INTERVISTA #5 // VEIL LIFTER: grottesche creature notturne..
Una band che mi ha sicuramente colpito l'anno scorso sono stati i Veil Lifter, portati al debutto dalla sempre attenta Kold Cave Production. L'etichetta ha voluto dare spazio a questa nuova realtà con due pubblicazioni in formato minore (MC/CDR), distribuendole a un pubblico di fedelissimi amanti del black metal più underground. Credo sia doveroso dare risalto a questi ragazzi, affinché si possa conoscere meglio il loro progetto e il loro necromantico debutto intitolato 'Night Grotesqueries'.
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Salve ragazzi e ben trovati.
Il vostro lavoro mi ha particolarmente colpito: trovo che sia un demo/EP molto genuino. Si avvertono chiaramente influenze derivanti da un certo sound italiano, alle quali avete però unito passaggi più canonici di scuola nord-europea. Prima, però, di scendere nei dettagli: chi sono i Veil Lifter? Com'è nata la band e come si è sviluppata la collaborazione con Kold Cave?
A.C. (NecroDD) Grazie per quest'intervista, Rob, e un saluto a te. Veil Lifter nasce intorno al 2023 da una mia idea: suonare Black Metal miscelando determinate influenze e ascolti a me particolarmente cari, ovvero un mix di scena greca anni Novanta, Italian Dark Sound e quel gusto melodico/decadente presente in band quali i Denial of God.
Le prime bozze dei brani presenti sull'EP di debutto sono state da me buttate giù nell'estate di quell'anno, per poi essere arrangiate assieme a G.C., già Sepulchral Voice nei Necroprofanator (che straconsiglio a tutti di seguire). Per quanto concerne la label, conosco Vesanus da una vita e ho sempre seguito e supportato le attività che lo hanno visto coinvolto all'interno del contesto Black Metal: la sua one-man band prima e l'etichetta dopo.
È stato il primo a cui, in via confidenziale, ho proposto il materiale, preferendolo ad altre realtà similari che si stavano proponendo per la pubblicazione del mini. Il suo placet e il suo entusiasmo nell'aprire una cooperazione tra le nostre due entità sono stati il via per quello che, a distanza di circa sei mesi dall'uscita del disco, giudico un lavoro di ampissima soddisfazione, sia per quanto concerne le copie vendute (invero l'aspetto meno importante per quanto mi riguarda), sia per tutto l'aspetto promozionale e professionale. Kold Cave Production (KCP) si è rivelata, anche dall'interno, una label in formissima e che conosce perfettamente l'ambiente in cui si muove; consiglio a tutti di tenerla in considerazione sia sul fronte label, sia su quello distro.
Com'è stato l'approccio allo studio per quanto riguarda le registrazioni di questo primo lavoro? Vedo che le idee riguardanti il sound finale della band erano ben chiare sin dall'inizio! Quanto è stato facile, però, arrivare a ottenere una produzione che rendesse giustizia al materiale di riferimento, visto che si tratta di band o dischi particolarmente datati e lontani dal tipo di produzione disponibile a tutti ai giorni nostri (sia in home recording che studio recording)?
A.C. (NecroDD) Non abbiamo avuto particolari problemi per quanto concerne il lavoro di registrazione (curato da Piergiorgio Mastrantuoni nel suo home studio). Siamo arrivati all'appuntamento con le idee chiare e c'era poco altro da aggiungere al di fuori di ciò che avevamo concepito e arrangiato. L'esserci ispirati a band e filoni musicali del passato, necessariamente, ci ha portato non solo a scrivere musica in un certo modo, ma anche a produrre l'opera in linea con quei suoni: non volendoli scimmiottare o emulare, ma certamente assimilarli e riprodurli a modo nostro. Tecnicamente abbiamo passato del tempo a "studiare" suoni provenienti dai suddetti artisti, ma la maggior parte del tempo infuso in questo lavoro è stato dedicato a trovare il giusto compromesso di originalità nei confronti di quelle stesse frequenze. L'essenza antica e poco incline alle mode attuali di questo tipo di produzione non ci ha minimamente spaventato. Stiamo parlando, infatti, di sonorità che amiamo infinitamente sia ascoltare che suonare e ciò ha reso l'esperienza in studio esaltante. Questo discorso può poi ampliarsi a tutto il metal per quanto mi riguarda. Per formazione e gusto, preferirò sempre produzioni "old school" rispetto a suoni "moderni" che rispecchiano lo standard attuale. In altre parole, determinati modi di suonare o di intendere dati generi necessitano l'accostamento a determinate sonorità, così come a quei riff o ritmiche e quindi, a parer mio, non esistono in fondo band/dischi o produzioni datate se non nelle esigenze dell'artista che scrive musica e che registra; i dischi, come tutte le opere d'arte, una volta pubblicati sono eterni e noi abbiamo attinto ad alcuni di essi per ispirarci nel suonare la musica che amiamo.
