprattutto, a stampare sia i tuoi lavori che altri in tirature limitate? Se il mercato ti è contro, se la scena non supporta, perché la volontà di spendere tempo, soldi, fatica nel creare qualcosa che pochissimi apprezzeranno e ricorderanno, forse, tra appena due anni?
 Vesanus  Al di là di tutto, secondo me il formato fisico è tendenzialmente immortale e, per come la vedo io, va a completare l'opera a 360 gradi. Parlavo di esternalizzazione: quanto può essere limitativo e riduttivo ascoltare un brano a caso su una playlist di Spotify rispetto allo stesso preso nel suo contesto natio (quindi corredato di immagini, testi, informazioni, note dell'autore e, magari, gli stessi altri brani — pensiamo ai concept album, ad esempio)? 
Come dicevo anche in qualche risposta fa, Internet è un mezzo, quindi ci sta inviare il link dell'album a qualcuno, ma pensa a quanto sia più potente poter dare una copia fisica! La tiratura limitata a 30 copie, specie per le cassette, è semplicemente un giusto compromesso che ho trovato per le release di quel tipo. Con alcune ho alzato il tiro anche a 40 o 50, ma tendenzialmente resta un formato di nicchia (molti non hanno nemmeno più un mangianastri per ascoltarle) e quindi trovo inutile stampare mille copie che poi restano lì a prender polvere o devono essere svendute per ammortizzare i costi (svendere un'opera, poi, mi sa troppo di svalutarla anche artisticamente).
Sia come "band" che come label, penso che la release debba essere apprezzata e quindi preferisco fare meno per chi ne comprende e riconosce il valore, e non il contrario. Perché spendere fatica, tempo e soldi? Chiamala passione, dedizione, accanimento terapeutico...
Il CD, sia esso in glass master o duplicato, sembra continui ad andare avanti, seppur in tirature limitate rispetto a trenta o quaranta anni fa. Pensi che per il formato cassetta si tratti di una fase — un po' come il ritorno del vinile qualche anno addietro — che vedrà un declino nei prossimi anni?
Come dicevi, in tanti non hanno neanche il mangianastri e, come per il vinile, vedo molti che comprano il supporto per poi semplicemente ascoltarlo comunque in digitale e mettere il cimelio a prender polvere su uno scaffale. Inoltre, a livello di qualità del suono, il nastro perde tanto rispetto al compact disc. Si tratta, quindi, di un oggetto per feticisti del formato fisico o cosa spinge, oggi come oggi, a riportare in voga un supporto del genere?
 Vesanus  Concordo con te sul CD: tra i tre formati è indubbiamente quello più comodo e che sopravvive meglio, mentre la cassetta è quasi sicuramente la peggiore, soprattutto (come dici bene anche tu) in termini di qualità. Che ora sia davvero ormai solo un oggetto per feticisti? Probabilmente sì, ma la vedo comunque funzionare ancora bene in un discorso estremo com'è il black metal: lo sporco, il marcio e il maligno passano meglio per l’analogico! Aggiungo anche che alcune produzioni lo-fi si sposano benissimo con il 'rumore' del nastro; io, ad esempio, ho sfruttato molto questa cosa su Dungeon: cassette registrate appositamente 'male' per aumentare quel senso di vecchio, umido e oscuro che propongo nell'EP. Metter su una cassetta nel 2026 potrebbe ancora far parte di quell'ascoltare gli album come fosse un rituale, con i dovuti tempi e respiri, dando alla musica la giusta attenzione e non relegandola a mero sottofondo di un centro commerciale. Che poi ci sia un ritorno o un declino? Non saprei dirlo, anche perché il black metal non occupa una fetta di mercato così importante da far pendere l’ago della bilancia: noi siamo andati sempre avanti così e andremo avanti così.
Non sapendo quando uscirà il prossimo lavoro di Vesanus, né tantomeno se lo ristamperai poi in formato CD come accennavi, puoi darci qualche anticipazione per le prossime uscite in casa Kold Cave?
 Vesanus  No, nessuna anticipazione. Ma la label è al lavoro.. nei prossimi mesi ci sarà sicuramente una release! 

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