Come mai la scelta di rimanere old school? Ti faccio questa domanda perché ho notato con enorme piacere tanti nuovi gruppi che cercano ispirazione nei '90, piuttosto che cercare in maniera poco convincente di sposare un sound più moderno e levigato.
A.C. (NecroDD) In realtà, non credo si possa parlare di una vera e propria "scelta": era l'unico modo sensato, spontaneo, oltre che intellettualmente onesto, per portare avanti un determinato tipo di discorso musicale. Suonando, ascoltando e vivendo precisi percorsi sonori, è inevitabile sentirsi vicini a specifici modi di intendere la musica e la sua estetica. Altri sentiranno il bisogno di suonare cose diverse e non avranno certamente interesse né volontà di rifarsi o di rimanere legati a certe tradizioni stilistiche che possiamo qualificare come "old school".
In sintesi, avere un certo tipo di approccio a questa materia — che poi abbraccia sia lo stile di vita quotidiano, sia l'estetica di un progetto musicale, fino alla musica suonata stessa — è l'unica scuola e l'unica via percorribile a disposizione per Veil Lifter.
Presumo che a questo punto tu abbia già qualche idea per ciò che riguarda il prossimo lavoro di Veil Lifter e che questo si muoverà, probabilmente, sulle stesse coordinate del debutto. Potresti darci qualche anticipazione?
A.C. (NecroDD) Per il momento possiamo dire che i nuovi brani che stan venendo su seguono in buona parte le coordinate dell'EP. Alcuni piccoli cambiamenti, o piccole evoluzioni se preferisci, riguarderanno l'uso delle keys ma la struttura generale che ci si può aspettare da Veil Lifter non è soggetta a stravolgimenti.
Per ora abbiamo parlato molto del sound della band, cosí come delle produzioni e influenze musicali del progetto. Per quanto riguarda invece l'aspetto concettuale, cosa "solleva il velo" (Veil Lifter)? Quali sono le tematiche che accompagnano la vostra musica e quanto sono influenzate dalla tradizione esoterica o cinematografica legata al Dark Sound italiano?
A.C. (NecroDD) Entrambi questi aspetti sono molto importanti. L'esoterismo, ben prima di iniziare con Veil Lifter, è stato presente nella mia vita, fin da molto giovane come passione e poi, crescendo, sempre in maniera più matura, affrontando determinati percorsi sia accademici che personali/pratici nella mia sfera privata. Pur amando queste tematiche, ho voluto utilizzare più che altro l'aspetto esteriore di questi argomenti senza addentrarmi troppo in questioni misteriche, preferendo tenere separate le due cose. Da qui il gancio con altri mondi, meno sacrali probabilmente, ma altrettanto evocativi e suggestivi, come l'estetica horror. In quest'ultima, infatti, ritengo sia presente in egual misura tanto la ricerca dell'ignoto e del mistero (che può avvicinarsi a determinati percorsi spirituali), quanto la mera fascinazione per l'orrido che, per un motivo o per un altro, è legata al Metal, e al Black Metal in particolare, da sempre.
Il velo è un simbolo, e come tale viene sollevato per disvelare un significato, un arcano che si cela dietro di esso. In tutte le tradizioni avremo un mistero ultimo da svelare e questo archetipo è fondamentale per qualsiasi percorso l'uomo intenda fare. In un contesto radicale come quello del Black Metal, tuttavia, ritengo abbia un certo ruolo anche il velo visto come suggestione precedente al suo disvelamento. Il celare un qualcosa che si rende percepibile ma non intellegibile equivale a quella perniciosità che l'ascoltatore avverte nell'ascolto di un genere "difficile" come questo.
Quanto pensi che la musica, quindi, possa essere importante nell'aprire un varco verso un mondo comunque celato nelle ombre, e quanto invece l'opposto, con l'occulto mistero che si serve della musica per amplificare il suo impatto tra chi vuole ascoltare il messaggio celato dietro l'estremismo sonoro (sia esso di natura black metal o proveniente da altri generi)?
A.C. (NecroDD) Domanda molto interessante, che mi vede rispondere così: l'arte di per sé è in qualche modo un "varco", per citarti. Un'opera è infatti il frutto di un insieme di pulsioni, anche inconsce, che mettono alla berlina l'interiorità del suo creatore. Il passaggio successivo è la sua pubblicazione e, lì, tali impulsi incontrano quelli del fruitore della suddetta opera. Possiamo dire che in quel momento si entri in una forte connessione tra il coacervo archetipico e simbolico precipitato nell'opera — che rappresenta un po' la firma "spirituale" dell'artista — e quello del suo fruitore.
Ritengo inoltre che, una volta pubblicata, l'opera non appartenga più al suo creatore; questo è utile non solo per scindere l'arte dall'artista (cosa che tiene tranquille quelle persone che non riescono a sopportare di apprezzare un musicista o una band che, nella vita di tutti i giorni, può essersi macchiata di qualche sorta di crimine, ad esempio), ma anche per esperire singolarmente un momento di suggestione genuino, veicolato dai tormenti, positivi o negativi, di qualcuno che prima di te ha inciso quel brano o dipinto quella tela.
È fondamentale, in questo, avere un approccio in cui all'analisi bieca e tecnica di un disco piuttosto che di un quadro — pratica certamente utile e non da eliminare in toto, chiaramente — venga sostituito uno sprofondamento, una possessione quasi, nell'opera stessa, evitando sguardi predatori con i quali destrutturiamo ogni riff, pennellata, scalpellata, inquadratura o rima, e diventando noi le prede dello spirito dell'opera d'arte.
Molti fini pensatori hanno definito l'arte come "inutile", rafforzando il discorso per il quale il successo della stessa debba passare in primo luogo per un'impressione interiore e solo in ultimo, forse, per questioni più materiali. Il percorso inverso, invece, è meno incline al mio modo di vedere tali cose: si avvicinerebbe a una sorta di propaganda ("Attraverso il mio mezzo artistico preferito provo a inculcarti una mia idea"). Non ho nulla in contrario in senso assoluto, ovviamente, e potrei fare un elenco sterminato di dischi che, avendo tali caratteristiche, rientrano nelle mie preferenze più assolute; non mi stupirei se, addirittura, la maggior parte di tutte le opere avesse un fine simile, anche indiretto. Personalmente, preferisco però l'arte come mezzo per addentrarsi in territori sconosciuti, misteriosi, velati appunto, che ti suggeriscono visioni e non ti forniscono risposte e certezze.
Mi trovo d'accordo con te e penso che, da questo punto di vista, l'arte tutta funga da portale verso 'l'altro lato', manifestando l'invisibile in forma visibile, sebbene magari in maniera effimera e relegata alla fruizione del tramite, piuttosto che in costante collegamento tra i due piani. Questo è un qualcosa che, in termini di musica moderna, ho riscontrato particolarmente in ambito black metal, con alcune moderate eccezioni. Perché quindi, secondo te, questa accentuazione della ricerca del nero attraverso questo stile di musica? Una mera coincidenza o un aspetto fondamentale che distingue il genere da tutto il resto nel mondo della musica, e più in particolare quella estrema?
A.C. (NecroDD) Guarda, a parer mio è connaturata nell'uomo la necessità di connettersi con una dimensione 'altra' — e non sto parlando per forza di una sfera trascendente. Ognuno ha un'urgenza interiore che lo porta a scoprire, ad esempio, correnti culturali, sottoculturali, artistiche, associative e quant'altro, per andare incontro a questo moto. Partendo dal presupposto che (anche) l'arte assolve a questo compito, avremo poi dei generi musicali che soddisfano determinate esigenze interne ed altri che saranno più inclini ad altri tipi di personalità o necessità. Il Black Metal ha caratteristiche specifiche che lo rendono distinguibile dal resto della musica, come giustamente dici, ma condivide questo fine con altre correnti. Spesso con gli amici ci troviamo a sostenere quanto determinati dischi Dark o Doom siano più 'Black' di certi progetti Black Metal. Penso di aver reso l'idea.
Assolutamente sì! Personalmente ho trovato connotati "oscuri" in molteplici generi: dall'industrial al post-punk, dal doom al death, chiaramente nel black, ma anche in tante altre correnti "sonicamente estreme". Però ho sempre notato, oltre alla volontà di "...connettersi con una dimensione altra...", che c'è sempre la necessità di avere una mentalità propensa all'estremo per poter trovare la giusta spinta nell'addentrarsi in certe tematiche. Questo spinge tante persone ad avvicinarsi a certe argomentazioni ed esplorarle in maniera più intima. Com'è stata la tua esperienza da questo punto di vista?
A.C. (NecroDD) Certamente, sono d’accordo. Con la dicitura summenzionata di "connettersi con un'altra dimensione" volevo intendere un anelito "estremo" a suo modo; ampliando il discorso, è indubbio che il fascino per l'ignoto e le estetiche che, in varie forme, rappresentano questa spinta, siano un input fondamentale e comune a tutti i ragazzi che si trovano a seguire determinati contesti. La rappresentazione violenta ed estrema, nell'arte e fuori, è quello che serve per soddisfare questi istinti, evidentemente.
A titolo personale, fin da piccolo ero affascinato dalle storie dell'orrore, soprattutto quelle popolari che si tramandano di generazione in generazione attorno al fuoco, e man mano da tutto ciò che concerneva le tradizioni magiche e gli interessi affini. L'incontro con un genere musicale che mettesse in note quelle sensazioni è stato il passaggio successivo, e così il Metal entrò nella mia vita. Similarmente, e per le medesime fascinazioni, sono seguiti la letteratura e il cinema horror, come comune a molti altri. Crescendo, poi, tutti questi interessi sono maturati con l'età e con le scelte di vita, formative e private, e così si è arrivati fino ad oggi. In sintesi, è verissimo che le persone, spinte da certe fascinazioni, entrano in intimità con l'estremo e lo frequentano in vari modi. Abyssus abyssum invocat.
Quanto è importante, quindi, per Veil Lifter questo senso di appartenenza a un certo tipo di microcosmo basato sulla tradizione "popolare", protesa a uno sviluppo ulteriore all'interno di un macrocosmo più ampio? Sembra quasi che Veil Lifter viva in un paradosso basato su dicotomie ben precise come vecchio-nuovo, credenza-evidenza, invisibile-visibile e tante altre ancora.
A.C. (NecroDD) Intanto grazie per questa descrizione: credo sia azzeccata e calzante, almeno nelle intenzioni. Direi che è molto importante. Una buona parte dei testi e dell'immaginario prende spunto da lì e si miscela con suggestioni orrorifiche di varia natura. Essere immersi in una cultura come la nostra permette di attingere a questo genere di cose e ritengo si sposino alla perfezione con l'immaginario e l'attitudine black metal.
Eppure, oggi come oggi, sembra sempre più difficile trovare persone, all'interno del movimento, che vivano questo tipo di attitudine fino in fondo. Capisco che i tempi cambino e che le generazioni di oggi siano diverse da quelle di ieri. Eppure, non è proprio l'attitudine che dovrebbe fare la differenza? Non trovi che il voler o dover apparire, che specialmente l'avvento dei social media ha forzato, stian contribuendo alla scomparsa dell'attitudine da te sottolineata?
A.C. (NecroDD) Si potrebbe tagliare corto rispondendo «Sì!» a queste domande. I social, per quanto io li intenda sempre come subordinati a qualsivoglia forma di rapporto umano-fisico, sono in teoria un mezzo che, se ben utilizzato, potrebbe dare i suoi frutti. Spesso tra amici ci si confronta su come quella band o quella label utilizzino un profilo virtuale e di come, velatamente, molti sembrino degli influencer wannabe. È chiaro che un approccio di questo tipo risulta, almeno personalmente, sgradevole; ma ci sono pur sempre delle eccezioni, e ne sono prova tutte quelle etichette o gruppi che — per rimanere nell'esempio social network — riescono a trovare un equilibrio florido, che salva forma e sostanza nell'utilizzo di queste piattaforme.
In ogni caso, qui non stiamo certo dando patentini o lezioni sull'uso corretto di Internet, ci mancherebbe; ma è istintivo e spontaneo, a mio avviso, il trovarsi a proprio agio o meno su determinati profili, coerentemente all'immagine che il proprietario fornisce di sé. Il Metal vive di provocazione e rottura e, dopo diversi decenni di storia, uno stile che lo rappresenti esiste e non lascia spazio a interpretazioni. Sarebbe interessante vedere band e progetti vari comunicare via Internet con il suddetto stile e non emulare modelli lontanissimi dalle sensazioni, dagli stimoli e dai riferimenti tipici di questo movimento.
Nel dire questo, è sottinteso dare un'importanza cardinale all'attitudine. La sincerità deve essere sempre messa in primo piano: non risulterà difficile riconoscere un lavoro suonato per scopiazzare qualcuno nella speranza di arrivare a chissà quale tipo di pubblico, così come è altrettanto facile "sgamare" il tipo che, per una forma di accettazione o riprova sociale, indossa un abito o una maschera che non gli appartiene (facendo un danno in primis alla propria onestà intellettuale). Le persone di questo ambiente con cui ho legato di più sono, di base, ragazzi che — senza ostentare nulla pur potendoselo permettere — vivono questa passione e questo stile di vita al massimo perché non potrebbero fare diversamente. Ciò è l'unica via per sentirsi sulla stessa lunghezza d'onda, e non esiste una scuola che possa insegnarti a vivere queste cose. "Metal for maniacs pure".
Considerate le sonorità che stanno tornando in auge ai giorni nostri, pensi che a livello musicale si stia rispolverando un sound "nostalgico" anche per questo motivo, la voglia di allontanarsi dall'apparenza a favore di un'attitudine più genuina? Molte band stanno riscoprendo gli anni '80 e '90 e quindi, secondo te, si tratta di un qualcosa di realmente voluto oppure di un trend come tanti che sparirà tra qualche anno?
A.C. (NecroDD) Se una band suona forzatamente rétro, a parer mio, prima o poi la si riconosce per quella che è: ovvero un progetto che, a tavolino, cerca di suonare come gruppi di trenta o quarant'anni fa perché capisce che, in un certo contesto, è più "figo". Questo meccanismo è sia frutto della moda a cui alludi, sia ciò che la alimenta; ma è quanto di più lontano da un'esigenza espressiva reale e scevra da secondi fini che non siano quelli puramente artistici.
In casi come questi, a mio avviso, l'attitudine non è proprio contemplabile come parametro: si suona per avere dei risultati concreti, ma slegati dallo stile di vita che si è scelto. La moda dell'apparire fintamente "old school" è quindi un trend; diverso è il caso di chi si accoda a una tradizione di un certo tipo e non vuole, per scelta, "evolversi" verso lidi che non sente propri. In questo c'è solamente un'orgogliosa continuità con le band e le sonorità che ci hanno preceduto.
Considerando questa tua visione priva di compromessi, vedremo mai i Veil Lifter calcare un palco o la vostra dimensione naturale resterà quella dell'ombra? Chiedo se la vostra sia una scelta deliberata di rimanere confinati in un ambito tradizionale e per pochi eletti — dedicata a chi ha ancora la costanza di scavare nel sottosuolo alla ricerca del vero underground — o se, invece, l'attività live potrebbe far parte di un'evoluzione futura del progetto, pur tenendo fede al sound vecchio stampo che vi caratterizza.
A.C. (NecroDD) Certamente la dimensione live fa parte di Veil Lifter; l'unica discriminante per la messa in atto sono gli aspetti logistici. Per il resto, tutto quanto espresso in questa sede rimane inalterato: sarebbe la declinazione dal vivo di quanto ascoltato in studio fino a questo momento.
In conclusione, dove si può recuperare il vostro esordio ora che le copie sono praticamente finite? E, soprattutto, vedremo mai il merch ristampato? Purtroppo le magliette in taglia S erano già finite quando ho cercato di comprarne una!
A.C. (NecroDD) Dunque, l'EP è ancora disponibile nel solo formato CD-R presso la label, oltre che presso altre distro; le magliette sono agli sgoccioli e sono disponibili ancora tramite la band. I soliti canali (principalmente Bandcamp o il contatto diretto con il gruppo) sono utili per gli interessati. Una ristampa di queste shirt, per ora, non è in programma, però staremo a vedere. A tal proposito, colgo l'occasione per ringraziare te (anche e soprattutto per questa stimolante intervista) e tutti quelli che hanno supportato VL; si attende la riapertura del catafalco il prima possibile.
Metal 'til death!


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